Il punto sul mercato di Integrae SIM

“Nei momenti di cambiamento, l’esperienza è utile solo a chi è disposto a rimetterla in discussione.” (John Maynard Keynes)
Le Borse europee hanno chiuso la seduta perlopiù in calo martedì, dopo aver ceduto i guadagni iniziali che avevano spinto lo Stoxx Europe 600 su nuovi massimi storici intraday. A fine giornata l’indice è salito solo dello 0,1%, con Londra a -0,3%, Francoforte a -0,1% e Parigi a -0,1%, mentre ha fatto eccezione Piazza Affari, con il FTSE Mib in rialzo dello 0,90%. L’attenzione degli operatori si è spostata in parte fuori dall’Europa, ma il sentiment di fondo sull’area resta costruttivo. Diversi analisti continuano a rafforzare la visione positiva sulle azioni europee in vista del 2026, citando stimolo fiscale tedesco, miglioramento dell’attività economica cinese e rafforzamento dell’impulso creditizio. Tra i potenziali catalizzatori vengono indicati anche un possibile cessate il fuoco tra Russia e Ucraina entro pochi trimestri, che potrebbe sostenere il settore energetico e il clima di fiducia, e un possibile recupero della Francia, in particolare del comparto bancario. Sul fronte macro, l’inflazione francese è risultata più debole delle attese, mentre l’indagine della Banca centrale europea sul credito ha mostrato un inatteso irrigidimento degli standard per le imprese, legato a una minore propensione al rischio.
Wall Street penalizzata dalla tecnologia e dalle rotazioni settoriali
Negli Stati Uniti, le azioni hanno chiuso in calo, pur recuperando dai minimi di giornata. Il Dow Jones ha perso lo 0,34%, lo S&P 500 lo 0,84% e il Nasdaq l’1,43%, mentre il Russell 2000 delle piccole capitalizzazioni ha chiuso in controtendenza a +0,31%. La debolezza del comparto tecnologico è stata il tema dominante, nonostante i forti rialzi post trimestrali di alcune società. Le vendite hanno colpito soprattutto il software, in un contesto di crescenti timori legati alla concorrenza nell’intelligenza artificiale e a interrogativi sui modelli di investimento e finanziamento del settore. La forte concentrazione dei titoli tecnologici negli indici principali è tornata a rappresentare un freno, alimentando anche discussioni sul posizionamento degli investitori sistematici. In parallelo, si è rafforzata la rotazione verso settori ciclici, sostenuta da segnali macro più robusti, come il recente dato positivo sull’attività manifatturiera. A tenere banco anche la fine dello shutdown parziale del governo federale, le iniziative della Casa Bianca sul tema della sostenibilità dei costi per le famiglie e nuove tensioni geopolitiche, dopo l’abbattimento di un drone iraniano da parte della Marina statunitense.
Oro di nuovo in rialzo tra geopolitica e riposizionamento
I prezzi dell’oro sono tornati a salire , avvicinandosi a livelli tecnici rilevanti, sostenuti dalla rinnovata domanda di beni rifugio. Il rimbalzo segue le forti perdite della settimana precedente, quando il metallo giallo aveva subito un calo di oltre 1.000 dollari, in un contesto di prese di profitto dopo il massimo storico vicino a 5.600 dollari l’oncia. A sostenere gli acquisti sono state le tensioni tra Stati Uniti e Iran, dopo notizie sull’abbattimento di un drone iraniano nel Mar Arabico e su manovre navali nello Stretto di Hormuz, eventi che hanno parzialmente oscurato l’ottimismo legato ai colloqui annunciati tra Teheran e Washington. Le recenti correzioni dell’oro erano state innescate soprattutto dal rafforzamento del dollaro, alimentato dalle aspettative che la futura guida della Federal Reserve, indicata dal presidente Donald Trump, possa adottare un orientamento meno accomodante. Nonostante la volatilità, il metallo prezioso resta in rialzo di quasi il 15% dall’inizio del 2026, segnalando come, al di là dei movimenti tattici, il ruolo dell’oro come copertura contro incertezza e shock geopolitici rimanga centrale.