Il punto sul mercato di Integrae SIM

“L’inflazione è sempre e ovunque un fenomeno monetario.” (Milton Friedman)
La tregua sui bond e il ripiegamento del petrolio hanno riportato giovedì le Borse europee in rialzo, vicino ai massimi di seduta, a conferma del recupero di mercoledì dopo i minimi di tre mesi toccati martedì dallo Stoxx 600. L’indice ha guadagnato lo 0,9%, il FTSE 100 l’1,2%, il DAX lo 0,7%, il CAC lo 0,6%, il FTSE MIB lo 0,8%. A sostenere il petrolio è stata una notizia di Reuters: la Cina ha chiesto all’Iran di frenare gli Houthi. Il rimbalzo è arrivato nonostante due banche centrali orientate ad una stretta. La Fed ha alzato i tassi di 25 punti base come atteso e Warsh ha tenuto un tono da falco, ma proprio l’insistenza sulla lotta all’inflazione è stata letta come un recupero di credibilità dopo i dubbi nati dalla riunione di giugno. La stampa ha sottolineato come la mossa alzi la posta in gioco per le altre banche centrali, dalla Bank of England ai policymaker asiatici. La BoE ha lasciato il tasso di riferimento al 3,75% con un voto spaccato, sei a tre, come previsto, ma il comunicato ha avvertito che il rischio di un rialzo dell’inflazione cresce quanto più dura il conflitto con l’Iran e ha indicato prezzi poco sopra il 4% nel primo trimestre del 2027. Per il resto il calendario europeo è stato tranquillo: l’inflazione finale dell’Eurozona ha confermato la stima flash, senza effetti sui mercati.
Wall Street rimbalza, l’AI guida
Anche Wall Street ha ritrovato slancio dopo tre sedute consecutive di ribasso: il Dow Jones ha guadagnato lo 0,62%, l’S&P 500 l’1,14%, il Nasdaq l’1,69%, il Russell 2000 lo 0,55%. Per S&P 500 e Nasdaq è stata la seduta migliore dal 4 agosto, anche se il primo è rimasto leggermente negativo nel corso della settimana, mentre il secondo è tornato appena sopra la parità. Protagonista il tema dell’intelligenza artificiale: i semiconduttori e le memorie hanno corso; le grandi società tecnologiche hanno messo a segno guadagni solidi. Il calo del petrolio ha dato una spinta, pur chiudendo lontano dai minimi, in una giornata di segnali contrastanti dal Medio Oriente: Trump ha valutato di nuovo la ripresa delle operazioni militari, la Cina ha fatto pressione sull’Iran, i flussi di greggio sauditi sono apparsi più resistenti del temuto. Gli acquisti sui Treasury hanno sostenuto il quadro, nonostante le letture degli analisti su una Fed più dura del previsto e i dati del mattino, le richieste di sussidi e la Philly Fed, che hanno confermato un mercato del lavoro solido e prezzi appiccicosi. Il flusso di notizie sull’AI è stato favorevole: l’accordo tra Generac e Amazon, il collocamento di Nebius, le operazioni di CoreWeave e i commenti positivi sulle raccolte di capitale ed emissioni di debito. In direzione opposta, i fondi sistematici: secondo Goldman Sachs, i CTA sono venditori in ogni scenario, con 30 miliardi di dollari in uscita anche a mercato fermo. Sullo sfondo, i toni positivi dalle conferenze delle banche d’affari e il vertice Trump-Xi della prossima settimana.
Europa, il rally mostra fatica
Il rimbalzo non ha cancellato un problema di fondo che Bloomberg ha messo in evidenza: la fiducia degli investitori nel rally europeo mostra segni di stanchezza. Nell’ultimo mese le Borse del continente hanno fatto peggio di quelle degli Stati Uniti nonostante i dati macro tenuti e i dubbi sulla spesa americana per l’intelligenza artificiale. Il motivo è strutturale: l’Europa dipende dalle importazioni di energia, e un periodo prolungato di prezzi alti la colpisce più degli altri. Il rally, inoltre, si è concentrato quest’anno su pochi titoli, rendendolo più esposto a una correzione. Il sondaggio di Bank of America tra i gestori ha registrato un caso rialzista più debole: la politica fiscale è ancora considerata un sostegno, ma l’ottimismo sulla crescita si è attenuato. Il 43% degli investitori europei indica come rischi principali una delusione sugli investimenti in AI e un rallentamento della spesa per i data center, seguiti dall’incertezza sulla politica americana e da uno shock energetico. Il maggiore potenziale al rialzo, per contro, deriverebbe da un calo duraturo dei prezzi dell’energia e da un allentamento dell’inflazione. Alla stessa conclusione porta il doppio avvertimento della BCE: Vujčić e Lagarde hanno evocato una correzione borsistica per le valutazioni gonfiate dall’AI, e Lagarde ha chiesto all’Europa di sviluppare tecnologia propria per non perdere autonomia e guadagni di efficienza. La logica è stringente: la seduta di giovedì è salita perché il petrolio è sceso. Se il vantaggio dell’Europa dipende da un prezzo dell’energia che l’Europa non controlla, il rally durerà finché durerà la tregua a Hormuz.