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Insights 14 Mag 2026

Il punto sul mercato di Integrae SIM

“Nulla è più difficile da prevedere del futuro.” (Winston Churchill)

Le Borse europee hanno trovato supporto nel summit Trump-Xi a Pechino e nel flusso di notizie positive sull’intelligenza artificiale. Il vertice tra i due presidenti non ha prodotto sorprese: le attese di un’estensione della tregua commerciale, con impegni cinesi su acquisti di aerei, soia ed energia, sembrano destinate a essere confermate, mentre su restrizioni all’export di terre rare e chip avanzati nessuno dei due lati ha ceduto terreno significativo. Gli Stati Uniti e la Cina hanno concordato l’opposizione ai pedaggi nello Stretto di Hormuz, con alcune notizie su petroliere che hanno ripreso a transitare nello Stretto nei giorni recenti. Sul fronte dell’intelligenza artificiale, i risultati e le indicazioni prospettiche di Cisco hanno superato le attese, il debutto in borsa di Coreweave ha suscitato forte entusiasmo, e la notizia che gli Stati Uniti hanno autorizzato le vendite di chip H200 di Nvidia a dieci aziende cinesi, pur con l’approvazione cinese ancora pendente, ha alimentato il sentiment. La presidente della Bce, Lagarde, ha ribadito l’appello alle riforme europee di fronte alle crescenti tensioni geopolitiche, mentre l’economista capo Lane ha dichiarato che i dati sull’impatto della guerra in Iran sono ancora insufficenti.

Wall Street torna sui massimi: AI e Cisco spingono ancora

A Wall Street l’S&P 500 e il Nasdaq hanno aggiornato per l’ennesima volta i massimi storici, avviandosi verso una settimana di guadagni solidi, sulle ali dell’entusiasmo per l’intelligenza artificiale come principale motore del rialzo. I semiconduttori e il software a grande capitalizzazione hanno guadagnato moderatamente; la memoria ha ceduto terreno e i Magnifici Sette hanno mostrato un andamento misto. I tassi si sono stabilizzati, anche se le letture sull’inflazione più calde di questa settimana restano un fattore di preoccupazione sullo sfondo, con il mercato che prezza circa 10 punti base di rialzi della Fed entro fine anno. Le preoccupazioni strutturali restano invariate: il rally continua a essere guidato da pochi titoli, il posizionamento sul momentum e sull’intelligenza artificiale è su percentili storicamente elevati e i consumi mostrano segnali di indebolimento, con i titoli discrezionali (lusso etc..) che continuano a sottoperformare.

Hormuz come spartiacque: Morgan Stanley calcola il costo del ritardo

Le Borse europee rischiano di restare intrappolate in un trading laterale finché lo Stretto di Hormuz non riaprirà. Secondo Morgan Stanley, circa solo il 35% degli utili europei ha già mostrato un trasferimento dei costi energetici sui prezzi finali. Se la chiusura si prolungasse fino a fine anno, le revisioni negative potrebbero incidere fino al 55% sugli utili, un impatto ben peggiore di quanto i mercati stiano attualmente scontando. Le menzioni di costi operativi e prezzi dell’energia nelle comunicazioni aziendali hanno già superato i livelli del 2022. I profitti delle grandi major energetiche sono balzati nel primo trimestre, riaccendendo il dibattito sulle imposte sugli extraprofitti in tutta Europa. I flussi in entrata verso le azioni europee si sono praticamente azzerati dall’inizio del conflitto, mentre negli Stati Uniti si è registrato un ritorno degli investitori. Sul fronte degli utili, il quadro attuale è più resiliente del temuto: i dati di FactSet per i primi di maggio collocano la crescita degli utili per azione dello Stoxx 600 per il 2026 tra l’8% e il 10%, con gli analisti che hanno ritoccato leggermente al rialzo le stime dopo i risultati del primo trimestre. Lo scenario base di Morgan Stanley è più ottimista all’11,5% per il 2026, trainato dall’energia, mentre la stima per il 2027 scende al 5,9% per effetto del venir meno dei venti fattori favorevoli alle materie prime. Una divergenza tra il consensus bottom-up e le aspettative top-down che dice tutto sull’incertezza che circonda il mercato europeo in questo momento.