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Insights 10 Giu 2022

Il punto sul mercato di Integrae SIM

L’inflazione è come il dentifricio: una volta uscito dal tubetto, difficilmente riesci a farlo rientrare (Karl Otto Pohl).

Prezzi al consumo USA YoY di maggio in uscita oggi alle 14:30 (stima 8,3%, invariato rispetto ad aprile) e fiducia dei consumatori dell’Università del Michigan di giugno (stima 58,2 punti contro 58,4 di maggio). Tutto come nelle aspettative: rialzo storico per la BCE (è dal 2011 che non accadeva) di 25 bp il 21 luglio prossimo e ulteriori possibili aumenti a settembre, ampiamente annunciato e quindi atteso da mercati e fine degli acquisti netti dal primo di luglio. Inoltre è stato ribadito che alla scadenza dei titoli acquistati il programma App, la BCE continuerà ad investire integralmente il capitale per un periodo di tempo prolungato ben oltre la data in cui inizierà ad aumentare i tassi di interesse e in ogni caso per tutto il tempo necessario a mantenere condizioni di liquidità in linea con l’orientamento della politica monetaria. Stesso discorso ma con una scadenza temporale al 2024 per il programma d’acquisto Pepp, gestendo comunque il roll-out al fine di evitare interferenze con l’orientamento della politica monetaria. In linea con l’impegno del Consiglio direttivo a raggiungere l’obiettivo d’inflazione a medio termine del 2%, il Consiglio prevede ulteriori e graduali aumenti di tassi a partire da settembre che potrebbero anche essere di 50 bp. Fin qui, come dicevamo, tutto come le attese, segno tra l’altro che la comunicazione funziona. E’ stato previsto anche uno scudo antispread, ma solo parziale (qui la Lagarde non è stata molto chiara). Ma allora perché i mercati non l’hanno presa bene?

Quello che non piaciuto ai mercati è stata l’ulteriore riduzione della crescita economica al 2,1% (dal 2,3%) nel 2023. L’attesa è compatibile con un’inflazione che nel 2022 si dovrebbe fermare al 6,8% per poi scendere al 3,5% nel 2023 (altrimenti non tornano i numeri). Siccome il nostro modello prevede che l’inflazione a fine 2023 sarà intorno al 4.7% circa, non siamo quindi d’accordo con le previsioni della BCE. Il perdurare delle problematiche che hanno trasformato l’inflazione da temporanea a stabile continueranno infatti a far sentire i propri effetti per l’intero 2023 e parte del 2024: il 10,3% (11,5% le nostre stime) di inflazione in due anni (e quindi il 10,3% o l’11,5% di potere d’acquisto più basso), secondo il nostro modello avrà un impatto maggiore sulla variazione del PIL, che potrebbe arrivare nell’intorno dello zero nel 2023 nello scenario peggiore. E’ abbastanza singolare inoltre alzare i tassi e quindi ridurre la liquidità del sistema e contemporaneamente acquistare titoli e dare liquidità al sistema (sia pure per particolari motivazioni). E’ come dire che potrebbe piovere ma potrebbe anche uscire il sole (esci con l’ombrello o no). Quello che vedono i mercati è una BCE con le idee non proprio chiare. Spiegabile, è vero, in parte con le incertezze generali in uscita dalla pandemia amplificate dalla guerra. In parte.

Difficile dire se i mercati stanno esagerando. Quello che mi sento di affermare è che una diversificazione del portafoglio dovrebbe garantire nel lungo periodo rendimenti compatibili con i rischi attuali.

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