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Insights 21 Mag 2026

Il punto sul mercato di Integrae SIM

“Il coraggio è sapere cosa non temere.” (Platone)

Le Borse europee hanno chiuso in territorio misto giovedì, invertendo i guadagni della mattina in una seduta condizionata dall’ennesimo cambio di direzione sul fronte iraniano. Lo Stoxx 600 e il FTSE 100 hanno guadagnato lo 0,1% ciascuno, mentre il DAX ha perso lo 0,5%, il CAC lo 0,4% e il FTSE MIB ha chiuso invariato. A pesare nel pomeriggio è stata la notizia, riportata da Reuters, secondo cui la Guida Suprema iraniana vuole che tutto l’uranio arricchito resti nel paese, una posizione che complica ulteriormente i negoziati su uno dei punti chiave richiesti dagli Stati Uniti. L’ottimismo della vigilia, che aveva spinto i mercati al rialzo su notizie diplomatiche però prive di dettagli concreti, ha lasciato rapidamente spazio allo scetticismo di fondo. Sul fronte macro, la Commissione europea ha tagliato le stime di crescita dell’UE per il 2026 all’1,1% dall’1,4% precedente, avvertendo che una chiusura prolungata dello Stretto di Hormuz potrebbe dimezzare anche questa proiezione già ridotta. La produzione nelle costruzioni dell’Eurozona a marzo ha segnato un -1,2% annuo, contro un consensus di -2,6%. Il membro della Bce Rehn ha dichiarato che l’alta inflazione non si è ancora radicata nell’Eurozona, ma la stampa riferisce che un rialzo dei tassi a giugno è ormai quasi certo.

Wall Street si salva nel finale: le notizie saudite ribaltano la seduta

Wall Street ha chiuso in rialzo giovedì, invertendo le perdite della prima parte della giornata grazie a un’indiscrezione dei media sauditi nel pomeriggio secondo cui un accordo di cessate il fuoco mediato potrebbe essere annunciato in giornata, con libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz ma nulla sul nucleare. Il Dow Jones ha guadagnato lo 0,51%, l’S&P 500 lo 0,13%, il Nasdaq lo 0,05% e il Russell 2000 lo 0,81%. La notizia ha innescato un rally dei Treasury, in particolare sulle scadenze lunghe, un calo del petrolio e un lieve raffreddamento delle aspettative di rialzo della Fed, scese a circa 17 punti base entro fine anno. I semiconduttori e la memoria hanno chiuso in territorio positivo, con la big tech per lo più in rialzo. A sostenere il sentiment anche i risultati di Nvidia, che ha superato le attese e alzato le previsioni, con commenti positivi sulla domanda di infrastrutture per l’intelligenza artificiale, e le notizie sui ricavi di Anthropic più che raddoppiati nel trimestre. A pesare, invece, le trimestrali del settore dei consumi: Walmart ha deluso le attese e Kroger ha annunciato tagli ai prezzi, segnali che i consumatori americani iniziano a sentire il peso dell’inflazione energetica. I PMI flash di maggio hanno mostrato costi degli input e prezzi di vendita ai massimi da quattro anni, alimentando le preoccupazioni sull’inflazione.

La Bce verso il rialzo di giugno: ma fino a dove si spingerà?

Secondo fonti citate da Reuters, il rialzo dei tassi della Bce l’11 giugno è scontato, con le prospettive di inflazione spostate stabilmente verso lo scenario avverso dell’istituto e senza alcun accordo in vista sul fronte iraniano. Anche un cessate il fuoco dell’ultimo minuto non cambierebbe i piani, poiché i mercati energetici richiederebbero tempo per normalizzarsi e la Bce deve proteggere la propria credibilità dopo aver annunciato la mossa. I mercati scontano tre rialzi nei prossimi dodici mesi, ma la banca non si impegnerà su un percorso predefinito: le fonti suggeriscono che luglio potrebbe saltare a favore di una pausa in attesa delle nuove proiezioni di settembre. Il dibattito interno al Consiglio direttivo riflette divisioni reali: i falchi Nagel, Müller e Kocher hanno segnalato rialzi sempre più probabili, mentre il vicepresidente de Guindos ha invitato alla prudenza, il capo economista Lane ha sottolineato che l’impatto inflazionistico è finora rimasto relativamente contenuto, e Rehn ha ricordato che i prezzi del gas non sono saliti quanto quelli del petrolio, che la crescita salariale sta ancora moderando e che le aspettative di inflazione a medio termine restano ancorate al 2%.