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Insights 18 Mag 2026

Il punto sul mercato di Integrae SIM

“L’inflazione è come il dentifricio: una volta uscita dal tubetto, è difficile rimetterla dentro.” (Karl Otto Pöhl)

Le Borse europee hanno chiuso in rialzo lunedì, lontane però dai massimi di seduta, con i mercati che hanno accolto con cauto ottimismo le indiscrezioni su una possibile svolta diplomatica con l’Iran. Lo Stoxx 600 ha guadagnato lo 0,5%, il DAX l’1,5%, il FTSE 100 l’1,3% e il CAC lo 0,4%, mentre il FTSE MIB ha perso lo 0,91%, dato però da leggere tenendo conto dello stacco cedola per circa l’1,5%. A muovere i mercati è stata un’indiscrezione di Al Arabiya secondo cui l’Iran starebbe cercando una lunga tregua con una riapertura graduale dello Stretto di Hormuz. Nessuna conferma è arrivata da nessuna delle due parti, ma la notizia ha contribuito a far scendere il petrolio e a stabilizzare i rendimenti obbligazionari, dopo la pressione al rialzo della settimana scorsa. Sul fronte fiscale europeo, la giornata ha messo in primo piano la mossa della premier italiana, Giorgia Meloni, che ha chiesto all’Unione europea di allentare le regole di bilancio per consentire agli Stati di intervenire più aggressivamente a sostegno delle famiglie colpite dalla crisi energetica. Roma vorrebbe che la spesa per la crisi energetica fosse inclusa nella cosiddetta clausola di salvaguardia nazionale, normalmente riservata a eventi eccezionali come le emergenze di difesa, che consente deviazioni temporanee dai limiti di deficit e debito europei. La Commissione europea ha respinto la richiesta, ma la vicenda mette in luce come lo shock energetico legato alla guerra stia evolvendo da un problema temporaneo di inflazione a una vera e propria crisi fiscale, con governi sempre più alla ricerca di poteri di intervento straordinari. Roma punta in particolare a finanziare tagli alle tasse sui carburanti e misure di sostegno ai consumatori, mentre cresce il rischio di tensioni sociali, con scioperi dei camionisti già in programma.

Wall Street in bilico: Trump annuncia un attacco, poi ci ripensa

Wall Street ha chiuso in territorio misto lunedì in una seduta molto volatile, con i principali indici che hanno recuperato dai minimi nel finale. Il Dow Jones ha guadagnato lo 0,32%, mentre l’S&P 500 ha perso lo 0,07%, il Nasdaq lo 0,51% e il Russell 2000 lo 0,65%. La partecipazione al rialzo è stata più ampia del solito, con la maggioranza dei settori in territorio positivo e il mercato a pari peso che ha sovraperformato la versione a capitalizzazione di circa 70 punti base, segnale che il rally si sta allargando oltre i pochi titoli che lo hanno guidato nelle ultime settimane. A dominare la seduta è stato un post sui social media di Trump nel tardo pomeriggio, in cui il presidente ha rivelato che i leader del Qatar, degli Emirati Arabi e dell’Arabia Saudita gli avevano chiesto di rinviare un attacco militare all’Iran pianificato per il giorno successivo. La notizia ha scatenato volatilità, con il mercato che ha oscillato tra scenari di escalation e speranze di una via diplomatica. I semiconduttori, la memoria e i Magnifici Sette hanno continuato a cedere terreno, estendendo il ridimensionamento del momentum delle ultime sedute. A preoccupare gli investitori restano le scorte di energia in rapido deterioramento, la pressione al rialzo sui prezzi energetici e gli effetti a cascata sulle catene di approvvigionamento globali, mentre il mercato attende i risultati di Nvidia e le trimestrali del settore retail nel corso della settimana.

Meloni sfida Bruxelles: la crisi energetica diventa una questione fiscale

La richiesta di Meloni all’Unione europea di trattare la crisi energetica come un’emergenza straordinaria, al pari della difesa, fotografa con precisione la traiettoria in cui si trova l’Europa: uno shock che nasce come problema di inflazione si sta trasformando in una crisi fiscale con potenziali ripercussioni sociali. Roma vuole finanziare tagli alle accise sui carburanti e sussidi alle famiglie, ma i margini di bilancio sono stretti e le regole europee non aiutano. Il rifiuto della Commissione non chiude il dibattito, anzi lo apre: altri governi europei si trovano di fronte allo stesso dilemma, con la differenza che alcuni hanno spazio fiscale maggiore e altri, come l’Italia, partono già con deficit e debito elevati. Il rischio di una risposta frammentata, con ogni paese che agisce in modo sparso, è esattamente quello che Bruxelles vorrebbe evitare, ma senza una soluzione comune credibile, il pressing dei governi nazionali è destinato ad aumentare. Nel frattempo, le tensioni sociali crescono, con scioperi dei camionisti già annunciati, e il conto politico dello shock energetico inizia a farsi sentire anche nei sondaggi.