Il punto sul mercato di Integrae SIM

“L’energia è la valuta di riserva dell’economia reale.” (Daniel Yergin)
Il calo del petrolio non è stato sufficiente mercoledì a sostenere le borse europee, che hanno chiuso in ribasso: lo Stoxx 600 ha perso lo 0,4%, il FTSE 100 lo 0,1%, il DAX lo 0,7%, il CAC lo 0,4%, il FTSE MIB lo 0,21%. La spiegazione, secondo gli analisti, sta nei rendimenti rimasti alti nonostante il greggio: la linea restrittiva della BCE, una crescita economica che continua a tenere, le scorte europee di gas basse e margini di raffinazione in aumento. Nemmeno la riapertura dell’oleodotto saudita East-West ha cambiato il quadro. Il mercato dell’energia resta però nervoso: martedì le opzioni di vendita sul Brent hanno registrato volumi record, mentre funzionari statunitensi e iraniani si sono parlati per la prima volta da giugno. Il greggio più basso e la pausa nella corsa dei tassi americani hanno tolto qualche freno all’ottimismo sull’intelligenza artificiale, ma con un effetto a doppio taglio: lo slancio di Muse, l’agente di Meta, pesa sui settori a rischio di sostituzione da parte di questa tecnologia. Sullo sfondo, alcuni operatori hanno iniziato a coprirsi contro l’ipotesi di un ritmo di rialzi più lento da parte della Fed.
Rendimenti ai massimi dal 2007
Wall Street ha corretto la lettura europea, chiudendo non lontano dai minimi: il Dow Jones ha perso l’1,03%, l’S&P 500 lo 0,75%, il Nasdaq lo 0,69%, il Russell 2000 l’1,28%, anche se S&P e Nasdaq restano in guadagno da inizio settimana. La storia della giornata è stata dei Treasury: il biennale è salito sopra il 4,90%, massimo da oltre due anni, il decennale è tornato oltre il 5,10%, ai livelli più alti dal 2007, il trentennale ha toccato per un momento il rendimento più elevato dal 2004. La curva si è appiattita perché le scadenze brevi sono salite più delle lunghe, segno che il mercato sconta ulteriori strette. L’innesco sono stati gli indici PMI preliminari di settembre, saliti ai massimi dal 2022 e con forti pressioni sui prezzi, a cui si sono aggiunti nuovi commenti da falco da parte della Fed. Le società a bassa capitalizzazione e i metalli preziosi sono stati i peggiori, colpiti proprio dal rialzo dei tassi. Il petrolio è tornato a salire, con il Brent che ha interrotto cinque sedute consecutive di calo alimentate dalle notizie sulle esportazioni saudite, sul transito nello Stretto di Hormuz e sulla diplomazia. Restano i timori di un possibile divieto americano all’esportazione di diesel: un esponente politico ha parlato di una proposta di 90 giorni in fase di studio presso la Casa Bianca, smentita dall’amministrazione. Il tema dell’AI è finito sulla difensiva dopo la recente corsa, con il dibattito ormai concentrato su chi guadagna e chi perde dalla diffusione degli agenti.
Petrolio, la BCE cambia funzione
Il nodo vero è che il petrolio sta entrando nel meccanismo di reazione della BCE. Joachim Nagel, presidente della Bundesbank e falco del consiglio, ha detto che il greggio è diventato più rilevante per la politica monetaria. Per Nagel un tasso al 2,5% non è né stimolante né restrittivo, ma se i prezzi dell’energia restassero alti non esclude di spingersi in territorio moderatamente restrittivo, per il timore che i rincari finiscano nei salari attraverso i rinnovi contrattuali tedeschi, pur riconoscendo un mercato del lavoro più debole del 2022 e poche prove finora di quel contagio. Lagarde e Vujčić hanno respinto un legame automatico con il petrolio e hanno lasciato intendere che la prossima stretta possa arrivare a dicembre. Il punto è che il greggio non è la variabile decisiva: lo sono i carburanti raffinati e il gas. Bank of America ha segnalato mercati dei prodotti più tesi rispetto a quello del greggio e ha alzato la stima sul Brent nel secondo semestre a 95 dollari al barile; se le interruzioni durassero fino al primo trimestre 2027, il contratto più vicino potrebbe dover superare i 150 dollari per frenare la domanda. L’energia ha già contribuito a un rialzo di circa 100 punti base dei rendimenti decennali dei paesi del G10. Goldman Sachs è meno allarmata sul greggio e prevede il Brent a 85 dollari a dicembre, notando che le esportazioni mediorientali sono risalite a circa l’80% dei volumi prebellici, nonostante la chiusura parziale di Hormuz e i problemi nel Mar Rosso. Ma il diesel è tornato ai massimi del 2022 e il gas europeo TTF è salito di oltre il 140% in un anno; Goldman prevede comunque un rialzo dei tassi della BCE al 2,75% a dicembre. Nagel guarda ai salari tedeschi, Bank of America ai prodotti raffinati, Goldman al gas: la stessa conclusione da tre strade diverse. Sul greggio si può discutere, sul resto del barile molto meno.