Il punto sul mercato di Integrae SIM

“Il commercio, come la guerra, ha le sue vittime.” (Adam Smith)
Le Borse europee hanno chiuso in netto ribasso lunedì, vicino ai minimi di seduta, sotto la triplice pressione. Lo Stoxx 600 ha perso lo 0,9%, il DAX l’1,2% e il CAC l’1,7%, Piazza Affari -1%. A pesare sul sentiment, le ultime notizie sullo Stretto di Hormuz, l’annuncio di Trump di alzare i dazi sulle auto e i camion europei al 25% e il ritiro di 5.000 soldati americani dalla Germania, che hanno riacceso le preoccupazioni sui rapporti transatlantici. Il membro del Consiglio della Bce Stournaras ha avvertito che la crescita dell’Eurozona rischia di entrare in stagnazione o addirittura in recessione se lo Stretto rimane bloccato, con giugno che diventa una riunione “viva” per un possibile intervento. Sul fronte dei dati, l’indice Sentix di fiducia degli investitori dell’Eurozona ha superato le attese, ma è rimasto in territorio negativo, con la componente tedesca al livello più basso da gennaio 2025. Il sondaggio SPF della Bce prevede un picco dell’inflazione dell’Eurozona al 2,7% nel 2026, con un rientro verso il target del 2% entro il 2028. Le letture finali dei PMI hanno confermato le stime preliminari. Nel corso della settimana arriveranno i PMI dei servizi, i prezzi alla produzione europei, le vendite al dettaglio e la produzione industriale tedesca.
Wall Street in rosso: i dazi europei e Hormuz riaprono due fronti
Wall Street ha aperto la settimana in territorio negativo, recuperando parzialmente dai minimi della seduta. Il Dow Jones ha perso l’1,13%, l’S&P 500 lo 0,41%, il Russell 2000 lo 0,60% e il Nasdaq lo 0,19%. La big tech ha chiuso per lo più in rosso, con Amazon come eccezione grazie all’annuncio di una nuova iniziativa nella logistica. Il fine settimana ha portato una raffica di notizie negative, senza segnali di svolta: le preoccupazioni per un possibile ritorno alle ostilità nello Stretto di Hormuz si sono intensificate, trascinando il petrolio al rialzo, così come i rendimenti dei Treasury. Il rendimento del trentennale americano ha superato il 5%, il livello più alto da luglio 2025, con alcuni economisti che collegano il movimento all’effetto combinato degli shock di offerta e delle politiche fiscali espansive. Il mercato prezza ora 9 punti base di rialzi della Fed entro fine anno, rispetto a zero venerdì. Nonostante questo, gli investitori continuano a guardare ai fondamentali: trimestrali molto solide, domanda di infrastrutture di calcolo per l’intelligenza artificiale, tenuta dei consumi e capacità delle aziende di difendere i prezzi. Qualche preoccupazione emerge sulla concentrazione del rally e sull’impatto inflazionistico degli investimenti nell’intelligenza artificiale.
Le trimestrali americane stupiscono: utili al doppio delle attese
Con il 63% delle società dello S&P 500 che hanno già riportato, i numeri del primo trimestre continuano a sorprendere in positivo con un’ampiezza difficilmente prevedibile. Secondo FactSet, il tasso di crescita degli utili si attesta al 27,1%, più del doppio del 12,6% atteso all’inizio della stagione. I ricavi crescono dell’11,1%. L’84% delle società ha battuto le stime di consenso sugli utili per azione, sopra la media di un anno al 79% e quella di cinque anni al 78%. Il margine medio di sorpresa è del 20,7%, quasi tre volte la media storica. I temi ricorrenti nelle comunicazioni aziendali raccontano una storia coerente: domanda di infrastrutture di calcolo per l’intelligenza artificiale, tenuta dei consumi, capacità di trasferire i costi sui prezzi finali, impatto ancora limitato e localizzato del conflitto mediorientale, ripresa del ciclo industriale e revisioni al rialzo delle stime. Una stagione di trimestrali che, almeno per ora, sta offrendo al mercato l’argomento più solido per ignorare il rumore geopolitico.