Il punto sul mercato di Integrae SIM

“La natura aborre il vuoto.” (Aristotele)
Le Borse europee hanno chiuso in territorio misto mercoledì, con l’attenzione ancora concentrata sul comparto dell’intelligenza artificiale dopo le vendite della settimana sui titoli tecnologici. Lo Stoxx 600 ha guadagnato lo 0,1%, il FTSE 100 lo 0,3% e il CAC lo 0,5%, mentre il DAX ha perso lo 0,6% e il FTSE MIB lo 0,74%. Il sentiment resta cauto dopo il ritracciamento del fattore momentum, che ha portato l’indice dei semiconduttori a perdere l’8%, una correzione che gli analisti attribuiscono più a dinamiche tecniche e a un posizionamento eccessivo che a un reale cambiamento dei fondamentali. Alcuni analisti sell-side hanno individuato opportunità nei titoli europei legati alle infrastrutture per l’intelligenza artificiale, colpiti dal contagio negativo proveniente dai mercati globali nonostante il calo del petrolio. Sul fronte macro, l’indice IFO sul clima di fiducia delle imprese tedesche è migliorato a giugno, come atteso, con entrambe le componenti, quelle sulle condizioni attuali e sulle aspettative, in rialzo. Le banche europee si confermano il settore migliore rispetto allo Stoxx 600, con un momentum positivo tornato dalla metà di giugno: gli analisti sottolineano la resilienza strutturale del settore in un contesto macro impegnativo, anche se la domanda di credito resta debole, in particolare nei segmenti più sensibili ai tassi come i mutui.
Wall Street incerta: i rendimenti scendono, ma la Fed resta un freno
Wall Street ha chiuso in territorio misto mercoledì, con il Dow Jones in rialzo dello 0,36% e il Russell 2000 dello 0,37%, mentre l’S&P 500 ha perso lo 0,10% e il Nasdaq lo 0,43%. Il mercato non è riuscito a mantenere i guadagni iniziali, con la nuova debolezza del momentum, dei semiconduttori e della memoria che ha controbilanciato il movimento di rotazione verso i settori ciclici e legati alla riapertura economica. Il forte calo dei rendimenti obbligazionari e il prosieguo della discesa del petrolio non sono bastati a sostenere le azioni, con il tono restrittivo della Fed che resta un freno persistente: il mercato prezza ancora circa 33 punti base di rialzi entro fine anno. JPMorgan ha alzato il target di fine anno 2026 per l’S&P 500 a 7.800 da 7.600, citando lo slancio degli utili trainato dal boom degli investimenti nell’intelligenza artificiale e un quadro macro solido, pur segnalando un percorso non lineare verso l’alto e diversi ostacoli da superare, inclusa una soglia più alta per utili e investimenti in vista della stagione delle trimestrali del secondo trimestre. Barclays e Stifel avevano già alzato i propri target alla stessa cifra nei giorni precedenti.
L’euro ai minimi da un anno: Lagarde divide i mercati dalla Fed
L’euro è sotto pressione contro il dollaro, vicino ai minimi dell’ultimo anno, dopo che i nuovi dati PMI dell’Eurozona hanno rafforzato le aspettative che la Bce possa non dover aumentare ulteriormente i tassi d’interesse quest’anno. Il segnale più chiaro è arrivato dall’allentamento delle pressioni inflazionistiche, anche se i dati erano stati raccolti in gran parte prima della firma del memorandum d’intesa tra Stati Uniti e Iran del 17 giugno, lasciando presagire un quadro ancora più favorevole nei dati definitivi. Le letture più morbide sui prezzi arrivano dopo che la presidente Lagarde ha minimizzato il rischio di effetti di seconda tornata persistenti legati ai costi energetici più elevati. Société Générale segnala che il divario tra i rendimenti dei titoli a due anni americani e tedeschi si è allargato ai massimi da nove mesi, un fattore che spingerebbe l’euro-dollaro verso quota 1,13. ING attribuisce il calo della moneta unica al tono accomodante di Lagarde, con un test della soglia di 1,1400 che appare sempre più probabile. Bank of America mantiene una posizione tatticamente corta sull’euro-dollaro, attendendosi che la debolezza relativa dei dati europei e un possibile repricing della politica della Fed mantengano il rischio orientato al ribasso nel corso dell’estate, pur conservando una visione di medio termine più costruttiva sulla moneta unica.