Il punto sul mercato di Integrae SIM

“La speranza è la cosa con le piume che si posa nell’anima.” (Emily Dickinson)
Le Borse europee hanno chiuso in rialzo mercoledì, con i mercati che hanno accolto con favore le ultime notizie su una possibile via d’uscita dal conflitto in Medio Oriente. Lo Stoxx 600, il FTSE 100 e il DAX hanno guadagnato l’1,4% ciascuno, il FTSE MIB l’1,48% e il CAC l’1,3%. A guidare il rialzo è stata la proposta americana di un cessate il fuoco di un mese, con il vicepresidente Vance chiamato a partecipare ai negoziati e la prospettiva di colloqui ad alto livello già entro giovedì. Il mercato ha scelto di interpretare positivamente anche il rifiuto iraniano della proposta, leggendo nel fatto che Teheran abbia enunciato condizioni, incluso il riconoscimento internazionale della propria autorità sullo Stretto di Hormuz, come un segnale che i canali diplomatici sono aperti. Restano però riserve significative: il messaggio è stato finora unilaterale, il rigetto esplicito dell’Iran pesa, e i timori legati a scenari di conflitto prolungato accumulati nel fine settimana non si dissolvono in una seduta. Sul fronte macro europeo, il dato IFO tedesco di marzo è sceso sotto il consensus di 86,1 e il precedente rivisto a 88,4, il livello più basso da febbraio 2025. Il calo è stato guidato quasi interamente dal crollo delle aspettative delle imprese, precipitate a 86,0 da 90,2, il minimo da oltre un anno, mentre la valutazione delle condizioni correnti è rimasta stabile a 86,7.
Wall Street torna a sperare
Wall Street ha chiuso in rialzo ma lontana dai massimi di seduta. Il Dow Jones ha guadagnato lo 0,66%, l’S&P 500 lo 0,54%, il Nasdaq lo 0,77% e il Russell 2000 l’1,23%. La maggior parte dei settori ha chiuso positiva, con una certa dispersione interna. La big tech ha mostrato un andamento misto, con Alphabet e Meta in ritardo rispetto al mercato per via di una decisione legale nel settore dei social media. Il movimento al rialzo è stato sostenuto da una combinazione di fattori: la proposta di cessate il fuoco, l’ingresso di Vance nei negoziati, la prospettiva di un incontro ad alto livello tra le parti, e l’annuncio di un summit tra Trump e Xi a maggio, con la Casa Bianca che ha lasciato intendere che la guerra potrebbe concludersi entro quella data. A supportare la stabilizzazione ha contribuito anche il posizionamento più pulito con cui i mercati sono entrati nella settimana, dopo un significativo alleggerimento delle posizioni nella seduta di martedì. Il ribasso dei rendimenti ha rappresentato un altro elemento di sollievo, nonostante un’altra asta debole di Titoli del Tesoro e i timori persistenti su una risposta restrittiva della Fed.
La Bce all’ECB Watchers Conference: tre principi per decidere
La giornata ha offerto un aggiornamento importante sulla posizione della Bce, con diversi esponenti del Consiglio direttivo intervenuti alla ECB Watchers Conference. La presidente Lagarde ha segnalato disponibilità ad agire di fronte allo shock causato dal conflitto iraniano, pur precisando di essere ancora in fase di valutazione. Ha articolato tre principi che guidano il ragionamento dell’istituto: se lo shock energetico è limitato, se genera una deviazione dall’obiettivo di inflazione significativa ma non persistente, e se lasciare tale deviazione senza risposta creerebbe un rischio di credibilità comunicativa. Il capo economista Lane ha sottolineato che nello scenario base gli effetti indiretti e di seconda tornata restano contenuti, ma ha riconosciuto che uno shock energetico più lungo e acuto potrebbe trasmettersi ad altri prezzi. Il membro del Consiglio Kazaks ha indicato che un’inflazione più radicata e diffusa tra i settori potrebbe giustificare una mossa anticipata. I mercati dei tassi dell’Eurozona prezzano circa 65 punti base di rialzi entro fine anno, in calo con il ribasso delle quotazioni energetiche legato alle speranze diplomatiche. Le fonti della Bce avevano già segnalato dopo l’ultima riunione che un rialzo verrà discusso ad aprile, ma non è una conclusione scontata, con la debolezza della domanda che potrebbe indurre cautela in un Consiglio ancora segnato dal ricordo dello shock inflazionistico precedente.