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Insights 29 Apr 2026

Il punto sul mercato di Integrae SIM

Quando il gioco si fa duro, i duri cominciano a giocare.” (Anonimo)

Le borse europee hanno chiuso in ribasso mercoledì, prolungando la debolezza recente in una seduta condizionata dal rialzo del petrolio e dal conseguente aumento dei rendimenti obbligazionari. Lo Stoxx 600 ha perso lo 0,6%, il FTSE 100 l’1,2%, scivolando ai minimi dal 1° aprile, il CAC lo 0,5%, il FTSE MIB lo 0,51% e il DAX lo 0,3%. Il quadro macroeconomico europeo continua a deteriorarsi. L’indicatore di fiducia economica della Commissione europea è sceso ad aprile a 93,0, nettamente al di sotto del consensus di 95,1 e del precedente 96,6: tutti i componenti hanno peggiorato, con la fiducia dei consumatori in calo di quattro punti a -20,6 e le aspettative di occupazione ai minimi da tre mesi. Le intenzioni di acquisto e le aspettative sulla situazione economica generale si sono indebolite, mentre le aspettative sui prezzi di vendita sono balzate in modo marcato verso l’alto nell’industria, nel commercio al dettaglio e nelle costruzioni, aggiungendosi al forte aumento di marzo. Il think tank NIESR ha stimato che il conflitto iraniano potrebbe costare all’economia britannica 35 miliardi di sterline nei prossimi due anni. L’inflazione tedesca ad aprile è salita al 2,9% annuo, leggermente meno del temuto, con la componente core scesa al 2,3%, mentre la Spagna ha registrato un’inflazione armonizzata superiore alle attese. In vista delle decisioni della Bce e della Bank of England di oggi, la crescita dell’M3 dell’Eurozona si è rafforzata e i prestiti al settore privato sono aumentati a marzo, anche se il sondaggio bancario della vigilia aveva segnalato aspettative di calo della domanda di credito.

Wall Street quasi invariata: tutto rimandato ai Magnifici Sette

Wall Street ha chiuso mercoledì in territorio quasi invariato, con i mercati in attesa dei risultati delle grandi società tecnologiche dopo la chiusura. Il Dow Jones ha perso lo 0,57%, lo S&P 500 lo 0,04%, il Russell 2000 lo 0,60%, mentre il Nasdaq ha guadagnato lo 0,04%. A complicare il quadro, Trump ha respinto l’ultima proposta iraniana e sono circolate indiscrezioni su una possibile serie di attacchi americani mirati a sbloccare lo stallo negoziale, riaccendendo le preoccupazioni sull’autocompiacenza dei mercati di fronte alle interruzioni fisiche del mercato del greggio. Il presidente della Fed, Powell, ha dichiarato che la soglia per ignorare lo shock petrolifero è alta, il che complica ulteriormente il quadro dei tassi d’interesse. L’attenzione era però quasi interamente concentrata sui risultati dopo la chiusura di Amazon, Alphabet, Meta e Microsoft, con il mercato focalizzato sugli investimenti in intelligenza artificiale, sulle relative indicazioni prospettiche e sulla capacità di monetizzazione. Le trimestrali già pubblicate continuano a offrire segnali positivi sulla domanda di infrastrutture di calcolo, sulla tenuta dei consumi e sull’impatto ancora limitato e localizzato del conflitto mediorientale.

La fiducia europea crolla: i prezzi salgono, l’occupazione si incupisce

L’indagine della Commissione europea di aprile fotografa un’Eurozona che si avvita in un circolo difficile da spezzare. La fiducia nei servizi è scesa di 3,4 punti, con i fornitori che si attendono un impatto diretto dal calo dei consumi delle famiglie. Il commercio al dettaglio ha perso 1,7 punti, a causa di aspettative più deboli per il business e i volumi di magazzino. Solo l’industria e le costruzioni hanno mostrato un deterioramento marginale. Le aspettative di occupazione sono calate per il terzo mese consecutivo di quattro punti, con i piani di assunzione più deboli nei servizi, seguiti da quelli dell’industria e del commercio al dettaglio. Sul versante dei prezzi, le aspettative di inflazione dei consumatori sono balzate nuovamente al rialzo, prolungando il forte aumento di marzo e confermando la tendenza già emersa nelle indagini della Bce di questa settimana. Il quadro che emerge è quello di un’economia che rallenta mentre i prezzi continuano a salire, famiglie sempre più caute nella spesa e imprese che scaricano i costi sui consumatori finali. È la stagflazione nella sua forma più classica, e per la Bce e la Bank of England, che si riuniscono giovedì, non potrebbe arrivare in un momento più scomodo.