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Insights 19 Ott 2026

Il punto sul mercato di Integrae SIM

“Non esiste un pranzo gratis.” (Milton Friedman)

Lunedì le Borse europee hanno chiuso in ribasso dopo una settimana positiva, con lo Stoxx 600 in calo dello 0,8%, il FTSE 100 dell’1,1%, il DAX dell’1,2%, il CAC dell’1,1% e il FTSE MIB dell’1,55%. A pesare è stata la rotazione verso i titoli difensivi, mentre i rendimenti dei titoli di Stato si sono stabilizzati ma restano sotto i riflettori per il costo della vita, sostenuto dai prezzi dell’energia. Sullo sfondo, le proteste in Francia si sono aggravate nel fine settimana e preoccupano il resto della regione, con diverse elezioni in programma per l’anno prossimo. Anche l’euro ha ceduto, a causa dell’aumento delle tensioni tra Ucraina e Russia. A Parigi sono stati i titoli bancari e i bond francesi a perdere di più. La presidente della BCE, Lagarde, ha detto che il calo dei titoli di Stato aiuterà a frenare l’inflazione, rafforzando le attese di una politica invariata per questo mese.

Chip in rimbalzo, Dow in calo

Wall Street ha chiuso mista, con la tecnologia in recupero: il Nasdaq ha guadagnato l’1,11%, lo S&P 500 lo 0,41%, il Russell 2000 lo 0,25%, mentre il Dow Jones ha perso lo 0,07%. La partecipazione è stata negativa e l’S&P 500 a pesi uguali è rimasto indietro di circa 70 punti base rispetto a quello ponderato per capitalizzazione. A guidare il rimbalzo sono stati i semiconduttori e le memorie, dopo otto sedute consecutive di ribasso dell’indice dei chip SOX. Anche i grandi nomi della tecnologia hanno chiuso in rialzo, con Amazon e Tesla in evidenza. Secondo gli operatori il recupero dipende più dalla pulizia delle posizioni, dopo il calo, che da nuove notizie. Il rimbalzo della tecnologia ha però penalizzato i titoli che la settimana scorsa avevano beneficiato della rotazione. I Treasury sono scesi, complice un ritorno dell’interesse per i beni rifugio, che ha compensato i dati sull’inflazione più caldi della settimana scorsa. I rendimenti sono saliti nonostante il calo del petrolio, mentre sono emersi segnali di progressi nei colloqui tra gli Stati Uniti e l’Iran, anche se restano molte variabili aperte.

Capacità record, valutazioni in calo

Il tema della giornata è la distanza tra la domanda di infrastrutture per l’intelligenza artificiale e la fiducia degli investitori. SemiAnalysis prevede 51 gigawatt di nuova capacità globale per i data center nel 2027, un dato molto superiore alle attese di mercato, e segnala oltre 1.000 miliardi di dollari di contratti vincolanti e non annullabili firmati quest’anno. Il collo di bottiglia, però, potrebbe spostarsi dall’energia e dalla manodopera alle memorie e ai chip logici nel 2027-28. La notizia opposta arriva dal weekend: Microsoft si è sfilata da un accordo per un data center nel Regno Unito con Nscale, società che puntava a una valutazione di 30 miliardi di dollari. Gli investitori spingono ora per portarla tra 16 e 19 miliardi, in un clima più freddo per le infrastrutture dell’AI. Si aggiunge una serie di quotazioni rinviate e un’incertezza sul finanziamento che potrebbe rallentare o rendere più costosa la costruzione dei data center. La questione è quindi meno la domanda di calcolo, che i dati indicano in crescita, e più chi finanzia l’espansione e a quale prezzo. I conti dei grandi fornitori di cloud, in arrivo questa settimana, diranno se il mercato tornerà a guardare alla domanda e agli investimenti in capacità o se resterà concentrato sui costi di finanziamento.