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Insights 2 Nov 2026

Il punto sul mercato di Integrae SIM

“Il capitalismo è per sua natura una forma di cambiamento economico.” (Joseph Schumpeter)

Lunedì le Borse europee hanno recuperato la mattinata incerta e chiuso in rialzo: il CAC è salito dell’1%, il DAX dello 0,6%, lo Stoxx 600 dello 0,4%, il FTSE MIB dello 0,9% e il FTSE 100 dello 0,3%. A ridare fiato al clima sono stati il ritorno dell’intelligenza artificiale, dopo il tonfo della settimana scorsa, e il calo del prezzo del petrolio. Gli operatori, però, guardavano soprattutto alla settimana che si apre: i conti di Apple dopo la chiusura di Wall Street, l’inizio, domani, delle elezioni di metà mandato americane, una serie di riunioni delle banche centrali e i dati sull’occupazione di venerdì. Sul fronte diplomatico, i mediatori del Qatar e funzionari iraniani lavorano a un’intesa per riaprire lo Stretto di Hormuz entro due giorni. Nel weekend la stampa ha riferito che Trump preferisce concedere più tempo al negoziato, ma il consenso resta su una ripresa dei combattimenti nel breve periodo. In Francia Fitch ha portato l’outlook del Paese a negativo, mentre le proteste sono proseguite anche in Germania e in Svizzera. Il rimbalzo di lunedì nasce da un greggio più basso, ma non risponde alla domanda che pesa sull’AI: se il denaro costa di più, chi paga il conto dei data center?

Greggio giù, Nasdaq in calo

Wall Street ha chiuso mista: il Dow Jones ha guadagnato lo 0,41%, mentre lo S&P 500 ha perso lo 0,51%, il Nasdaq l’1,07% e il Russell 2000 lo 0,21%. Il comparto dell’intelligenza artificiale ha cancellato i guadagni iniziali, con una fuga legata ad annunci cauti e a nuove emissioni di debito da parte di Oracle, Meta e Alphabet. Anche le grandi tecnologie hanno tentato un recupero dopo il calo della settimana scorsa, senza riuscirci. A dominare la seduta è stato il petrolio: il WTI ha ceduto più del 7%, la peggiore giornata da aprile, a seguito di notizie su un possibile passo avanti nei negoziati guidati dai mediatori del Qatar. La Guida suprema iraniana avrebbe concesso al governo l’autorità di proseguire i colloqui con gli Stati Uniti, e Trump ha detto a Netanyahu di preferire più tempo per la diplomazia. I Treasury hanno guadagnato poco dal calo del greggio, nonostante la rotazione verso i bond della settimana precedente. Gli operatori hanno guardato anche a valutazioni più attraenti e a posizionamenti più puliti, con lo sguardo rivolto al dopo le elezioni. Il tema del titolo Apple è la guidance per il trimestre di dicembre, attesa dopo la chiusura.

Petrolio giù, i bond no

Il dato che spiega la giornata è la distanza tra il greggio e il debito. Il petrolio ha perso oltre il 7% perché il mercato scommette su una tregua, mentre i titoli di Stato non hanno registrato lo stesso guadagno. Il decennale francese si è fermato intorno al 4,92%, in calo di 6 punti base, dopo aver toccato il 5,14% a ottobre, il livello più alto dal 2002. Ma il rendimento resta alto per un motivo preciso: Fitch ha spostato l’outlook a negativo, citando un peggioramento dei conti pubblici, una crescita più debole e la frammentazione politica. L’agenzia prevede che il debito pubblico francese salga dal 115,7% del Pil nel 2025 al 124% nel 2028, e che il deficit resti al 5,5% l’anno prossimo, sopra l’obiettivo del governo del 5%. Il contagio è già oltre i confini francesi: in Belgio il re ha chiesto al premier di trovare un compromesso sul bilancio, con il rischio di una crisi di governo, mentre il decennale belga è salito di 4,7 punti base al 4,423%. Il premier ha avvertito di un “effetto valanga sui tassi” senza tagli alla spesa. Il mercato, quindi, non sta prezzando la tregua con l’Iran come una soluzione per i conti europei. Il petrolio può scendere, ma il costo del debito dipende da chi governa e da quanto è disposto a tagliare.