Il punto sul mercato di Integrae SIM

“I numeri non mentono, ma i bugiardi usano i numeri.” (Mark Twain)
Le Borse europee hanno chiuso in territorio misto lunedì, con movimenti contenuti in una seduta priva di catalizzatori forti. Lo Stoxx 600 e il DAX hanno perso lo 0,1%, il CAC lo 0,8%, mentre il FTSE 100 ha guadagnato lo 0,4% e il FTSE MIB lo 0,76%. La stagione delle trimestrali europee ha superato la metà del percorso e i numeri di superficie sembrano incoraggianti: la crescita degli utili per azione dei reporter trimestrali è stata rivista al rialzo al 9% anno su anno rispetto al 4% stimato prima dell’avvio della stagione. I dettagli, però, raccontano una storia molto diversa. Senza il contributo dei finanziari e delle materie prime, la crescita degli utili diventa negativa, scendendo al -2%, segnale di una ripresa concentrata in pochissimi settori. Solo il 30% delle società ha superato le attese, ben al di sotto della media storica del 40%. Le sorprese positive sugli utili si attestano in media al 4% su base ponderata per capitalizzazione, ma scendono a appena l’1,3% escludendo i settori finanziari e delle materie prime. La reazione del mercato conferma l’umore degli investitori: le delusioni vengono punite con una sottoperformance relativa dell’1,4% nella seduta, mentre le sorprese positive portano solo lo 0,5% di sovraperformance, secondo l’analisi di Goldman Sachs, uno squilibrio che segnala un’ansia di fondo difficile da ignorare. La banca ha avvertito che l’Europa potrebbe stare avvicinandosi a un punto di svolta sui margini simile a quello del 2022-23: i produttori di materie prime stanno abbellendo i risultati aggregati oggi, ma i costi fissi si faranno sentire con il ritardo tipico del ciclo.
Wall Street regge nonostante petrolio, rendimenti e VIX in rialzo
Wall Street ha chiuso in lieve rialzo lunedì in una seduta tranquilla, con i principali indici che hanno terminato lontani dai massimi di giornata. Il Dow Jones e l’S&P 500 hanno guadagnato lo 0,19%, il Nasdaq lo 0,10% e il Russell 2000 lo 0,33%. I semiconduttori sono saliti di oltre il 2%, con Nvidia in evidenza, mentre il segmento delle memorie ha guidato i guadagni, alimentate dalle preoccupazioni per uno sciopero in Samsung. Il resto della big tech ha faticato a tenere il passo. La tenuta del mercato di fronte al rialzo simultaneo del petrolio, dei rendimenti e del VIX è stata letta dagli operatori come un segnale di fiducia nella traiettoria del conflitto iraniano, con il summit Trump-Xi in Cina questa settimana che contribuisce a mantenere bassa la propensione al rischio di escalation. La domanda di infrastrutture di calcolo per l’intelligenza artificiale resta il principale motore del sentiment, con i grandi fondi che continuano ad aumentare la loro esposizione al fattore momentum. Qualche preoccupazione emerge invece sui consumi e sui trasporti, dove l’impatto del rialzo del gas inizia a farsi sentire in modo più concreto, mentre il virus hantavirus è tornato sui radar come ulteriore variabile di incertezza.
Il rally è stretto come non mai: i segnali di allarme si moltiplicano
La forza apparente di Wall Street nasconde una concentrazione del mercato ai livelli più estremi degli ultimi trent’anni. Secondo Citadel, solo il 22% dei titoli dell’S&P 500 ha sovraperformato l’indice negli ultimi trenta giorni, il dato più basso dal 1995, in calo rispetto al 65% di febbraio. Appena 28 titoli su 503 spiegano il 50% dei rendimenti recenti, con il rapporto tra la versione a pari peso e quella a capitalizzazione dell’indice al 7° percentile del range dell’ultimo anno. A sostenere il movimento sono tornati con forza gli investitori retail: Citadel segnala che gli acquisti netti di azioni da parte dei piccoli investitori la settimana scorsa si sono collocati al 98° percentile dei flussi settimanali dal 2019, contribuendo a spingere gli indicatori di momentum verso percentili storicamente estremi. L’esposizione al momentum nel portafoglio di Goldman Sachs è al 99° percentile dell’ultimo anno, mentre il paniere AI di Morgan Stanley ha un indice di forza relativa superiore a 80, ai massimi storici. Le coperture a breve termine sul rischio di un’inversione del momentum stanno aumentando tra i clienti istituzionali, secondo Goldman Sachs, mentre Barclays ha segnalato che il rally del momentum ha raggiunto livelli che storicamente hanno preceduto correzioni significative.