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Insights 13 Set 2026

Il punto sul mercato di Integrae SIM

“Fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza.” (Dante Alighieri)

Venerdì scorso le Borse europee hanno chiuso una settimana di vendite sui bond con un rimbalzo, appoggiate alla stabilizzazione dei rendimenti e a un petrolio in ritirata dai massimi recenti. Lo Stoxx 600 ha guadagnato lo 0,5%, il DAX e il CAC lo 0,8%, il FTSE 100 lo 0,4%, il FTSE Mib l’1,36%. Il sollievo è arrivato dopo sedute pesanti sul debito pubblico: giovedì il Bund tedesco aveva toccato il rendimento più alto dal 2011, il Gilt britannico a dieci anni livelli del 2007 e il trentennale francese massimi dal 2003. La causa è sempre la stessa: la salita dei prezzi dell’energia ha alzato le aspettative di inflazione misurate dal mercato e irrigidito le scommesse sulle strette delle banche centrali. Il mercato assegna circa l’80% di probabilità a un nuovo rialzo della BCE in ottobre, seguito da un’altra mossa in dicembre, e circa il 75% a un rialzo della Bank of England entro novembre. Nel pomeriggio è arrivato il dato che ha dominato la giornata: l’inflazione di fondo USA di agosto, leggermente più alta del previsto, ha spinto le vendite sui Treasury a breve e portato le probabilità di un rialzo della Fed la prossima settimana vicino al 90% sul FedWatch. Il ripiegamento del greggio è legato alle speranze di un accordo tra Iran e Paesi del Golfo sullo Stretto di Hormuz. La geopolitica, però, non ha dato tregua: gli Houthi hanno avanzato lungo la costa del Mar Rosso con armi iraniane e la regia dei Pasdaran, e il principe ereditario saudita bin Salman avrebbe chiesto per due volte a Trump di colpire il gruppo, ricevendo un rifiuto motivato dalla priorità su Iran e Hormuz. In parallelo, la Commissione europea ha studiato nuove vie legali per utilizzare gli asset russi a favore dell’Ucraina.

Wall Street rimbalza, ma la settimana è persa

Wall Street ha chiuso venerdì in rialzo, sotto i massimi di seduta, senza però evitare un bilancio settimanale negativo. Il Dow ha guadagnato lo 0,98%, l’S&P 500 lo 0,86%, il Nasdaq lo 0,96%, il Russell 2000 lo 0,45%. Per la prima volta in cinque sedute i titoli in rialzo hanno superato quelli in calo. I semiconduttori e le memorie sono saliti diffusamente, e la maggior parte delle Magnifiche 7 ha chiuso in positivo, interrompendo quattro giorni di ribasso per S&P 500 e Nasdaq. Il rimbalzo non ha avuto un catalizzatore preciso, anzi: l’inflazione di fondo di agosto sopra le attese ha consolidato l’aspettativa di un rialzo alla riunione della Fed della prossima settimana, con le probabilità sul FedWatch attorno all’85% contro il 60% circa di una settimana prima. Il tratto breve della curva ha venduto, con il rendimento a due anni al massimo da luglio 2024. A sostenere il sentiment è stato il petrolio in calo, con l’attenzione rivolta a una riunione dei ministri degli Esteri del Golfo in programma lunedì per discutere la riapertura dello Stretto di Hormuz sotto una supervisione congiunta temporanea. La prospettiva di un disgelo diplomatico ha prevalso sulla sfilza di notizie sugli Houthi in Yemen e sul diesel americano sopra i 6 dollari al gallone. Sull’intelligenza artificiale le indicazioni di Oracle sono state lette come positive nonostante il titolo in calo, mentre Microsoft intende più che triplicare la capacità dei propri data center per alleviare la carenza di potenza di calcolo e OpenAI ha sospeso gli abbonamenti Pro per la domanda eccezionale su Astra.

BCE, il mercato ha già deciso: ottobre

Fonti Reuters hanno riferito che i governatori della BCE si aspettano ulteriori strette nei prossimi mesi dopo il rialzo di 25 punti base di giovedì, per il timore che i rincari dell’energia continuino a spingere i prezzi. Nessuna indicazione forte sui tempi, ma una mossa potrebbe arrivare alla riunione del 29 ottobre se i dati e gli sviluppi in Iran lo giustificassero. Lagarde ha insistito sull’approccio riunione per riunione. Le letture delle banche d’affari sono state più restrittive dopo che le proiezioni hanno alzato crescita e inflazione: l’inflazione complessiva non tornerà al 2% prima di fine 2027 e quella di fondo resterà sopra il 2% per tutto l’orizzonte di previsione. Il mercato prezza circa l’80% di probabilità di un rialzo in ottobre e di un’altra mossa in dicembre. Gli economisti sono stati finora sistematicamente disallineati rispetto al mercato, ma diversi broker hanno rivisto le proprie stime e ora vedono un rialzo a dicembre. Il punto è che il consenso non sta guidando la BCE: la sta inseguendo. Se il petrolio non conferma il ripiegamento di venerdì, la domanda non sarà più se ottobre porterà un rialzo, ma se dicembre sarà davvero l’ultimo.