Il punto sul mercato di Integrae SIM

“Il denaro non si amministra da solo.” (Walter Bagehot)
Venerdì scorso le Borse europee hanno chiuso una settimana nervosa in ordine sparso, ma con il segno più, sostenute dalle indiscrezioni su un accordo per fasi tra Stati Uniti e Iran per riaprire lo Stretto di Hormuz, sullo schema del memorandum già siglato a giugno. Lo Stoxx 600 ha guadagnato lo 0,3%, il DAX lo 0,6%, il FTSE 100 lo 0,2%, il FTSE MIB lo 0,36%, mentre il CAC è rimasto invariato. Il sostegno è arrivato in mattinata e si è affievolito nel pomeriggio, in scia dell’andamento incerto della seduta americana, con gli operatori concentrati sulle oscillazioni del petrolio e sui rendimenti. Il greggio e i rendimenti dei Treasury a breve termine si sono allontanati dai massimi, pur restando elevati, mentre il riacquisto di titoli del Tesoro americano si è fermato sotto la soglia di 6 miliardi di dollari e i commenti dei membri della Fed hanno mantenuto un tono da falco. Il vertice Trump-Xi si è svolto come previsto, senza risultati concreti annunciati. Sul fronte europeo, il messaggio è stato univoco: il governatore della Bank of England, Bailey, e le vicegovernatrici Lombardelli e Breeden hanno lasciato intendere che un rialzo dei tassi a novembre è sempre più probabile. A Francoforte si è invece aperto un tema di successione: Isabel Schnabel ha annunciato che lascerà il comitato esecutivo della BCE a gennaio, un anno prima del previsto, e la corsa a succedere a Christine Lagarde rischia di accelerare.
Semiconduttori chiudono bene la settimana
Wall Street ha confermato il tono positivo con una seduta chiusa vicino ai massimi: il Dow Jones ha guadagnato lo 0,93%, l’S&P 500 lo 0,51%, il Nasdaq lo 0,48%, il Russell 2000 lo 0,07%. S&P 500 e Nasdaq hanno archiviato anche una buona settimana, trainati dal settore tecnologico, con i semiconduttori tra i migliori della giornata. A spingere gli indici è stato il calo del petrolio dopo le notizie sui progressi diplomatici con l’Iran, però rapidamente smentite da Teheran, a chiudere un’altra settimana di titoli contraddittori sul conflitto. Sui tassi, il movimento è stato opposto rispetto a quello dei giorni precedenti: i rendimenti a breve termine sono diminuiti rispetto a quelli a lungo termine, dopo giorni di record sul rialzo dei tassi americani. Il vertice tra Trump e Xi è passato quasi inosservato, anche perché le attese erano basse e i dettagli sono attesi all’inizio di questa settimana. Il tema dell’intelligenza artificiale ha fatto meglio del mercato, con l’attenzione spostata sull’espansione della domanda di capacità di calcolo per l’esecuzione di modelli e agenti: Akamai ha firmato un accordo di infrastruttura cloud con Anthropic, dopo lo slancio di Muse, e Microsoft si è distinta con la nuova versione dell’applicazione Copilot per le imprese, che integra scrittura di codice, chat e agenti. La settimana porta i conti di Micron, la chiusura di mese e di trimestre mercoledì, l’indice ISM manifatturiero giovedì e i dati sull’occupazione americana venerdì.
Le imprese smettono di indebitarsi
Dietro la calma di venerdì, l’aggiornamento della BCE sulla massa monetaria ha mostrato dove la stretta sta già arrivando. La crescita annua dei prestiti al settore privato è salita al 4,3% in agosto, rispetto al 4,1% precedente, ma il dato aggregato nasconde due direzioni opposte: i prestiti alle imprese sono rallentati al 4,2% dal 4,4%, mentre quelli alle famiglie sono rimasti fermi al 3,1%. Il confronto con luglio rende il cambio di passo più visibile, perché il credito alle aziende aveva toccato il livello più alto da metà 2023 e quello alle famiglie il massimo da inizio 2023. Il dettaglio dei nuovi finanziamenti è netto: i prestiti alle imprese si sono più che dimezzati, scendendo a 11 miliardi di euro dai 21 miliardi del mese precedente. Le spiegazioni indicate sono due, e vanno nella stessa direzione: condizioni finanziarie più rigide hanno reso le aziende più caute nel chiedere denaro, e l’incertezza globale ha frenato i piani di investimento. Le famiglie hanno invece continuato a indebitarsi nonostante i tassi più alti, con 19 miliardi rispetto ai 17 miliardi precedenti. Per gli analisti il ritmo attuale del credito basta a sostenere una crescita modesta dell’Eurozona, e il quadro resta ambiguo: l’indagine sui prestiti bancari del secondo trimestre aveva segnalato condizioni più severe, ma l’ultimo sondaggio sulle aspettative dei consumatori ha rilevato una quota netta di persone che ha trovato l’accesso al credito leggermente più facile. Il punto è che nessuno di questi numeri incorpora ancora il rialzo di settembre, che deve ancora trasferirsi all’economia, né quelli che il mercato dà ormai per probabili in autunno. Se le imprese hanno dimezzato la richiesta di prestiti prima che la stretta arrivasse davvero, la domanda non è più quanto salirà il costo del denaro, ma chi resterà disposto a pagarlo.