Il punto sul mercato di Integrae SIM

“In guerra, la verità è la prima vittima.” (Eschilo)
Le Borse europee hanno chiuso in calo lunedì, ma ben al di sopra dei minimi toccati in mattinata. Lo Stoxx 600 ha perso lo 0,6%, il DAX ha ceduto lo 0,8%, il CAC l’1%, mentre il FTSE 100 ha limitato il ribasso allo 0,2% e il FTSE MIB ha archiviato la seduta a -0,29%. La giornata è rimasta segnata dall’incertezza geopolitica, con il petrolio salito in mattinata oltre i 100 dollari al barile prima di ripiegare. Sul fronte dei rilasci coordinati dalle riserve strategiche, i ministri delle finanze del G7 hanno dichiarato di non essere ancora a un punto di accordo, lasciando i mercati senza una risposta concreta alla pressione energetica. In Europa, lo shock energetico alimenta timori di stagflazione: il rialzo simultaneo di petrolio e gas comprime le prospettive di crescita e mantiene alta la pressione sui prezzi. Un caso emblematico è quello del carburante per aerei: circa la metà del jet fuel europeo transita per lo Stretto di Hormuz, e con i prezzi del carburante che hanno toccato livelli record, i titoli delle compagnie aeree hanno subito pressioni marcate. Per la Bce e la Bank of England, il quadro si fa sempre più complicato: l’inflazione vischiosa e la crescita in rallentamento tolgono margine di manovra su entrambi i fronti. I mercati hanno oscillato nel corso della seduta, arrivando a scontare due rialzi della Bce nel 2026 e uno della Bank of England, per poi rivedere queste aspettative nel corso del pomeriggio.
Wall Street rimonta: Trump apre alla fine del conflitto
Wall Street ha chiuso in netto rialzo lunedì, invertendo le perdite della prima parte della seduta e terminando vicino ai massimi di giornata. Il Dow Jones ha guadagnato lo 0,50%, l’S&P 500 lo 0,83%, il Nasdaq l’1,38% e il Russell 2000 l’1,12%. La svolta è arrivata nel pomeriggio, quando Donald Trump, in un’intervista a CBS News, ha dichiarato che la guerra con l’Iran potrebbe concludersi presto, aggiungendo di ritenere il conflitto “molto completo” e di essere “molto avanti” rispetto alla finestra iniziale di quattro-cinque settimane. Trump ha anche annunciato di valutare il controllo diretto dello Stretto di Hormuz, avvertendo l’Iran che proseguire gli attacchi significherebbe la fine del paese. A queste dichiarazioni si è aggiunto l’annuncio di una conferenza stampa alle 17:30 ora di New York. La reazione dei mercati è stata immediata: le azioni sono salite e il petrolio è crollato, annullando il movimento rialzista della mattina. Il rimbalzo ha coinvolto l’intero spettro del mercato: big tech in rialzo con Nvidia e Alphabet in evidenza, mentre i titoli più seguiti dagli investitori retail, i più venduti allo scoperto, quelli ad alto beta e i titoli growth e momentum hanno tutti partecipato alla ripresa.
Quanto può scendere ancora in mercato?
Con i mercati che oscillano al ritmo delle notizie geopolitiche, gli analisti hanno iniziato a inquadrare i rischi in una prospettiva storica. Deutsche Bank ha osservato che i grandi ribassi dell’S&P 500, quelli superiori al 15%, hanno storicamente richiesto uno shock energetico prolungato del 50-100%, una risposta restrittiva delle banche centrali, oppure un deterioramento macro significativo fino alla recessione. Gli analisti riconoscono che i rischi stanno aumentando, ma escludono per ora un’analogia con il 2022 o con gli anni Settanta. JPMorgan ha segnalato che la leva degli hedge fund è scesa di circa 7 punti percentuali la settimana scorsa, un movimento di due deviazioni standard, pur restando al 97° percentile degli ultimi cinque anni. Il desk di Goldman Sachs ha rilevato che le posizioni corte sugli ETF sono aumentate della quantità maggiore dalla cosiddetta “Liberation Day”, la seconda più alta degli ultimi cinque anni. Lo stesso desk, tuttavia, ha citato il proprio Indice di Panico statunitense salito a 9,7 su 10, argomentando che un mercato così in difficoltà potrebbe rappresentare uno dei pochi segnali rialzisti disponibili. Più cauta la posizione di RBC Capital Markets, secondo cui i mercati azionari americani restano vulnerabili a ulteriori ribassi per via delle valutazioni ancora elevate, pur senza modificare il proprio obiettivo di prezzo sull’S&P 500 per il 2026 a 7.750 punti. Da un sondaggio condotto tra operatori di mercato emerge infine che il 72% degli analisti non specializzati nel settore energetico ritiene che l’impatto sugli utili per azione del rialzo di petrolio e gas sarà minimo per il mercato nel suo complesso, con i rischi concentrati in aree specifiche come i beni di prima necessità e i materiali.