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Insights 10 Ott 2026

Il punto sul mercato di Integrae SIM

“Ricorda che il tempo è denaro.” (Benjamin Franklin)

Venerdì scorso le Borse europee hanno chiuso la settimana in rialzo, dopo il tema dominante dei giorni precedenti: il rendimento del debito europeo. Lo Stoxx 600 ha guadagnato l’1%, il FTSE 100 l’1%, il DAX l’1,1%, il CAC lo 0,9%, il FTSE MIB lo 0,91%. A sostenere il clima sono stati la stabilizzazione dei bond e un petrolio in calo dopo le parole di Trump sui progressi diplomatici con l’Iran. Il problema, però, resta la Francia. Durante la settimana il rendimento del decennale francese ha toccato il livello più alto dal 2002, e il differenziale con il Bund tedesco si è allargato bruscamente prima di tornare intorno ai 135 punti base venerdì. Parigi ha promesso di contenere il deficit al 5% del Pil, ma ha minacciato di aggirare il Parlamento per far scattare risparmi da 43 miliardi di euro. La proposta di Marine Le Pen di tagliare la spesa di 25 miliardi di euro l’anno, senza indicare le coperture, ha dato un sollievo di breve durata, perché gli operatori ne dubitano. Il recupero dei titoli di Stato è arrivato anche grazie agli acquisti di debito periferico e societario, mentre Parigi valuta di emettere più titoli a breve scadenza per contenere il costo del denaro. Per la BCE, Lagarde ha detto di avere gli strumenti per contrastare i movimenti disordinati, ma il governatore della Banca di Francia ha chiesto che i problemi francesi siano risolti in Francia. Bruxelles, infine, ha respinto le richieste di maggiore flessibilità avanzate dall’Italia e dalla Grecia per gli aiuti energetici.

Rimbalzo, ma i semiconduttori cedono

Wall Street ha recuperato dopo due sedute in calo: il Dow Jones ha guadagnato lo 0,83%, l’S&P 500 lo 0,59%, il Nasdaq lo 0,64%, il Russell 2000 lo 0,46%. La partecipazione è stata più ampia del solito e ha concluso una settimana positiva. Il comparto dell’intelligenza artificiale ha perso slancio nel corso della seduta: i semiconduttori sono scesi di nuovo, nonostante un aggiornamento positivo sui componenti ottici già esauriti fino al 2029, mentre le memorie hanno chiuso in lieve rialzo. Tra le grandi società tecnologiche, Amazon e Microsoft sono state in ritardo, mentre Apple è in ritardo: Apple ha chiesto ai fornitori di ridurre la produzione di iPhone a causa dell’aumento dei costi delle memorie e dei componenti. Il petrolio è stato altalenante. Le dichiarazioni di Trump che ridimensionano gli attacchi all’Iran prima delle elezioni di metà mandato hanno pesato sul prezzo del greggio, ma i rischi fisici restano alti, con gli attacchi alle petroliere nello Stretto di Hormuz. I costi energetici tornano a farsi sentire anche sui conti aziendali: Delta Air Lines ha segnalato un aumento del costo del carburante per aerei superiore al 60%, che mette sotto pressione i margini nonostante una domanda dei consumatori ancora solida. Sui tassi, invece, le attese sono rimaste quasi ferme, con circa 25 punti base di rialzi della Fed scontati entro la fine dell’anno.

OpenAI punta a 70 miliardi

Il tema che ha mosso di più il comparto dell’AI è stato il fatturato di OpenAI. Giovedì il Financial Times ha riferito che la società aveva dichiarato agli investitori che i ricavi annualizzati a fine settembre si avvicinavano ai 50 miliardi di dollari, circa 20 miliardi in meno rispetto ai 70 miliardi riportati in precedenza. La differenza dipende in parte dal metodo di calcolo: Anthropic include nei suoi ricavi anche quelli dei partner cloud, mentre OpenAI no. Venerdì Bloomberg ha riportato che la società prevede di raggiungere o superare i 70 miliardi di ricavi annualizzati entro la fine dell’anno, trainata soprattutto dal business con le imprese. È il terreno in cui il divario tra le due società si sta riducendo. Nello stesso filone, OpenAI sarebbe in trattative per raccogliere oltre 30 miliardi di dollari a una valutazione di 1.400 miliardi di dollari. La questione aperta è quanta parte di quei ricavi arriverà davvero dalle imprese, il settore in cui OpenAI e Anthropic si contendono i clienti più grandi, e quanto il mercato potrà continuare a fidarsi dei numeri senza una metodologia condivisa.

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