Il punto sul mercato di Integrae SIM

“Niente è permanente tranne il cambiamento” (Eraclito)
Le Borse europee hanno aperto la settimana in territorio prevalentemente positivo, con i mercati che hanno accolto favorevolmente l’accordo tra Stati Uniti e Iran per porre fine al conflitto. Lo Stoxx 600 ha guadagnato lo 0,3%, il DAX l’1%, il FTSE MIB lo 0,66%, il CAC lo 0,5%, mentre il FTSE 100 ha perso lo 0,3%. Il memorandum d’intesa verrà formalmente firmato venerdì in Svizzera: prevede un cessate il fuoco di 60 giorni, la riapertura dello Stretto di Hormuz senza pedaggi una volta firmato, la revoca del blocco navale americano e la fine delle ostilità anche in Libano. Le questioni nucleari e l’allentamento delle sanzioni vengono rinviati a una fase successiva. Trump ha avvertito che riprenderà gli attacchi in assenza di un accordo nucleare definitivo, mentre l’Iran ha lasciato intendere la possibilità di imporre pedaggi per il transito sicuro in determinati periodi, una nota che ha smorzato l’entusiasmo iniziale. La presidente della Bce Lagarde ha accolto favorevolmente il cessate il fuoco, soprattutto nella prospettiva di una riapertura dello Stretto, ma ha mantenuto un tono marcatamente rigido sull’inflazione, con un cambiamento di accento evidente rispetto alla conferenza stampa di giovedì: la Bce ha dichiarato di iniziare a vedere effetti di seconda tornata, un segnale che il lavoro sui tassi potrebbe non essere finito.
Wall Street festeggia la pace: Dow e Russell ai massimi storici
Wall Street ha chiuso in forte rialzo lunedì, con i principali indici che hanno terminato la terza seduta consecutiva in territorio positivo. Il Nasdaq ha guadagnato il 3,07%, l’S&P 500 l’1,66%, il Dow Jones lo 0,92% e il Russell 2000 lo 0,72%. Il Dow Jones e il Russell 2000 hanno aggiornato i massimi storici, con l’S&P 500 a meno dell’1% dal record del 2 giugno. Il Bitcoin è salito del 4,7% sui futures, mentre il petrolio WTI ha perso il 4,9%, toccando il livello più basso dal 5 marzo. L’accordo tra Stati Uniti e Iran ha ridotto il rischio inflazionistico legato alle forniture energetiche e ha leggermente appiattito le aspettative di rialzo dei tassi d’interesse della Fed, con il mercato che prezza circa 17 punti base di rialzo entro fine anno. A sostenere il sentiment, anche il record storico dell’attività globale di M&A, la stagionalità positiva e gli acquisti attesi dai grandi fondi sistematici in un mercato stabile o in rialzo. Sul fronte opposto, le preoccupazioni sul ritorno degli investimenti nell’intelligenza artificiale proseguono con il calo dei costi per token, le nuove restrizioni americane su Anthropic e le preoccupazioni legate all’offerta crescente di azioni e obbligazioni.
La Fed di Warsh al debutto: cosa cambia?
La riunione del FOMC di giugno è attesa in serata con la pubblicazione delle nuove proiezioni economiche e la prima conferenza stampa del presidente Kevin Warsh. Non sono previsti cambiamenti dei tassi né atteso dissenso, ma l’attenzione degli analisti è rivolta alla comunicazione. Warsh ha espresso in passato posizioni critiche sulla pratica delle indicazioni prospettiche, e molti si aspettano modifiche al terzo paragrafo della dichiarazione, dove tradizionalmente si trovano i riferimenti agli aggiustamenti futuri dei tassi. Le ipotesi sul tavolo vanno da una formulazione più vaga a una possibile rimozione completa della frase. Alcuni analisti prevedono anche un aggiornamento del linguaggio sul mercato del lavoro, alla luce dei dati recenti solidi. Bank of America ritiene però che Warsh possa non aver avuto tempo sufficiente ,da presidente ,per orchestrare un cambiamento radicale della dichiarazione. La conferenza stampa delle 14:30 ora di New York sarà seguita con particolare attenzione per capire il tono e lo stile del nuovo presidente, in un momento in cui il mercato sta cercando di calibrare la traiettoria futura dei tassi d’interesse americani in un contesto di inflazione ancora elevata e di un accordo iraniano appena raggiunto.