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Insights 4 Giu 2026

Il punto sul mercato di Integrae SIM

“La diplomazia è l’arte di far sì che gli altri la vedano a modo tuo.” (Dante Alighieri)

Le Borse europee hanno chiuso in rialzo giovedì, trovando un po’ di respiro dopo le sedute difensive delle ultime giornate. Lo Stoxx 600 ha guadagnato lo 0,5%, il CAC l’1,1%, il DAX lo 0,6% e il FTSE 100 lo 0,3%. A sostenere il sentiment, il calo del petrolio, seguito all’annuncio di un cessate il fuoco tra Israele e Libano, ha dato sollievo ai mercati obbligazionari e ha ridotto la pressione sui rendimenti. Sul fronte iraniano, Trump ha dichiarato che lo Stretto di Hormuz verrà riaperto immediatamente una volta che l’Iran avrà firmato il memorandum d’intesa, ma la presenza di mine navali e le rivendicazioni iraniane di sovranità sullo Stretto complicano i tempi. Il Congresso americano ha approvato una risoluzione simbolica per limitare i poteri di guerra di Trump in Iran, senza effetti pratici immediati. I PMI delle costruzioni dell’Eurozona sono migliorati a maggio, pur restando in territorio di contrazione. Sul fronte commerciale, l’amministrazione americana ha proposto nuovi dazi tra il 10% e il 12,5% su 60 paesi, tra cui l’Unione europea e il Regno Unito, citando il mancato contrasto alle importazioni prodotte con lavoro forzato. La mossa rischia di riaprire le tensioni commerciali transatlantiche proprio mentre Bruxelles aveva appena finalizzato un accordo che limitava la maggior parte delle esportazioni europee verso gli Stati Uniti al 15%. Lo strumento giuridico scelto è la Sezione 301 del Trade Act del 1974, considerata più solida della base legale usata in precedenza e già bocciata dalla Corte Suprema. Il rapporto dell’ufficio del rappresentante commerciale americano è stato criticato per la sua leggerezza argomentativa, con tutti e 60 i paesi accusati con formule quasi identiche, in un’evidente operazione di copia-incolla.

Wall Street festeggia: il Dow Jones aggiorna i massimi storici

Wall Street ha chiuso in rialzo giovedì in una seduta tranquilla, con il Dow Jones che ha aggiornato i massimi storici di chiusura. Il Dow ha guadagnato l’1,73%, l’S&P 500 lo 0,41% e il Russell 2000 l’1,45%, mentre il Nasdaq ha ceduto lo 0,09%. Le piccole capitalizzazioni hanno sovraperformato, un segnale di una partecipazione al rialzo più ampia rispetto alle settimane precedenti. Alphabet e Nvidia sono stati i protagonisti tra i Magnifici Sette. I semiconduttori e la memoria hanno chiuso in rosso dopo i risultati di Broadcom, ma ben lontani dai minimi di giornata, con gli investitori che hanno scelto di acquistare sul calo in un contesto di ottimismo ancora vivo sull’intelligenza artificiale. Le aspettative di rialzo della Fed si sono leggermente raffreddate, con il calo del petrolio e la stabilizzazione dei rendimenti come fattori di supporto. Qualche preoccupazione emerge sulle valutazioni tecnologiche: secondo Bespoke, il rapporto prezzo-utili del settore tech si trova al 100° percentile dell’ultimo decennio, sulla base degli ultimi dodici mesi, pari a 47 volte gli utili. Il mercato attende il dato sui posti di lavoro non agricoli di venerdì, considerato una conferma della solidità del ciclo americano, mentre cresce l’attenzione sui segnali di biforcazione nei consumi tra le famiglie a reddito alto e a reddito basso.

I dazi tornano a bussare: Bruxelles nel mirino con la Sezione 301

La proposta americana di nuovi dazi compresi tra il 10% e il 12,5% su 60 paesi arriva in un momento particolarmente delicato per le relazioni commerciali transatlantiche. Lo strumento scelto, la Sezione 301 del Trade Act del 1974, è storicamente difficile da contestare in sede giudiziaria, a differenza della base legale delle tariffe di “Liberation Day” che la Corte Suprema aveva bocciato a febbraio. L’accusa rivolta all’Unione Europea è quella di non fare abbastanza contro le importazioni prodotte con lavoro forzato, una tesi che molti analisti considerano debole: Bruxelles ha introdotto norme sulla tracciabilità delle catene di approvvigionamento più stringenti di qualsiasi altra giurisdizione occidentale, suscitando peraltro forti critiche da parte dell’industria europea. Il tempismo è problematico: l’accordo commerciale UE-USA era stato appena ratificato dal Parlamento europeo con un tetto del 15% sulla maggior parte delle esportazioni europee. Se la proposta si traducesse in misure concrete, riaprirebbe un fronte che sembrava chiuso, con Bruxelles costretta a scegliere tra ritorsione e nuove concessioni, in un momento in cui ha già poco margine negoziale.