Il punto sul mercato di Integrae SIM

“Vorrei rinascere come mercato obbligazionario: può intimidire chiunque.” (James Carville)
Il ritorno del Treasury decennale sopra il 5%, per la prima volta dal 2023, ha tenuto sotto pressione martedì le Borse europee, che hanno chiuso in calo ma lontane dai minimi di seduta. Lo Stoxx 600 ha perso lo 0,3%, il FTSE 100 lo 0,4%, il DAX lo 0,2%, il CAC lo 0,3%, il FTSE MIB lo 0,14%, dopo un lunedì già debole. La catena causale è stata lineare: la tensione in Medio Oriente ha spinto i prezzi dell’energia, il petrolio più caro ha riacceso il timore di un’inflazione più alta del previsto e i rendimenti sono saliti perché il mercato ha iniziato a scommettere su più rialzi delle banche centrali. In Europa i contratti sui tassi hanno prezzato fino a cinque rialzi della Bank of England nei prossimi dodici mesi e quattro della BCE, che ha già alzato la settimana scorsa. Il comparto delle infrastrutture per l’intelligenza artificiale si è stabilizzato dopo il tonfo di lunedì, attribuito all’appello di Anthropic a rallentare lo sviluppo dei modelli. L’appello ha sollevato timori immediati sulle filiere dei fornitori, ma non sono mancati gli scettici: un rallentamento delle capacità dei modelli difficilmente sarebbe abbastanza marcato da fermare la crescita degli investimenti in data center. Un avvertimento è arrivato dal vicepresidente della BCE Vujčić: il rally di Borsa trainato dall’intelligenza artificiale è esposto a una correzione.
Il petrolio colpisce i consumi
Wall Street ha chiuso in ribasso, non lontana dai minimi di giornata, prolungando le vendite di lunedì: il Dow Jones ha ceduto lo 0,63%, l’S&P 500 lo 0,45%, il Nasdaq lo 0,78%, il Russell 2000 lo 0,76%. I titoli in calo sull’S&P 500 sono stati più del doppio di quelli in rialzo. Il motore delle vendite è stato ancora il petrolio, alimentato da una serie di notizie sull’offerta: l’Arabia Saudita ha sospeso le spedizioni da Yanbu e cancellato alcuni carichi di settembre, la Libia ha fermato di nuovo la produzione, gli Houthi hanno guadagnato terreno. A pagare il conto sono stati soprattutto i consumi: ristoranti, abbigliamento, viaggi e tempo libero sono finiti tra i peggiori, per il timore che il caro carburante comprima la spesa delle famiglie. I Treasury sono scesi ancora, con il decennale rimasto vicino al 5%, e l’asta dei titoli a 20 anni è andata molto male: rendimento più alto mai assegnato su questa scadenza e quota di acquirenti esteri più bassa di sempre. La volatilità dei bond, misurata dall’indice MOVE, è salita. I semiconduttori hanno tenuto, i produttori di macchinari per chip hanno perso terreno, le memorie sono state miste; il software ha restituito parte dei forti guadagni di lunedì. Il tema dell’intelligenza artificiale si è stabilizzato, con la domanda di calcolo e di investimenti che ha compensato le preoccupazioni politiche e regolatorie. Wells Fargo ha tagliato il proprio obiettivo sull’S&P 500 nonostante un quadro degli utili molto favorevole, mentre il mercato ha atteso la Fed di mercoledì con una probabilità di rialzo vicina al 95%.
Rendimenti, il nuovo rischio principale
Il sondaggio mensile di Bank of America tra i gestori di fondi ha fotografato il cambio di priorità: un rialzo disordinato dei rendimenti obbligazionari è diventato il principale rischio estremo, scavalcando la bolla dell’intelligenza artificiale. Il sentiment è sceso da 8,0 a 7,0 rispetto ai livelli molto ottimisti di agosto e la liquidità in portafoglio è salita di 0,4 punti al 3,9%, ancora in zona di segnale di vendita, cioè abbastanza bassa da indicare che i gestori restano molto investiti. La lettura sugli utili è rimasta forte: la quota di chi attende una crescita a doppia cifra dei profitti nei prossimi dodici mesi è la più alta dall’agosto 2021. Ma il 33% netto, un record, ritiene che le società stiano investendo troppo, e il 38% preferirebbe che la cassa servisse a rafforzare i bilanci. La posizione lunga sui semiconduttori globali è rimasta la più affollata e la spesa in data center degli hyperscaler è stata indicata come la fonte più probabile di una crisi del credito. Il quadro si è chiuso sull’attesa di mercoledì: decisione della Fed, nuove proiezioni e conferenza stampa di Warsh, con un rialzo quasi scontato. Poi il Philly Fed manifatturiero, le richieste di sussidi, i dati sulle case di agosto giovedì, la produzione industriale venerdì e gli interventi di Bowman e Schmid. Il punto è che il mercato ha già fatto il lavoro della Fed: con il decennale al 5%, la questione non è più se i tassi saliranno, ma quanto a lungo gli investimenti nell’intelligenza artificiale reggeranno un costo del denaro che non si vedeva dal 2023.