Il punto sul mercato di Integrae SIM

“Un pessimista vede la difficoltà in ogni opportunità; un ottimista vede l’opportunità in ogni difficoltà.” (Winston Churchill)
Le Borse europee hanno chiuso in ribasso giovedì, con i mercati che hanno invertito i guadagni della vigilia. Lo Stoxx 600 ha perso l’1,1%, il DAX l’1,5%, il FTSE 100 l’1,3%, il CAC l’1% e il FTSE MIB lo 0,71%. La giornata è stata relativamente priva di nuovi sviluppi sul conflitto iraniano, ma un titolo del sito Axios secondo cui gli Stati Uniti starebbero pianificando opzioni militari per un “colpo finale”, ha pesato sul sentiment. La notizia non è apparsa sorprendente agli analisti, considerando il divario molto ampio tra le proposte di cessate il fuoco circolate nei giorni scorsi, la priorità americana sulla riapertura dello Stretto di Hormuz e il flusso continuo di notizie sul dispiegamento di ulteriori truppe nella regione. L’attenzione si sposta sempre più dai segnali di de-escalation ai danni strutturali del conflitto e ai suoi effetti a cascata sulla crescita. L’OCSE ha avvertito che il conflitto sta mettendo alla prova la resilienza dell’economia globale, con le previsioni sul PIL dell’Eurozona riviste al 0,8% nel 2026 rispetto all’1,4% del 2025, per effetto dei prezzi energetici elevati. Sul fronte della politica monetaria, il rendimento del Treasury a due anni, sensibile alle attese sui tassi, è tornato verso i massimi di metà 2025, con il mercato che prezza una probabilità maggiore di un rialzo che di un taglio nel 2026. La Bce sembra orientata a guardare oltre lo shock energetico, e un sondaggio Reuters tra gli economisti mostra che la maggioranza non si attende cambiamenti di politica monetaria quest’anno.
Big tech sotto pressione legale e macro
Wall Street ha chiuso in netto ribasso giovedì, invertendo i guadagni iniziali e terminando vicino ai minimi di seduta. Il Dow Jones ha perso l’1,01%, l’S&P 500 l’1,74%, il Nasdaq il 2,38% e il Russell 2000 l’1,70%. I fattori momentum e growth hanno accusato le perdite più marcate, mentre il value ha tenuto meglio pur chiudendo in rosso. La big tech ha trascinato al ribasso gli indici, con Meta sotto pressione particolare per una serie di sviluppi legali avversi. Il rialzo combinato di petrolio e rendimenti obbligazionari ha contribuito a inasprire le condizioni finanziarie, in una seduta in cui il mercato sembra essere tornato allo scetticismo sulla de-escalation, dopo un’altra giornata di messaggi unilaterali e proposte di cessate il fuoco molto distanti. Il rialzo dei rendimenti è stato amplificato da tre aste deboli consecutive nel corso della settimana e dalle preoccupazioni sull’inflazione, con il mercato che prezza ora 17 punti base di rialzi entro fine anno, 10 punti base in più rispetto a mercoledì. La concentrazione degli indici sulla big tech resta un tema di rischio, con parte del comparto sotto scrutinio legale.
La Germania taglia le stime: il conflitto dimezza le aspettative di crescita
Il fronte macro europeo ha ricevuto giovedì una notizia preoccupante. Secondo fonti citate da Bloomberg, i funzionari tedeschi stimano che il conflitto iraniano potrebbe dimezzare il tasso di crescita del paese: lo scenario peggiore prevede un’espansione dello 0,5%, rispetto all’1% atteso, mentre ipotesi meno severe indicano una crescita tra lo 0,6% e lo 0,7%. L’istituto di ricerca IMK si spinge ancora più in là, stimando una crescita di appena lo 0,2% in caso di conflitto prolungato o di escalation. Il ministro delle Finanze tedesco Klingbeil ha presentato mercoledì un pacchetto di misure per sostenere la crescita, che include una riforma dell’imposta sul reddito e un tetto ai profitti in eccesso delle società energetiche. Klingbeil ha argomentato che la Germania ha bisogno di un nuovo modello di crescita basato su innovazione, produttività più elevata e tecnologia. L’OCSE ha riconosciuto che la politica fiscale espansiva tedesca sosterrà l’attività, con effetti più significativi attesi nel 2027.