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Insights 29 Set 2021

Il punto sul mercato di Antonio Tognoli 29.09.2021

The only cure for inflation is to reduce the rate at which total spending is growing. E se lo dice un premio Nobel…

Oggi alle 16 esce il dato relativo alle scorte di petrolio USA WoW. Del petrolio abbiamo già detto ieri. Rimaniamo però in tema e parliamo dell’Italia. Il prezzo dell’energia in che modo condiziona l’andamento del GDP nei prossimi anni? Cominciamo guardando il passato. Tra il 2005 al 2019 il consumo di energia per unità di Pil si è ridotto del 17,4%, mentre le emissioni di gas serra per unità di Pil nello stesso periodo sono calate del 28,5%.

Nell’analisi storica, si evidenzia che dal 2005 sono diminuite le emissioni di gas climalteranti per unità di energia consumata in tutti i principali settori: da -7,9% per i trasporti a -16,8% per l’industria manifatturiera. Per il settore elettrico è stata registrata una costante diminuzione dei fattori di emissione di CO2 con un forte disaccoppiamento tra generazione di energia elettrica e emissioni di gas climalteranti.

Dato positivo è che la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili rispetto alla produzione nazionale è passata dal 16% nel 2005 al 39,5% nel 2019, con un incremento particolarmente rilevante delle fonti eolica e fotovoltaica. Mentre i prodotti petrolieri rappresentavano il 57,3% del consumo interno lordo nel 1990, la loro incidenza è costantemente diminuita al 34,8% nel 2019. Non sarà sfuggito che tutto questo avveniva prima del Covid-19.

La ripresa economica post (speriamo) pandemia, ha determinato un forte rimbalzo dei consumi mondiali di energia, che sono previsti crescere del 4,6% nel 2021, più che compensando la contrazione del 2020.

La ripresa dei consumi si però concentrata sulle fonti fossili, con conseguente rimbalzo anche delle emissioni globali di CO2, che a fine anno sono attese su livelli inferiori di appena l‘1% a quelli del 2019. Anche in Italia la forte ripresa dell’economia ed un inverno più lungo del precedente, hanno determinato nel secondo trimestre del 2021 una crescita dei consumi di energia del 24% YoY. In termini di fonti, il secondo trimestre 2021 ha visto una crescita dei consumi di petrolio (+ 30%, +3 Mtep). Aumenti anche per il gas naturale (+21%, 2 Mtep), il cui consumo è cresciuto per effetto del clima più rigido e della dinamica dell’attività industriale. In flessione invece i consumi di fonti rinnovabili e di solidi (-2% in entrambi i casi). Sempre nel secondo trimestre le emissioni di CO2 in Italia sono aumentare di circa il 27% rispetto allo stesso periodo del 2020 (quasi 15 Mt in più).

Un aumento che ha toccato tutti i settori, ma in particolare i trasporti (+50% circa) e il civile (+20% circa), mentre le emissioni dell’industria sono stimate in aumento del 13%.

Non c’è dubbio che il prezzo dell’energia, che si tratti di petrolio o gas, influenzi il GDP e la vita di tutti i giorni. Con il gas metano in Italia si produce, in larga parte, energia elettrica. A fine luglio il mercato italiano pagava 120 euro per megavattora, mentre a settembre sono stati superati i 200 euro. 

Aumenti sono stati osservati anche nei prodotti dei settori energivori: l’alluminio e l’acciaio per tutti. Ne verranno fuori aumenti generalizzati in tutti settori produttivi. In particolare nel settore alimentare, dove per esempio nel 2021 il prezzo del grano duro è già cresciuto del 60%: per la pasta per esempio si ipotizza un aumento del 20%. Lo zucchero è cresciuto del 10% circa YoY, così come gli olii vegetali (+7% YoY nel solo mese d’agosto).

In altre parole, gli aumenti all’ingrosso di molti prodotti si scaricheranno, alla fine, sull’intera filiera dei prezzi al dettaglio. Quindi, inflazione. Ma a subirne le conseguenza non sarà soltanto l’economia reale, ma anche il sistema finanziario: l’aumento del costo del debito verrà probabilmente finanziato con nuove tasse e i mutui costeranno di più (dopo oltre 15 anni di flessione), così come costeranno di più gli affitti.

La nota positiva, è che una flessione dell’attuale impetuosa crescita del PIL verso il suo potenziale (2-2,5% annuo), obiettivo cui punta il Governo, renderà gli effetti dell’inflazione meno pesanti.