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Insights 19 Mag 2026

Il punto sul mercato di Integrae SIM

“I mercati finanziari sono macchine per creare rimpianti.” (Daniel Kahneman)

Le Borse europee hanno chiuso in rialzo martedì, ma ben al di sotto dei massimi di seduta in una giornata dominata dall’ennesimo ciclo di notizie contrastanti sull’Iran. Lo Stoxx 600 ha guadagnato lo 0,2%, il DAX lo 0,5%, mentre il FTSE 100 e il CAC hanno chiuso invariati e il FTSE MIB ha perso lo 0,65%. A muovere i mercati nella mattinata è stata la rivelazione di Trump di aver rinunciato a colpire l’Iran martedì, per lasciare spazio ai negoziati. Il presidente ha dichiarato che un eventuale accordo includerà il divieto di armi nucleari, ma lo scetticismo resta alto: gli Stati Uniti si sono detti insoddisfatti dell’ultima proposta iraniana, mentre Teheran ha ribadito di non voler cedere sui punti chiave del nucleare e del controllo dello Stretto di Hormuz. Trump ha aggiunto che l’esercito è pronto a colpire in qualsiasi momento in assenza di un accordo. La stabilizzazione dei rendimenti obbligazionari nella mattinata europea ha offerto un sostegno temporaneo al sentiment, ma il successivo rialzo dei tassi d’interesse ha pesato nel pomeriggio. Sul fronte macro nel Regno Unito, il numero di lavoratori dipendenti ha registrato un calo marcato, mentre i salari hanno sorpreso al rialzo nella lettura complessiva, ma si sono attenuati al netto dei bonus, con i salari del settore privato ai minimi dal 2020.

Wall Street cede per la terza seduta: i rendimenti tornano a salire

Wall Street ha chiuso in ribasso martedì, per la terza seduta consecutiva, vicino ai minimi di giornata. Il Dow Jones ha perso lo 0,65%, l’S&P 500 lo 0,67%, il Nasdaq lo 0,84% e il Russell 2000 l’1,01%. Il tema dominante è stato il ritorno della pressione al rialzo sui rendimenti obbligazionari, dopo la breve tregua della vigilia. A muovere i Treasury non c’è un unico fattore, ma una combinazione di preoccupazioni: inflazione, dinamiche fiscali, dati macro solidi, la nomina di Warsh alla Fed e pressioni dai mercati obbligazionari globali. Il rialzo dei rendimenti ha fornito una giustificazione tecnica per consolidare dopo la corsa fino a giovedì scorso, con l’arrivo imminente di nuove offerte pubbliche (IPO) e il venir meno di alcuni fattori di supporto tra le spiegazioni più citate. Il fattore momentum è tornato sotto pressione, con i tecnicismi di mercato (l’analisi tecnica) che ricevono più attenzione rispetto ai fondamentali. Sul fronte iraniano, il cessate il fuoco regge, ma la situazione resta bloccata, con gli scenari di escalation più severa ancora tutti sul tavolo.

Il sondaggio di Bank of America lancia un segnale di allarme: gli investitori sono troppo ottimisti

Il sondaggio mensile di Bank of America tra i gestori di fondi globali di maggio ha registrato un balzo record nell’allocazione alle azioni, con la liquidità scesa al 3,9%, in territorio di segnale di vendita secondo la metodologia della banca. L’indicatore Bull & Bear di Bank of America è salito a 7,8, appena sotto la soglia di 8,0 che storicamente segnala un eccesso di ottimismo. L’allocazione netta alle azioni è balzata al 50% in sovrappeso, il livello più alto da gennaio 2022, con un aumento di 37 punti percentuali, il sesto incremento più grande mai registrato. Le aspettative sui profitti aziendali sono migliorate in modo marcato, con il 17% netto degli intervistati che si attende un miglioramento degli utili globali, rispetto al 14% netto che a aprile prevedeva un deterioramento. La metà dei gestori si attende tagli dei tassi d’interesse da parte della Fed nei prossimi dodici mesi, nonostante il 23% netto si aspetti tassi d’interesse a breve più alti, il livello più elevato da ottobre 2022, e il 66% netto si attenda un’inflazione globale in rialzo. La banca segnala che la capitolazione dei ribassisti è quasi completa e che l’inizio di giugno potrebbe essere il momento ideale per le prese di profitto, con i rendimenti obbligazionari a determinare l’entità di un eventuale ritracciamento.