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Insights 17 Mag 2026

Il punto sul mercato di Integrae SIM

“I mercati finanziari sono macchine per creare rimpianti.” (Daniel Kahneman)

Venerdì scorso le Borse europee hanno archiviato la settimana con una seduta in forte ribasso, confermando un quadro macroeconomico in deterioramento su più fronti. Lo Stoxx 600 ha perso l’1,5%, il DAX il 2%, il FTSE MIB l’1,87%, il CAC l’1,6% e il FTSE 100 l’1,7%. Il conflitto iraniano continua a alimentare il dibattito stagflazionistico in seno alla Bce, con alcuni funzionari che hanno avvertito che l’inflazione guidata dal petrolio potrebbe disancorare le aspettative e rendere necessari ulteriori rialzi dei tassi d’interesse. I dati macroeconomici hanno confermato un rallentamento del ciclo: il sentiment tedesco resta fragile nonostante il rimbalzo del ZEW, e il ministero dell’Economia tedesco ha segnalato un impatto significativo sulla crescita del secondo trimestre per effetto dei costi energetici e dell’incertezza. In Francia, il tasso di disoccupazione è salito all’8,1%, segnalando un deterioramento del mercato del lavoro. Gli investimenti aziendali nell’Unione europea si trovano ai minimi da undici anni, schiacciati dall’incertezza geopolitica e regolatoria. Sul fronte energetico, la crescente dipendenza dal GNL americano, il record di energia solare prodotta ma non immessa in rete per eccesso di offerta e il dibattito sulla flessibilità degli stoccaggi di gas hanno aggiunto pressione a un sistema già sotto stress.

Wall Street cede terreno: i rendimenti salgono, l’AI rallenta

Venerdì scorso Wall Street ha chiuso in ribasso, recuperando parzialmente dai minimi di seduta in una giornata che ha restituito parte dei guadagni della settimana. Il Dow Jones ha perso l’1,07%, lo S&P 500 l’1,24%, il Nasdaq l’1,54% e il Russell 2000 l’2,44%. I semiconduttori e la memoria hanno registrato vendite marcate, con Tesla e Nvidia in calo di oltre il 4%. A pesare sul sentiment, il rialzo dei rendimenti obbligazionari globali, con il Treasury a due anni al livello più alto degli ultimi quattordici mesi e il decennale ai massimi da dodici mesi, in un contesto in cui il mercato prezza 14 punti base di rialzi della Fed entro dicembre e un rialzo completo entro aprile prossimo. L’assenza di progressi concreti sul fronte iraniano e la mancanza di risultati tangibili dal summit Trump-Xi hanno aggiunto ulteriore delusione. A limitare il ribasso, la domanda degli investitori retail che continuano ad acquistare sui ribassi, l’entusiasmo per l’intelligenza artificiale, qualche segnale di ripresa del traffico nello Stretto di Hormuz e il momentum dell’attività di M&A. Per la settimana, l’S&P 500 ha chiuso leggermente positivo, il Nasdaq in lieve calo e il Russell 2000 come fanalino di coda.

Nvidia e Cisco riscrivono i record: l’AI allarga i suoi confini

La settimana ha consegnato al mercato due storie capaci di tenere viva la narrativa sull’intelligenza artificiale anche in un contesto di crescente volatilità. Nvidia ha guidato i guadagni dell’S&P 500 nel mese di maggio fino a giovedì, con il titolo che ha guadagnato 900 miliardi di dollari di capitalizzazione in sette sedute, portando il valore complessivo vicino ai 6.000 miliardi di dollari. Da sola, Nvidia ha rappresentato oltre un terzo del guadagno mensile dell’indice. Cisco ha alimentato la narrativa con risultati che hanno mostrato un’accelerazione degli ordini del 35%, con una crescita di 17 punti percentuali rispetto al trimestre precedente, trainata dalla domanda di reti per l’intelligenza artificiale e per i campus aziendali. La società ha alzato le previsioni sugli ordini AI per l’anno fiscale 2026 a 9 miliardi di dollari, dai precedenti 5 miliardi, con i ricavi AI rivisti al rialzo di 1 miliardo, a 4 miliardi. A completare il quadro, il debutto in borsa (IPO) di Cerebras, produttrice di chip su scala wafer per l’inferenza AI, ha raccolto 5,5 miliardi di dollari, valutando la società 67 miliardi, la più grande offerta pubblica di un’azienda di semiconduttori nella storia. Il titolo è balzato del 68% nel primo giorno di contrattazioni.