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Insights 5 Ott 2026

Il punto sul mercato di Integrae SIM

“Alla fine i prezzi seguono gli utili.” (Peter Lynch)

La tregua sui mercati obbligazionari ha riportato lunedì le Borse europee in territorio positivo, anche se lontane dai massimi di seduta: lo Stoxx 600 e il FTSE 100 hanno guadagnato lo 0,3%, il DAX lo 0,1%, il FTSE MIB lo 0,66%, mentre il CAC ha perso lo 0,9%. A cambiare il clima è stato il dato debole sull’occupazione americana di venerdì, che ha fatto scendere sotto il 25% le probabilità implicite di un rialzo dei tassi da parte della Fed a ottobre. Il calo dei rendimenti è andato di pari passo con quello del petrolio, in una giornata senza novità rilevanti dal Medio Oriente, a parte alcune ricostruzioni sulla presa iraniana che si allenta sullo Stretto di Hormuz e sull’aumento dei volumi di greggio saudita. A pesare, semmai, è stata la politica interna, che ha indebolito l’euro: restano aperte le discussioni sulle elezioni presidenziali francesi e sui conti pubblici di Parigi, e in Spagna il premier Sánchez ha convocato elezioni anticipate per il 29 novembre dopo la bocciatura parlamentare del pacchetto sulla casa. Il dettaglio spiega anche il ribasso isolato del listino francese. Sui dati, i PMI finali di settembre dell’Eurozona hanno confermato la stima preliminare: Francia e Germania quasi invariate, l’Italia sotto le attese e la Spagna sopra le attese.

Nasdaq a un nuovo record

Wall Street ha fatto meglio dell’Europa e ha chiuso vicino ai massimi di giornata: il Dow Jones ha guadagnato lo 0,18%, l’S&P 500 lo 0,66%, il Nasdaq l’1,05%, il Russell 2000 lo 0,50%. Il Nasdaq ha segnato un nuovo massimo storico e l’S&P 500 è tornato a 0,3% dal proprio record di chiusura. Il petrolio è rimasto sulla difensiva, combattuto tra flussi in miglioramento e l’assenza di progressi diplomatici, mentre Arabia Saudita, Pakistan e Turchia hanno concordato un dispiegamento militare rapido dopo gli ultimi attacchi degli Houthi contro le infrastrutture saudite. Le tensioni politiche in Francia, Spagna e Brasile hanno avuto effetti limitati sui mercati americani, dove il calendario societario è stato dominato dalle operazioni di fusione e acquisizione. Il fatto della giornata, però, è un altro: le azioni sono salite nonostante un nuovo rialzo dei rendimenti a lungo termine. La soglia di dolore che il mercato azionario è disposto a tollerare sui tassi d’interesse continua a salire. Ad aiutare sono stati la stabilizzazione delle scadenze brevi e il ridimensionamento delle attese di stretta in ottobre. Sullo sfondo, gli operatori guardano già alla stagione dei conti del terzo trimestre, attesa a riportare l’attenzione sulla solidità dei bilanci societari e sulla spinta dell’intelligenza artificiale. Pesa a favore anche il calendario: nonostante qualche vento contrario a breve termine, il quarto trimestre è storicamente il migliore dell’anno per le azioni, e la ripresa imminente dei riacquisti di azioni proprie aggiunge un compratore stabile.

Utili al 29,5%, metà dall’AI

Il motivo per cui le azioni ignorano i tassi risiede nei numeri attesi per il terzo trimestre. Secondo FactSet, gli utili dell’S&P 500 dovrebbero crescere del 29,5% su base annua, il terzo trimestre consecutivo oltre il 25%, mentre i ricavi sono visti in aumento del 12,3%, la terza crescita a doppia cifra consecutiva. Il contributo è concentrato: la tecnologia dovrebbe rappresentare il 65%, con i semiconduttori e le apparecchiature per la loro produzione come voce principale. Goldman Sachs ha quantificato la dipendenza: i beneficiari della spesa per le infrastrutture dell’intelligenza artificiale dovrebbero rappresentare oltre la metà della crescita degli utili dell’intero indice, con gli investimenti dei grandi fornitori di servizi cloud in aumento del 116%. I temi della stagione saranno due: quanto quella spesa si traduce in ricavi e quanta produttività genera davvero. Sul posizionamento le letture divergono. Morgan Stanley sostiene che il ribasso delle valutazioni estive ha aperto punti di ingresso interessanti, citando il miglioramento delle revisioni degli utili nei comparti più colpiti, a partire dai beni capitali. Jefferies ha argomentato che la pulizia del terzo trimestre ha creato opportunità selettive, vista l’ampia dispersione tra i titoli, e che i titoli peggiori, con fondamentali intatti, sarebbero tra i primi a recuperare quando torna l’appetito per il rischio. RBC Capital Markets ha confermato l’obiettivo di 8.150 punti sull’S&P 500 a fine anno, ma ha avvertito che una correzione del 5-10% resta probabile nel breve termine, citando l’escalation in Medio Oriente, le revisioni al ribasso delle stime sugli utili, l’incertezza delle elezioni di metà mandato con le possibili ricadute sulla spesa per l’AI, l’inflazione che non scende e una Fed destinata a restare alta a lungo. Il punto di equilibrio è tutto lì: se oltre la metà della crescita degli utili dipende da chi costruisce data center, l’indice non sta più scommettendo sull’economia americana, ma sulla capacità di tali società di continuare a spendere al ritmo dell’116% annuo.