Il punto sul mercato di Integrae SIM

“La pace è il sogno dei saggi, la storia degli uomini.” (Victor Hugo)
Le Borse europee hanno aperto la settimana con una seduta storica, mentre alcuni mercati sono stati chiusi per le festività; quelli aperti hanno registrato un deciso rialzo. Lo Stoxx 600 ha guadagnato l’1%, recuperando interamente le perdite dall’inizio del conflitto iraniano e aggiornando i massimi storici. Il DAX ha guadagnato il 2%, il CAC l’1,8% e il FTSE MIB il 2,1%, anch’esso a nuovi massimi storici. Lo Stoxx 600 aveva già guadagnato circa il 3% la settimana scorsa, mentre il FTSE 100 aveva interrotto una serie di quattro settimane consecutive in rosso. A guidare il rialzo è stato il weekend diplomatico più intenso dall’inizio del conflitto: Trump ha descritto un accordo con l’Iran come “in gran parte negoziato”, con indiscrezioni su un memorandum d’intesa che prevede un cessate il fuoco di 60 giorni, la riapertura dello Stretto di Hormuz, la fine del blocco navale americano, condizionata alla rimozione delle mine iraniane, e un parziale allentamento delle sanzioni sul petrolio. La questione nucleare viene rinviata a una seconda fase di negoziati. La delegazione iraniana guidata da Ghalibaf ha lasciato Doha per Teheran per ottenere il via libera finale, con la Guida Suprema Khamenei che avrebbe già avallato le linee generali dell’accordo. L’Iran sarebbe pronto a rimuovere l’uranio arricchito dal proprio territorio, ma chiederebbe garanzie alla Cina. I dati sul traffico marittimo hanno già mostrato navi cisterna e trasportatori di GNL in transito nello Stretto, anche se gli analisti avvertono che il ripristino dei flussi pre-guerra richiederà tempo.
Wall Street chiusa: il testimone passa all’Europa
Con le borse americane ferme per il Memorial Day, la giornata è stata interamente di dominio dei mercati europei. L’assenza di Wall Street ha ridotto i volumi ma non l’entusiasmo: gli investitori europei hanno reagito con forza alle notizie del weekend sull’accordo iraniano, con i titoli più penalizzati dall’inizio del conflitto, come le compagnie aeree, i ciclici e i titoli energetici, tra i protagonisti della seduta. La riapertura dello Stretto di Hormuz, anche parziale e graduale, cambierebbe in modo sostanziale il quadro per l’economia europea: meno pressione sui prezzi del gas e del petrolio, meno rischio di stagflazione, più spazio di manovra per le banche centrali. Il mercato ha già iniziato a scontare questo scenario, anche se la prudenza resta d’obbligo fino alla firma definitiva.
La Bce verso il rialzo di giugno: Lagarde non si sbilancia ma i segnali sono chiari
La presidente della Bce, Lagarde, ha dichiarato in un’intervista televisiva che la proiezione dell’inflazione di marzo al 2,6% per il 2026 sarà probabilmente rivista al rialzo a giugno, riconoscendo che la situazione “si è evoluta” dall’inizio del conflitto in Iran. Le parole di Lagarde si aggiungono al coro crescente all’interno del Consiglio direttivo: il membro Kocher ha dichiarato che tutto indica una scelta tra tenere e alzare i tassi a giugno, con l’assenza di progressi sul fronte iraniano che sposta il dibattito verso l’azione. Il collega Demarco aveva già definito le proiezioni di marzo potenzialmente troppo ottimistiche. Anche le voci tradizionalmente più accomodanti stanno concedendo che un rialzo sia lo scenario più probabile, con i mercati e gli economisti che prezzano almeno due aumenti da 25 punti base entro fine anno. Goldman Sachs prevede un’inflazione headline HICP dell’Eurozona in rialzo a circa il 3,3% a maggio, con l’inflazione energetica all’11,9% annua e un picco al 3,4% nel quarto trimestre 2026. Lagarde si è però fermata prima di impegnarsi sulla mossa di giugno, sottolineando che l’incertezza resta alta e che il target di medio termine al 2% rimane l’ancora della politica monetaria. Le nuove proiezioni dello staff, presentate alla riunione di giugno, saranno decisive.