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Insights 12 Ott 2026

Il punto sul mercato di Integrae SIM

“Il costo di un bene è la fatica che costa procurarsela.” (Adam Smith)

Lunedì le Borse europee hanno chiuso in rialzo: lo Stoxx 600 ha guadagnato lo 0,6%, il FTSE 100 l’1%, il DAX lo 0,8%, il CAC lo 0,4%, il FTSE MIB lo 0,58%. Il rimbalzo arriva dopo una settimana in cui Francia, Germania e Italia sono rimaste indietro rispetto al Regno Unito e alla Svizzera. A sostenere il mercato è stata la stabilizzazione dei bond, iniziata nella seconda metà della settimana scorsa e proseguita lunedì. Sul piano politico francese il weekend non ha portato molte novità, se non la vittoria dell’eurodeputato Glucksmann alle primarie del centrosinistra, che aumenta la frammentazione in vista delle presidenziali del 2027. Sul commercio, l’Unione europea e la Cina hanno evitato uno scontro: Pechino ha accettato di dimezzare, in quattro anni, le esportazioni di auto ibride e ha offerto un canale verde per le terre rare. Nel Regno Unito l’attenzione è sul bilancio d’autunno del cancelliere Healey, con un think tank che stima un deficit di finanziamento di circa 35 miliardi di sterline. Il tema fiscale resta generale in Europa: il piano irlandese per il bilancio 2028-2034, ridimensionato, incontra l’opposizione di diversi Stati membri.

Semiconduttori giù, Wall Street ferma

Wall Street ha chiuso in ordine sparso: il Dow Jones ha guadagnato lo 0,38%, mentre lo S&P 500 ha ceduto lo 0,06%, il Nasdaq lo 0,44% e il Russell 2000 lo 0,45%. L’indice principale è rimasto entro un intervallo di 25 punti per tutta la seduta. La partecipazione è stata solida: sull’S&P 500 i titoli in rialzo hanno superato quelli in ribasso per la settima volta in otto sedute, ma l’indice a pesi uguali ha chiuso in lieve guadagno, senza staccarsi nettamente da quello ponderato per capitalizzazione. A pesare sono stati i semiconduttori e, soprattutto, le memorie, scesi dopo le notizie sui progressi della cinese CXMT nella densità dei chip. Il comparto dell’intelligenza artificiale ha fatto i conti con più fronti: acquisizioni, nuovi modelli, la corsa alla capacità di calcolo e i vincoli di finanziamento. Il petrolio è salito dopo l’escalation in Medio Oriente nel fine settimana, con scetticismo sull’accordo sul diesel tra Trump e la Russia e sulla rivendicazione di un cessate il fuoco energetico tra Russia e Ucraina. Il calendario è rimasto tranquillo in attesa dei conti delle grandi banche, dei risultati dei produttori di chip come ASML e TSMC, dei dati sull’inflazione e delle parole del presidente della Fed, Warsh. Le strategie segnalano un’altra stagione di utili solida, mentre le posizioni restano depresse al di fuori del settore tecnologico.

Muse rallenta e costa molto

Il tema della giornata è stato il mercato delle acquisizioni nell’ambito dell’intelligenza artificiale, con due notizie del fine settimana. Nvidia starebbe negoziando per acquistare o investire di più in Reflection AI, sviluppatrice americana di modelli a pesi aperti. L’operazione potrebbe prevedere l’assunzione di personale e la licenza della tecnologia, una formula che spesso evita il vaglio antitrust. È coerente con la scelta di Nvidia di sostenere la diffusione dei modelli aperti, che le consente di mantenere ampia la platea di clienti mentre i grandi fornitori di cloud sviluppano chip proprietari. Il secondo caso riguarda Amazon, che sarebbe in trattative per acquistare la startup Decart per circa 7 miliardi di dollari: valutata circa 4 miliardi a maggio, Decart sviluppa modelli capaci di simulare il mondo reale, e l’accordo renderebbe più facile passare dai chip Nvidia a quelli interni di Amazon. Lo stesso giorno Meta ha presentato due nuovi modelli, e il suo amministratore delegato Zuckerberg ha sostenuto che l’azienda ha raggiunto la frontiera tecnologica, confermando che i modelli più avanzati saranno venduti direttamente alle imprese. Il punto debole arriva dai dati: secondo Hunterbrook i download di Muse (l’AI di Meta) sono calati di circa il 21% tra il picco del 24 settembre e il 6 ottobre. Morgan Stanley stima che il costo base di Muse sia di 445 dollari l’anno per utente, superiore al ricavo medio per utente di Meta, pari a 70 dollari. La domanda, quindi, non è solo se l’intelligenza artificiale si possa vendere, ma anche quanto siano disposti a pagarla, fino a coprirne il costo.

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