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Insights 13 Ott 2026

Il punto sul mercato di Integrae SIM

“Il margine di sicurezza dipende sempre dal prezzo pagato.” (Benjamin Graham)

Martedì le Borse europee hanno ridotto i guadagni di lunedì fino a chiudere in lieve calo: lo Stoxx 600 e il DAX hanno perso lo 0,1%, mentre il FTSE 100 e il CAC hanno perso lo 0,1%. Per gran parte della seduta il mercato ha tenuto meglio della media, sostenuto dalla tregua sui tassi, ma nel pomeriggio la tecnologia ha pesato e il listino ha seguito il calo di Wall Street. Il motore del ribasso è stato l’intelligenza artificiale: i chip di memoria hanno sofferto dopo le notizie sulla concorrenza della cinese CXMT, e l’amministratore delegato di Broadcom, Hock Tan, ha parlato di aspettative «estreme» degli investitori sull’AI. Sul Medio Oriente le tensioni sono rimaste alte: gli Houthi hanno continuato ad attaccare l’Arabia Saudita, con un deposito petrolifero nella capitale yemenita come bersaglio, mentre sono tornati a salire gli attacchi iraniani contro le petroliere. Sui prezzi, l’inflazione tedesca di settembre è salita per il rincaro dell’energia, mentre in Francia l’incertezza delle imprese è aumentata a settembre, per il timore sul costo dei carburanti e per il peggioramento dell’economia.

Semiconduttori giù per cinque sedute

Wall Street ha chiuso in calo, ma con perdite contenute: il Dow Jones ha ceduto lo 0,35%, lo S&P 500 lo 0,02%, il Nasdaq lo 0,15%, il Russell 2000 lo 0,40%. L’indice principale ha oscillato in un intervallo di circa 28 punti, e i titoli in rialzo hanno superato quelli in ribasso: la pressione si è concentrata in pochi comparti. I semiconduttori hanno perso ancora, con l’indice SOX in calo per la quinta seduta consecutiva, la serie più lunga da luglio. Sono state colpite soprattutto le apparecchiature per la produzione di chip e memorie. Le banche hanno deluso in parte: alcuni obiettivi non raggiunti nei conti dei grandi istituti hanno oscurato elementi positivi, come le indicazioni di JPMorgan e la forza dell’investment banking di Goldman Sachs. Dalla Fed sono arrivati segnali più morbidi: il governatore Waller ha detto che i rendimenti più alti del Tesoro stanno già facendo parte della stretta, mentre Williams ha affermato di non vedere, per ora, la necessità di rialzi nel 2027. Sul piano geopolitico, le novità sono state poche, ma la tensione tra l’Arabia Saudita e gli Houthi resta molto alta.

Il 30% vede tagli all’AI

Il tema della giornata è la fragilità del sentiment nei confronti dell’intelligenza artificiale. Il dibattito ruota attorno alla concorrenza nei modelli a pesi aperti, al flusso continuo di nuovi modelli di frontiera e ai dubbi sul finanziamento, mentre restano i problemi noti: ritardi nelle quotazioni, concorrenza cinese, difficoltà a far pagare l’AI. L’ultimo sondaggio di BofA tra i gestori di fondi conferma la prudenza. La liquidità resta al 3,9% e l’indicatore Bull & Bear è all’8,1, entrambi in territorio di segnale di vendita secondo la lettura contraria. Il sentiment generale è sceso al livello meno rialzista da giugno, ma le attese di un’espansione economica sono salite a un saldo netto del 47%, il massimo da febbraio 2022. Le scelte di portafoglio raccontano un altro contrasto: gli investitori hanno ridotto l’esposizione agli Stati Uniti, soprattutto su banche e consumi discrezionali, con il sottopeso sui consumi più marcato da luglio 2008, mentre l’allocazione alla tecnologia è al livello più alto da agosto 2020. La posizione più affollata resta quella sui semiconduttori, e il 30% degli intervistati prevede che i grandi fornitori di cloud taglieranno la spesa per l’AI, più del doppio rispetto al mese precedente. Il dubbio è se il settore tecnologico possa continuare a sostenere il mercato se i fornitori di servizi cloud rallentano proprio mentre gli investitori sono più esposti alla tecnologia.