Il punto sul mercato di Integrae SIM

“Nulla è certo, tranne la morte e le tasse.” (Benjamin Franklin)
Mercoledì le Borse europee hanno chiuso in rialzo, con il DAX in testa all’1,3%, il CAC all’1%, lo Stoxx 600 allo 0,9%, il FTSE MIB all’1,17% e il FTSE 100 allo 0,2%. A trainare è stata la tecnologia, con il comparto dell’intelligenza artificiale tornato a respirare dopo i conti molto sopra le attese di SpaceX, società che guida il comparto spaziale, e un preannuncio positivo di Super Micro Computer. Anche in Asia il Kospi è rimbalzato di circa il 3,3%, con la coreana Elice che ha recuperato parte del crollo al debutto. Il rendimento dei titoli di Stato francesi è tornato sopra il 5%, senza però contagiare il mercato azionario, mentre Crédit Agricole ha tagliato le stime per il 2026, citando l’impatto delle proteste e del coprifuoco. Il petrolio più basso ha alleggerito la pressione sui tassi, grazie a flussi migliori e a esportazioni mediorientali superiori ai livelli prebellici, anche se resta lo scetticismo nei confronti dei negoziati. Sul fronte della BCE, Kazāks ha detto che potrebbero essere necessari ulteriori rialzi dei tassi d’interesse se l’inflazione resta alta, mentre Lane ha sostenuto che un uso più ampio dell’euro a livello globale può aiutare l’istituto a controllare i prezzi.
Wall Street sale, guida l’AI
Wall Street ha chiuso in rialzo, vicino ai massimi di seduta, annullando la flessione di martedì: tutti i principali indici sono avviati verso una buona settimana. Il comparto dell’intelligenza artificiale ha guidato il mercato, mentre i semiconduttori e le memorie sono in calo. I neocloud, cioè le società che affittano capacità di calcolo, hanno fatto meglio nel complesso, anche se CoreWeave è scesa. Le Big Tech hanno chiuso per lo più in rialzo, con Alphabet l’unica eccezione tra le sette grandi. Il settore spaziale ha corso, trainato da SpaceX. A sostenere il tema sono stati i conti solidi e un quadro di domanda di calcolo e di investimenti ancora ampio, mentre restano aperti i nodi della concorrenza e del finanziamento. Dopo la chiusura sono attesi i conti di Meta, mentre una segnalazione di un ufficio di ricerca indipendente ha pesato su Alphabet alla vigilia della trimestrale. Sul Medio Oriente, il quadro si è fatto più cauto: nel tardo pomeriggio è circolata la notizia di un ordine americano di evacuare parte del personale delle ambasciate nel Golfo, che alcuni funzionari interpretano come una possibile ripresa delle ostilità.
Il circolo vizioso del debito
La Francia è il punto di tensione dell’Eurozona. Dopo il fine settimana di scontri e proteste, il decennale francese è tornato sopra il 5% alla chiusura europea, ai livelli più alti dal 2002, mentre lo spread con il Bund tedesco ha toccato i livelli dell’ultima crisi del debito dell’Eurozona. Il Financial Times segnala il rischio di un ulteriore allargamento in vista delle presidenziali del 2027, con una scarsa propensione politica al risanamento dei conti e un possibile declassamento da parte di Moody’s atteso venerdì. Il New York Times descrive un meccanismo auto-rinforzante: pressione fiscale, frammentazione politica e costo del debito che si alimentano a vicenda. Gli investitori chiedono rendimenti più alti perché non vedono governi capaci di prendere decisioni difficili sulla spesa e sulle tasse, mentre gli elettori si orientano verso partiti populisti che promettono di proteggere la spesa e tagliare le imposte. Il risultato, secondo il giornale, sarebbe un freno prolungato all’economia più che un default immediato. Il contagio è già visibile sui titoli italiani e belgi, e un intervento della BCE potrebbe richiedere un ulteriore deterioramento dei mercati sovrani dell’area. Per le banche, Reuters ricorda che sono più capitalizzate e più vigilate rispetto al periodo 2010-2012. La domanda è quanto a lungo il costo del debito francese possa salire senza trasmettersi al resto dell’Eurozona.