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Insights 22 Ott 2026

Il punto sul mercato di Integrae SIM

“Siamo timorosi quando gli altri sono avidi, e avidi quando gli altri sono timorosi.” (Warren Buffett)

Giovedì la paura è arrivata da Parigi e si è presa le Borse europee. Lo Stoxx 600 ha perso l’1%, il DAX l’1%, il CAC l’1,4%, il FTSE 100 lo 0,3%, mentre il FTSE MIB ha pagato di più, con un calo del 2,54%. La vendita dei titoli di Stato francesi ha spinto gli investitori verso i Bund tedeschi e i Gilt britannici, che hanno fatto da rifugio. Il differenziale tra i rendimenti decennali di Francia e Germania è salito ai livelli più alti dal 2011, in un contesto in cui il debito pubblico francese, l’instabilità politica e le proteste per il costo della vita si sovrappongono, con il rischio di nuove violenze dopo il fine settimana di scontri. Il tono è stato difensivo: più soldi sui settori protetti, anche grazie a qualche sostegno dagli utili. Il settore tecnologico europeo ha pagato il crollo asiatico della notte, senza che i solidi conti di SAP, BE Semiconductor e Nokia bastassero a frenarlo. Sul fronte dei dati, la fiducia delle imprese francesi è migliorata nonostante il rischio politico, mentre le nuove immatricolazioni di auto nell’Unione europea sono cresciute nettamente a settembre.

Nasdaq giù, il resto tiene

Wall Street ha chiuso mista, con il Nasdaq in calo del 2,60% e lo S&P 500 dell’1,21%, mentre il Dow Jones ha guadagnato lo 0,02% e il Russell 2000 lo 0,11%. La partecipazione è stata positiva, e lo S&P 500 a pesi uguali ha battuto quello ponderato per capitalizzazione di circa 190 punti base, il margine più ampio in un solo giorno dal luglio 2024. Più che una fuga, la giornata è stata una rotazione: i difensivi e i titoli sensibili ai tassi hanno guadagnato terreno. Il calo dell’AI è arrivato con nuove preoccupazioni sul finanziamento, in particolare sull’allargamento dei premi di protezione contro il rischio di default, con Meta finita sotto esame. L’idea che la società debba ricorrere ai mercati azionari e del credito per finanziare il suo piano di investimenti non è nuova, ma oggi ha avuto un peso maggiore. I Treasury sono saliti, spinti anche dal ritorno dell’interesse per i beni rifugio e dalle coperture dei fondi sistematici, mentre il petrolio è rimasto forte sulle attese di una ripresa dell’attività militare in Medio Oriente.

Il debito francese cambia rotta

Il vero nodo della giornata è Parigi. Il decennale francese è salito al 5,09%, dopo aver toccato il 5,142% in giornata, il livello più alto dal luglio 2002, mentre il Bund è sceso al 3,340%. Il differenziale è passato da circa 158 a circa 175 punti base, tornando ai livelli visti durante la crisi del debito sovrano dell’Eurozona. Il rendimento a cinque anni è salito di 11,7 punti base al 4,467%, quello a due anni di 7,3 punti base al 3,783%, mentre il trentennale è salito meno, di 4,4 punti base, al 5,550%. Il movimento riflette due timori: che nessun governo futuro riesca ad approvare riforme e tagli, e che l’economia francese rallenti dopo gli scontri del fine settimana, con il rischio di nuove violenze. Dietro la rotazione c’è anche il Regno Unito, dove i Gilt decennali sono scesi al 5,336%. Diversi economisti avvertono che lo spread può allargarsi ulteriormente, fino a 200 punti base, prima di trovare un fondo, senza un intervento immediato della BCE. UniCredit nota che i grandi detentori esteri di debito francese lasciano spazio a nuove vendite, e che la Germania sarebbe la principale beneficiaria di un’eventuale fuga, seguita da Paesi Bassi e Austria. La domanda è quanto margine resti a Parigi per riformare prima che il mercato decida al posto suo.