Il punto sul mercato di Integrae SIM

“La politica monetaria è per il 98% parole e per il 2% azione.” (Ben Bernanke)
La stretta della BCE e la corsa dei rendimenti hanno affossato giovedì le Borse europee. Lo Stoxx 600 ha perso lo 0,7%, il DAX lo 0,8%, il FTSE 100 lo 0,6%, il CAC lo 0,5%, mentre il FTSE Mib ha limitato il calo allo 0,13%. Il tema della seduta è stato il rialzo dei tassi di mercato, spinto dal petrolio e da forze più strutturali: il Treasury decennale ha toccato il livello più alto da ottobre 2023. Il piano del Tesoro USA di riacquistare titoli a lunga scadenza, annunciato in giornata, ha deluso chi si aspettava importi maggiori, e l’entità del movimento sui rendimenti ha alimentato i dubbi che il programma possa davvero frenare una salita spinta dai deficit pubblici, dall’inflazione e dalle enormi emissioni delle società impegnate negli investimenti sull’intelligenza artificiale, che competono con lo Stato per i soldi degli investitori. La stampa ha sollevato anche interrogativi sulla credibilità del segretario al Tesoro Bessent. In Europa la BCE ha alzato i tassi di 25 punti base, come previsto, e ha rivisto al rialzo le stime di inflazione per 2027 e 2028, segnalando rischi verso l’alto sui prezzi e verso il basso sulla crescita. Con l’energia in rialzo, le attese di ulteriori strette si sono irrigidite nelle ultime sedute: gli swap sui tassi prezzano fino a quattro rialzi di BCE e Bank of England nei prossimi dodici mesi.
Petrolio e Treasury, la quarta seduta in rosso
Wall Street ha chiuso in calo giovedì, pur risalendo dai minimi di seduta. Il Dow ha ceduto lo 0,60%, l’S&P 500 lo 0,58%, il Nasdaq lo 0,65%, il Russell 2000 l’1,04%. Per S&P 500 e Nasdaq è stata la quarta seduta consecutiva di ribasso. Tra i peggiori, i titoli dell’intelligenza artificiale e del momentum, con i semiconduttori e le memorie in calo dopo l’arrivo di un nuovo modello di DeepSeek più efficiente nell’uso della memoria. Il mercato è rimasto sulla difensiva contro due forze: la forza del greggio e il balzo dei rendimenti. Il WTI è salito per l’ottava seduta consecutiva, con un guadagno di circa il 20% nel periodo estivo, sulle notizie dal Medio Oriente e in particolare sull’influenza degli Houthi sullo stretto di Bab el-Mandeb. Questo ha contribuito alla pesante vendita di Treasury: il rendimento a due anni è tornato sopra il 4,55%, massimo da luglio 2024, quello a dieci anni sopra il 4,95%, massimo da ottobre 2023. Hanno pesato anche le componenti più calde dei prezzi alla produzione che si trasferiscono sull’indice PCE, la lettura restrittiva della BCE e i timori fiscali, anche se la promessa di Trump di un assegno da 5.000 dollari è stata liquidata come irrealistica. Le probabilità di un rialzo della Fed a settembre sono salite leggermente, vicino al 68%, ma il dato sull’inflazione di agosto in uscita venerdì sarà decisivo per la scelta tra rialzo e pausa nella riunione della prossima settimana. Gli analisti hanno segnalato inoltre pressione tecnica dalla rottura delle soglie di breve termine seguite dai fondi sistematici, mentre i messaggi delle società sull’AI durante la settimana sono rimasti nel complesso positivi.
BCE: l’ultimo rialzo del ciclo?
La BCE ha portato il tasso sui depositi al 2,50%, secondo rialzo da quando il conflitto con l’Iran è iniziato a fine febbraio. Il comunicato ha indurito il linguaggio sulle conseguenze inflazionistiche dello shock energetico: l’inflazione resterà ben sopra l’obiettivo per un periodo prolungato, una valutazione più netta rispetto alla prudenza di giugno e luglio. Le nuove proiezioni hanno alzato l’inflazione complessiva di 0,2 e 0,1 punti per 2027 e 2028, rispettivamente al 2,5% e al 2,1%, e quella di fondo di 0,1 punti in entrambi gli anni, al 2,6% e al 2,3%. Contemporaneamente la crescita è stata rivista al rialzo: il PIL 2026 di 0,1 punti allo 0,9%, il 2027 di 0,2 punti all’1,4%. Sul percorso futuro nulla è cambiato: la banca centrale ha confermato l’approccio dipendente dai dati senza impegnarsi su una traiettoria. Il dibattito prima della decisione ruotava attorno a una sola domanda: se questo fosse l’ultimo rialzo di un ciclo breve o l’inizio di un’ulteriore stretta. Il consenso propende per lo stop, ma i prezzi dell’energia hanno spostato il mercato nella direzione opposta in pochi giorni. Se il petrolio non inverte la rotta, la distanza tra ciò che dicono gli economisti e ciò che prezzano gli swap non potrà reggere a lungo: uno dei due dovrà cedere.