Il punto sul mercato di Integrae SIM

“Il prezzo è ciò che paghi, il valore è ciò che ottieni.” (Benjamin Graham)
Il calo del petrolio e la ripartenza dei titoli legati all’intelligenza artificiale hanno tenuto martedì le Borse europee in territorio positivo, ma lontane dai massimi di seduta: lo Stoxx 600 ha guadagnato lo 0,2%, il DAX lo 0,1%, il CAC lo 0,2%, mentre il FTSE 100 ha perso lo 0,3% e il FTSE MIB lo 0,53%. A sostenere il clima sono stati i semiconduttori e le memorie, in continuità con la forza recente. Sul fronte energetico non c’è ancora alcuna svolta diplomatica tra Stati Uniti e Iran, ma il mercato si è aggrappato al recupero dei flussi di greggio e di gas liquefatto attraverso lo Stretto di Hormuz e alle indiscrezioni su una proposta iraniana di riaprire lo Stretto entro sette giorni. Trump ha parlato all’Assemblea generale dell’Onu e ha incontrato in giornata i leader del Golfo. I colloqui Usa-Cina che precedono il vertice Trump-Xi sono stati definiti un successo, con l’avvio di un dialogo formale sull’AI, ma la tregua commerciale non è ancora stata prorogata. Sul resto dell’agenda diplomatica, Macron e Trump hanno discusso lunedì l’ipotesi che Ucraina e Russia smettano di colpire le rispettive infrastrutture energetiche, mentre il Regno Unito ha annunciato un sostegno militare all’Arabia Saudita contro gli Houthi, alla vigilia dell’incontro tra il premier Burnham e Trump: secondo la stampa, Burnham chiederà agli Stati Uniti di ridurre l’azione militare in Iran.
Nasdaq ancora record, tassi contesi
Wall Street ha chiuso mista, confermando la forza del comparto tecnologico ma non quella del resto del listino: il Dow Jones ha perso lo 0,36%, l’S&P 500 è rimasto invariato, al quarto rialzo consecutivo, il Nasdaq ha guadagnato lo 0,45% segnando un nuovo record di chiusura, il Russell 2000 lo 0,51%. L’intelligenza artificiale ha prolungato il rally di lunedì, con i semiconduttori e le memorie in rialzo, mentre le grandi società tecnologiche si sono mosse in ordine sparso. Il tema dominante è rimasto lo slancio di Muse, l’agente di Meta, affiancato dall’arrivo di versioni più economiche dei modelli di punta di Anthropic e di OpenAI. Entrambe le notizie vanno nella stessa direzione: allargano la domanda di infrastrutture per far girare i modelli, ed è per questo che a guadagnare sono stati soprattutto chi produce i chip e chi produce le memorie. Il rovescio della medaglia è che lo slancio di Muse ha attirato l’attenzione su quali attività e quali posti di lavoro quegli agenti finiranno per sostituire. Sul fronte geopolitico, il petrolio è tornato sulla difensiva: la riapertura dell’oleodotto saudita East-West e le speranze diplomatiche dell’Onu hanno pesato più delle nuove minacce di Trump all’Iran e della sua osservazione secondo cui nessun accordo è atteso prima delle elezioni di metà mandato. Sui tassi, la giornata è stata combattuta, tra commenti da falco dei membri della Fed dopo l’ultima riunione e la spinta opposta proveniente dal greggio più basso.
La BCE prepara un’altra stretta
Il messaggio più rilevante della giornata è arrivato però da Francoforte, e va nella direzione opposta al sollievo delle Borse. Il capo economista della BCE, Philip Lane, ha avvertito che è in arrivo una “seconda ondata” di rincari del petrolio e del gas, che potrebbe mantenere l’inflazione dell’Eurozona più alta e più a lungo di quanto finora previsto, con un ritorno al 2% soltanto a partire dalla metà del 2027. Nel breve termine, i prezzi potrebbero avvicinarsi al 4%, con le proiezioni dello staff già fissate al 3% quest’anno e al 2,5% il prossimo anno. Lane ha lasciato aperta la porta a un altro rialzo da 25 punti base in ottobre: l’asticella per saltare quella riunione, in altre parole, si sta alzando. Nel dettaglio, la nuova ondata dovrebbe spingere i prezzi degli alimentari, dell’elettricità e dei beni, mentre la pressione sui servizi resterebbe contenuta. Non è una posizione isolata. Il bollettino economico della BCE, pubblicato lunedì, ha rilevato che i rincari del gas si trasferiscono ai prezzi finali più rapidamente che in passato; Isabel Schnabel del comitato esecutivo e Mārtiņš Kazāks del consiglio direttivo hanno entrambi citato l’andamento del gas e il rischio di un’ulteriore stretta; il rapporto mensile della Bundesbank ha indicato che l’inflazione tedesca resterà alta “per il momento”. Lane sta di fatto validando l’ipotesi più restrittiva nel caso in cui gas e petrolio restino elevati fino ai prossimi dati. Qui sta la contraddizione della seduta: le Borse europee sono salite perché il petrolio è sceso, ma la BCE ha appena spiegato che sta guardando alla prossima ondata di rincari, non a quella passata. Se Lane ha ragione, il sollievo sui prezzi che ha sostenuto i listini martedì è esattamente ciò che la banca centrale ha deciso di non tenere conto.