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Insights 5 Nov 2026

Il punto sul mercato di Integrae SIM

“Non abbiamo poco tempo, ma ne perdiamo molto.” (Seneca)

Giovedì le Borse europee hanno cancellato i guadagni della prima parte di seduta e chiuso in ribasso, travolte dal crollo di Wall Street nel tardo pomeriggio. Il crollo seguiva la forte vendita di mercoledì, legata a timori sulla capacità emersi dopo le elezioni di metà mandato. Lo Stoxx 600 ha ceduto lo 0,4%, il FTSE 100 lo 0,5% e il DAX lo 0,4%, mentre il CAC ha guadagnato lo 0,3% e il FTSE MIB ha perso l’1,03%. Il rimbalzo del petrolio, dopo il forte calo della settimana, ha posto un ostacolo a un mercato in cerca di nuove idee. Sul conflitto con l’Iran il quadro resta incerto: il vicepresidente Vance ha riconosciuto che la guerra ha pesato sul risultato elettorale, e i democratici al Senato hanno promesso di porvi fine. Lo scetticismo nei confronti di un’uscita diplomatica a breve termine, però, non si è attenuato. Le banche centrali hanno completato il quadro. La Banca d’Inghilterra ha alzato il tasso di riferimento di 25 punti base, al 4%, con un voto diviso 8 a 1. La Norges Bank lo ha lasciato invariato, come atteso, ma si è detta pronta ad aumentare se necessario. Il governo olandese ha sostenuto formalmente la candidatura di Knot alla presidenza della Bce.

Nasdaq -5,52%, rotazione non regge

Wall Street ha chiuso in forte calo: il Dow Jones ha perso il 3,44%, lo S&P 500 il 4,36%, il Nasdaq il 5,52% e il Russell 2000 il 4,45%. La vendita, partita dal comparto dell’intelligenza artificiale, si è estesa a quasi tutto il mercato, senza il cuscinetto che la rotazione verso titoli meno concentrati aveva offerto nelle ultime settimane. Anche i grandi gruppi tecnologici hanno subito pressione. Secondo un articolo di Bloomberg, Microsoft starebbe rivedendo il ricorso ai fornitori di potenza di calcolo in affitto, e alcuni analisti vedono tale debolezza incidere sui tempi di quotazione di Anthropic. I Treasury hanno guadagnato con un rialzo più ampio rispetto a quello del mattino, e il mercato ne valuta le implicazioni sulla crescita, legate a un ritmo di sviluppo dell’AI più lento. Il petrolio ha ripreso fiato dopo un calo del WTI superiore al 15% in tre sedute, spinto dalle speranze diplomatiche. I contratti a termine non vedono il greggio tornare sotto gli 80 dollari al barile prima di giugno, mentre i margini di raffinazione del diesel sono scesi ai minimi da agosto. Il rimbalzo non ha cambiato la sostanza: il mercato resta scettico sulla possibilità di una tregua stabile.

Utili forti, timore del picco

Il tema della giornata è il paradosso degli utili. La crescita del terzo trimestre si avvicina al 32%, con oltre l’80% dei componenti dell’S&P 500 già pubblicati e una crescita aggregata superiore al 31%. Eppure il mercato non riesce a trarne vantaggio. La ragione sta nel dubbio sul picco: gli operatori si chiedono se la crescita degli utili e la spesa per gli investimenti delle grandi aziende abbiano già raggiunto il massimo. Se la costruzione di infrastrutture per l’AI rallenta, aumenta il rischio che gli utili dei prossimi anni siano inferiori a quanto previsto, e il prezzo pagato per ogni euro di utile diventa più difficile da giustificare (lo S&P 500 tratta 25 volte gli utili). Sullo sfondo resta il petrolio. La diplomazia non garantisce ancora il transito nello Stretto di Hormuz, dove si sono verificati incidenti, e mantenere per sé i flussi energetici richiede un dispiegamento militare costoso ed esteso. Il presidente Trump, dopo le perdite dei repubblicani alle elezioni di metà mandato, ha ribadito che riprenderebbe la guerra per impedire all’Iran di ottenere un’arma nucleare. Se il picco della spesa in AI è già alle spalle, la crescita degli utili dovrà trovare altri motori. Giovedì il mercato non ne ha indicato nessuno.