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Research, Update 11 Giu 2026

BREAKING NEWS

Il FY25A conferma e amplifica le criticità già emerse nel nostro precedente update, configurandosi come un esercizio particolarmente complesso per Aton Green Storage, segnato dalla forte contrazione del mercato italiano dei sistemi di accumulo residenziali, dal protrarsi dell’incertezza normativa, da un contesto geopolitico ancora instabile che ha continuato ad alimentare volatilità sui mercati energetici e pressioni sulle catene di approvvigionamento, e dalla conseguente necessità di avviare un percorso strutturato di riequilibrio economico-finanziario. In continuità con quanto osservato in sede di semestrale, la domanda nel comparto storage ha continuato a risentire della progressiva uscita dagli incentivi fiscali straordinari, del ritardo nell’entrata a regime dei nuovi strumenti di supporto e dell’atteggiamento delle multiutility dovuto alla scarsa visibilità sul quadro regolatorio. In tale contesto, la Società ha registrato ricavi netti pari a € 5,01 mln, in calo del 63,2% rispetto a € 13,64 mln del FY24A, mentre il valore della produzione si è attestato a € 5,14 mln, in contrazione del 68,0% rispetto a € 16,10 mln dell’esercizio precedente.

La contrazione dei ricavi ha avuto un impatto particolarmente rilevante sulla marginalità, in presenza di una struttura dei costi che non si è adeguata con la stessa rapidità al calo dei volumi. L’EBITDA è passato da € -2,74 mln del FY24A a € -9,18 mln nel FY25A, riflettendo una perdita operativa strutturale nell’esercizio, determinata da un livello di attività non sufficiente ad assorbire i costi industriali, commerciali e organizzativi della Società. L’EBIT si è attestato a € -10,98 mln, rispetto a € -4,17 mln del FY24A, dopo ammortamenti, svalutazioni e accantonamenti pari a € 1,80 mln. Dopo oneri finanziari netti per € 1,11 mln, inferiori rispetto a € 1,83 mln del FY24A ma comunque rilevanti rispetto alla scala attuale del business, il Net Income si attesta a € -12,31 mln, rispetto a € -5,97 mln del 2024. 

Sul piano patrimoniale, la NFP risulta pari a € 20,33 mln di debito, sostanzialmente stabile rispetto a € 20,50 mln al 31 dicembre 2024 pur a fronte di una forte riduzione del capitale circolante, che nel corso dell’esercizio è sceso da € 35,56 mln a € 23,70 mln, principalmente per effetto della riduzione delle rimanenze, passate da € 15,12 mln a € 10,80 mln, dei crediti commerciali, scesi da € 6,46 mln a € 3,06 mln, e dei crediti e debiti tributari, passati da € 16,00 mln a € 11,42 mln. Tale dinamica ha compensato parzialmente l’assorbimento operativo, ma evidenzia anche la necessità di una gestione molto più selettiva del magazzino e degli approvvigionamenti, tema che assume un ruolo centrale nel percorso di risanamento. Il patrimonio netto si riduce invece in modo significativo, passando da € 19,21 mln a € 6,98 mln, per effetto della perdita d’esercizio. Per l’esercizio appena chiuso, il CdA ha proposto di coprire la perdita di € 12,31 mln mediante l’utilizzo della riserva straordinaria per € 4,09 mln e della riserva da sovrapprezzo azioni per € 8,22 mln.

Dopo la chiusura dell’esercizio, in data 9 aprile 2026, il Consiglio di Amministrazione ha anche deliberato l’avvio delle attività finalizzate alla definizione di un Piano Attestato di Risanamento ex art. 56 CCII, conferendo mandato a Lucciola & Partners come advisor finanziario e allo Studio legale Gitti & Partners. Nell’ambito di tale percorso, la continuità aziendale è stata assunta dagli amministratori sulla base di ipotesi ritenute ragionevoli, pur in presenza di incertezze legate sia all’esito delle interlocuzioni con gli stakeholder finanziari sia all’evoluzione del mercato e del quadro normativo.

