Il punto sul mercato di Integrae SIM

“La storia non si ripete, ma fa rima.” (Mark Twain)
Venerdì scorso le Borse europee hanno chiuso in ribasso, vicino ai minimi di seduta, in una settimana che ha confermato che la crisi iraniana sta lasciando tracce sempre più profonde sul ciclo economico europeo. Lo Stoxx 600 ha perso lo 0,7%, il DAX l’1,3%, il CAC l’1,1%, il FTSE 100 lo 0,5%, mentre il FTSE MIB ha chiuso invariato. A pesare sul sentiment è stato un nuovo scambio di fuoco tra Stati Uniti e Iran nello Stretto di Hormuz, anche se la volatilità si è attenuata dopo che Trump ha minimizzato l’episodio ribadendo che il cessate il fuoco resta in vigore. I mercati sembrano scommettere su un accordo finale, ma la strada resta accidentata: Teheran non ha ancora risposto al piano americano in quattordici punti e i nodi sul programma nucleare e sul controllo dello Stretto restano irrisolti. Sul fronte macro, la produzione industriale tedesca ha deluso le attese, con cali nel settore energetico e in quello meccanico, mentre il surplus commerciale si è notevolmente ridotto per effetto di un forte balzo delle importazioni. La settimana appena trascorsa ha messo in luce una tendenza sempre più preoccupante: i timori di stagflazione non sono più un rischio teorico, ma una narrativa che domina il dibattito tra investitori, policymaker e aziende. I servizi sono scivolati in contrazione, la domanda si è indebolita, i salari mostrano pressioni al rialzo e i dati sulla fiducia continuano a peggiorare. I banchieri centrali tedeschi Schnabel e Nagel hanno avvertito che i mercati potrebbero sottostimare i rischi di inflazione di seconda tornata e mostrano eccessiva compiacenza nei confronti delle prospettive di crescita legate all’intelligenza artificiale.
Wall Street ai massimi, i semiconduttori trainano da sei settimane
Venerdì scorso Wall Street ha chiuso in rialzo, con S&P 500 e Nasdaq che hanno aggiornato i massimi storici di chiusura, anche se il rally continua a essere guidato da pochi titoli: l’S&P 500 a pari peso ha sottoperformato la versione a capitalizzazione di circa 50 punti base. Il Dow Jones ha perso terreno mentre i principali indici hanno chiuso vicino ai massimi di seduta. I semiconduttori hanno guidato il mercato per la sesta settimana consecutiva, con la domanda di infrastrutture di calcolo per l’intelligenza artificiale come motore principale e i grandi fondi quantitativi che hanno offerto supporto aggiuntivo. La concentrazione del rally inizia però a preoccupare: la corsa dei semiconduttori ha generato una serie di indicatori da record che alimentano i timori di un eccesso. Sul fronte macro, il dato sui posti di lavoro non agricoli di aprile ha segnato un aumento di 115.000 unità, migliore delle attese, con una crescita salariale più contenuta del previsto, a conferma di un’economia americana ancora in buona salute. I tagli occupazionali legati all’intelligenza artificiale continuano però a fare notizia. La settimana che si apre oggi porta i dati sull’inflazione americana e il summit Trump-Xi, complicato dal conflitto iraniano ma atteso dai mercati per eventuali segnali su un possibile accordo commerciale su terre rare, chip, soia e sul tasso di cambio del renminbi.
L’Europa stretta tra energia, dazi e fragilità politica
La settimana appena trascorsa ha consegnato all’Europa un quadro in cui le crisi si sovrappongono senza che nessuna trovi soluzione. Lo Stretto di Hormuz resta il nodo centrale: ogni giorno di chiusura aggiunge pressione sui costi energetici, erode i margini aziendali e frena i consumi delle famiglie. Ma accanto alla crisi energetica si è materializzato con forza il fronte commerciale, con Trump che ha fissato al 4 luglio la scadenza per un accordo con l’Europa sotto la minaccia di dazi del 25% sulle auto. Bruxelles si trova in una posizione scomoda: trattare da una posizione di debolezza o rispondere con contromisure rischiando un’escalation. A rendere il quadro ancora più complesso, i segnali di disimpegno militare americano dall’Europa con il ritiro di truppe da tre paesi fondatori della NATO riportano al centro del dibattito la questione dell’autonomia strategica del continente, con tempi e costi che nessun governo europeo ha ancora affrontato con chiarezza. In questo contesto, la Germania resta il paese più esposto: economia industriale dipendente dall’energia, surplus commerciale in calo, produzione in frenata e un cancelliere alle prese con consensi ai minimi storici. Il test delle prossime settimane consisterà nel capire se la tenuta mostrata finora dai mercati europei riflette una genuina resilienza o semplicemente il ritardo con cui i dati economici incorporano l’impatto reale della crisi.