Il punto sul mercato di Integrae SIM

“Il modo più sottile per rovesciare la società è svalutare la moneta.” (John Maynard Keynes)
Giovedì le Borse europee hanno chiuso in rialzo, vicino ai massimi di seduta: lo Stoxx 600 ha guadagnato lo 0,4%, il FTSE 100 l’1 %, il CAC lo 0,8%, il DAX lo 0,3%. Il FTSE MIB ha fatto eccezione, chiudendo in calo dello 0,72%. A sostenere il clima è stato il rally dei titoli di Stato, trainato dalla corsa ai beni rifugio negli Stati Uniti, con il decennale americano sceso di circa 10 punti base al livello più basso in oltre tre settimane. Anche in Europa i rendimenti sono scesi, aiutati dalle parole più caute di alcuni membri della BCE, Kazāks e Dolenc, che hanno ridimensionato la necessità di rialzi immediati. Il petrolio è salito in modo irregolare: Zelensky ha annunciato la ripresa dei raid sulle raffinerie russe, mentre gli attacchi alle navi nello Stretto di Hormuz restano a livelli elevati. Circolano anche indiscrezioni su un possibile allentamento delle sanzioni alla flotta ombra russa, per contenere i costi del trasporto marittimo. Sui dati, la produzione industriale dell’Eurozona è calata per il terzo mese consecutivo, appesantita dai costi energetici, mentre l’inflazione in Francia è salita al 3,4% a settembre, il livello più alto dal gennaio 2024.
Rotazione verso i titoli difensivi
Wall Street ha chiuso in rialzo, vicino ai massimi: il Dow Jones ha guadagnato l’1,08 %, l’S&P 500 lo 0,33%, il Nasdaq lo 0,08%, il Russell 2000 l’1,38 %. L’S&P 500 a pesi uguali ha battuto quello ponderato per capitalizzazione di circa 100 punti base. Il settore dei semiconduttori ha perso ancora, con l’indice SOX in calo per la settima seduta consecutiva, anche se alcuni titoli del settore delle memorie e di nuovi operatori cloud hanno recuperato. A salire sono stati i settori difensivi, come i beni di consumo di base e la sanità, con ampi guadagni. Il rally dei Treasury è stato un rifugio, e il consenso resta su una pausa della Fed a ottobre, nonostante il dato dei prezzi alla produzione più caldo del previsto. I mercati scontano circa 28 punti base di rialzi entro fine anno, appena 3 punti base in più rispetto al livello precedente al dato sull’inflazione americana di mercoledì. Il bilancio di TSMC ha confermato una forte domanda legata all’AI, ma gli investitori si aspettavano segnali più incoraggianti. Le banche regionali sono state accolte meglio dei grandi istituti, e il settore finanziario ha ridotto le perdite della settimana.
Fuga dall’AI verso i Bund
Il rally dei titoli di Stato non nasce da un calo dell’inflazione, ma da una paura precisa: la sostenibilità del debito legato agli investimenti in intelligenza artificiale. Secondo Reuters, i dubbi sul fatto che le enormi spese per le infrastrutture dell’AI generativa generino ricavi nel breve periodo, con un costo del denaro ancora elevato, hanno spinto molti investitori a uscire dalle azioni e dalle obbligazioni societarie. I credit default swap, cioè le assicurazioni contro il rischio di default, su alcune grandi società tecnologiche e infrastrutturali legate all’AI hanno toccato massimi storici, e il denaro si è spostato verso i titoli di Stato considerati privi di rischio. Il rendimento del Bund tedesco a dieci anni è sceso al livello più basso da luglio, mentre quello del Gilt britannico è ai minimi da settimane. In Francia e in Italia la situazione è più sfumata: lo spread degli OAT rispetto al Bund è intorno ai 135-137 punti base, lontano dal picco di inizio ottobre, vicino ai 159, mentre quello dei BTP è tra 105 e 110 punti base. Il governatore della Bank of England, Pill, finora tra i membri più falchi, ha espresso scetticismo sul grado di stretta dei tassi di interesse prezzato dai mercati. Per il debito dell’eurozona e per i conti britannici, un calo dei rendimenti è una buona notizia. La domanda aperta è se gli investimenti in infrastrutture AI genereranno ricavi prima che i costi diventino insostenibili.