Il confronto con il ceto bancario ha tuttavia reso necessario un ulteriore passaggio formale. Dopo la richiesta, formulata il 13 aprile 2026, di una moratoria di fatto sul pagamento delle rate in scadenza fino al 30 giugno 2026, alcuni istituti hanno espresso riserve sull’operatività degli affidamenti in essere e, in taluni casi, hanno segnalato posizioni di irregolarità con possibile risoluzione anticipata in assenza di regolarizzazione. Pertanto, tramite il successivo comunicato stampa del 9 giugno 2026, la Società ha reso noto che il CdA ha approvato la presentazione dell’istanza di accesso alla CNC ai sensi degli artt. 12 e seguenti del CCII, accompagnata dalla richiesta di misure protettive del patrimonio e misure cautelari. L’obiettivo è ricondurre le trattative con i creditori all’interno di un contesto più ordinato e protetto, limitando il rischio che iniziative individuali possano compromettere la continuità operativa e la realizzabilità del piano di risanamento.

Il Progetto di Piano alla base della CNC individua alcune linee di intervento chiaramente orientate alla stabilizzazione industriale e finanziaria della Società. In particolare, Aton punta al consolidamento delle linee Storage Residenziale e Industriale, allo sviluppo progressivo del segmento C&I e a una stabilizzazione dei ricavi nell’intorno di € 15,00 mln. Il Piano include inoltre l’evasione delle commesse relative al Decreto Cratere, una significativa razionalizzazione dei costi indiretti, la riorganizzazione del personale anche attraverso il possibile ricorso ad ammortizzatori sociali, l’ottimizzazione del capitale circolante mediante smobilizzo del magazzino e revisione delle logiche di approvvigionamento, la cessione di un immobile in leasing e lo smobilizzo dei crediti d’imposta legati a Ecobonus e Superbonus. Il break-even operativo a livello di EBITDA è previsto nel 2029.

Per quanto riguarda il mercato, il 2026 potrebbe offrire alcuni elementi di supporto, ma la visibilità resta ancora limitata. Tra i potenziali driver figurano gli incentivi legati a Transizione/Industria 5.0, il possibile ritorno di strumenti di agevolazione fiscale per gli investimenti tecnologici, l’introduzione del Conto Termico 3.0, i contributi PNRR a fondo perduto e le risorse destinate alla ricostruzione delle aree colpite dagli eventi sismici, che potrebbero favorire interventi di efficientamento energetico e installazioni fotovoltaiche integrate con sistemi di accumulo. A marzo, Aton ha inoltre partecipato a KEY The Energy Transition Expo 2026, presentando agli operatori la nuova offerta dedicata al segmento C&I, coerente con la necessità di spostare progressivamente il baricentro commerciale verso applicazioni a maggiore dimensione e potenzialmente più resilienti rispetto al residenziale incentivato. Tuttavia, il rilancio dipenderà dalla rapidità con cui tali opportunità potranno tradursi in ordini, dalla capacità della Società di mantenere continuità operativa e dall’esito delle trattative con il ceto finanziario.

Alla luce dei risultati FY25A e dell’avvio della CNC, riteniamo che il quadro valutativo di Aton resti fortemente condizionato da variabili non ancora pienamente prevedibili, in particolare l’evoluzione della domanda BESS, la concreta attuazione dei nuovi strumenti incentivanti, la capacità di esecuzione del piano di razionalizzazione e l’esito della manovra finanziaria con i creditori. La Società conserva elementi industriali di interesse, legati al know-how e a un posizionamento che, in presenza di un riequilibrio finanziario e di una progressiva normalizzazione della domanda, potrebbe consentirle di beneficiare della crescente centralità dei sistemi di accumulo nel percorso di decarbonizzazione e sicurezza energetica. Tuttavia, l’attuale situazione di difficoltà impone un approccio prudente; pertanto, in attesa di maggiore visibilità sull’avanzamento della CNC, sulla definizione della manovra finanziaria e sull’attuazione delle misure delineate dalla Società, riteniamo opportuno sospendere la raccomandazione sul titolo, confermando valutazione e target price Under Review.
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