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Insights 18 Apr 2026

Il punto sul mercato di Integrae SIM

“Il coraggio è sapere cosa non temere.” (Platone)

Venerdì scorso le Borse europee hanno vissuto una giornata di forti rialzi. I mercati hanno reagito positivamente alle notizie su un possibile accordo tra Stati Uniti e Iran per la riapertura dello Stretto di Hormuz, una via di passaggio cruciale per il commercio di petrolio. L’indice Stoxx 600 è salito dell’1,6%, seguito dal DAX tedesco (+2,3%), dal CAC francese (+2%), dal FTSE MIB italiano (+1,75%) e dal FTSE 100 britannico (+0,7%). Il movimento è stato innescato da un articolo del sito Axios, che parlava di una possibile intesa: l’Iran potrebbe cedere materiale nucleare in cambio di denaro. A queste voci si sono aggiunti post sui social di Donald Trump e funzionari iraniani, sempre sul tema dello Stretto di Hormuz. Nonostante la situazione sia ancora incerta e le parti coinvolte abbiano invitato alla cautela, le numerose indiscrezioni hanno rafforzato la fiducia degli investitori che si arrivi presto a una soluzione. A sostenere i rialzi ha contribuito anche il ritorno all’acquisto dei grandi fondi quantitativi, che erano rimasti in disparte nelle settimane precedenti. Sul fronte della politica monetaria, un sondaggio Bloomberg tra gli economisti ha segnalato che la maggior parte si aspetta un rialzo dei tassi da parte della Banca centrale europea a giugno, senza altri interventi successivi. Il conflitto iraniano viene visto come uno shock temporaneo sui prezzi, senza effetti duraturi sull’inflazione. Anche le indiscrezioni interne alla BCE vanno nella stessa direzione: niente nuove mosse ad aprile, mentre i prezzi dell’energia sono ormai in calo rispetto ai picchi recenti.

Wall Street archivia la migliore settimana dell’anno: S&P, Nasdaq e Russell ai massimi storici

Venerdì scorso Wall Street ha chiuso in rialzo, portando a termine una delle settimane più brillanti dell’anno. Il Dow Jones ha guadagnato l’1,79%, l’S&P 500 l’1,20%, il Nasdaq l’1,52% e il Russell 2000 l’2,11%. S&P 500, Nasdaq e Russell 2000 hanno tutti superato i massimi storici. La settimana ha beneficiato di una combinazione di fattori difficilmente ripetibile: le notizie su un possibile accordo nucleare con l’Iran, il ritorno massiccio dei grandi fondi quantitativi agli acquisti, con Goldman Sachs che ha stimato acquisti per 86 miliardi di dollari nell’arco della settimana, tra i ritmi più alti mai registrati, e ulteriori 70 miliardi attesi nei cinque giorni successivi in un mercato stabile. A questo si sono aggiunti dati macroeconomici e consumi solidi, un flusso continuo di notizie positive sulla domanda di intelligenza artificiale e sugli investimenti in infrastrutture, un rimbalzo significativo del software e del credito privato, le due aree più sotto pressione negli ultimi mesi, e un’accelerazione dell’attività di M&A.

Le trimestrali come primo test: l’Europa guarda avanti con cautela

Con i mercati europei che hanno in gran parte recuperato le perdite legate al conflitto iraniano, gli analisti si interrogano su quanto spazio ci sia ancora per salire. Un sondaggio Bloomberg tra diciassette strategist indica lo Stoxx 600 a fine anno a 623 punti, appena l’1% sopra i livelli di mercoledì: il rialzo appare limitato, con il mercato che sconta l’effetto pieno dello shock energetico ancora tutto da venire. La stagione delle trimestrali del primo trimestre sarà il primo banco di prova concreto, anche se difficilmente rifletterà ancora l’impatto completo della crisi. I settori più citati dagli analisti come favoriti in questo contesto restano la difesa, beneficiaria strutturale della corsa al riarmo europeo, la tecnologia, l’energia e le banche, avvantaggiate dai tassi più alti e dall’intensa attività di trading. La direzione dei mercati nelle prossime settimane dipenderà in larga misura da due variabili: la velocità con cui lo Stretto di Hormuz tornerà alla normalità e la capacità delle aziende europee di proteggere i margini in un contesto di costi energetici ancora elevati e di domanda dei consumatori che regge, per ora.