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Insights 29 Gen 2026

Il punto sul mercato di Integrae SIM

I mercati possono restare irrazionali più a lungo di quanto tu possa restare solvente.” (John Maynard Keynes)

Le borse europee hanno chiuso la seduta in modo misto, con vendite concentrate nel pomeriggio in scia alla debolezza di Wall Street. Lo Stoxx Europe 600 ha ceduto lo 0,2%, Londra ha guadagnato lo 0,2%, Parigi lo 0,1%, Milano -0,14%, mentre Francoforte ha registrato un calo marcato del 2,1%, penalizzata soprattutto dal settore tecnologico. Il mercato valutario resta centrale, con il dollaro in fase di stabilizzazione dopo aver toccato un minimo di quattro mesi, pur rimanendo in calo su base settimanale. Il segretario al Tesoro statunitense Scott Bessent ha respinto l’idea che l’amministrazione favorisca una valuta debole, ribadendo il sostegno a un dollaro forte e negando ipotesi di intervento per sostenere lo yen. In Europa, i pochi dati macro disponibili hanno mostrato un miglioramento dell’indice di fiducia economica dell’area euro a gennaio, mentre gli operatori hanno continuato a digerire la decisione della Federal Reserve, che ha lasciato i tassi invariati tra il 3,50% e il 3,75%.

Tecnologia sotto pressione e volatilità in aumento

Negli Stati Uniti, gli indici hanno chiuso in ribasso, seppur lontani dai minimi di seduta. Il Dow Jones ha perso lo 0,02%, lo S&P 500 lo 0,21%, il Nasdaq lo 0,77% e l’indice delle piccole capitalizzazioni lo 0,05%. La seduta è stata caratterizzata da una volatilità in aumento, con uno dei maggiori rialzi dell’anno dell’indice della paura, pur restando sotto quota 20. La debolezza si è concentrata ancora una volta sulla tecnologia, con Microsoft sotto pressione dopo dati deludenti sulla crescita del cloud, mentre Meta Platforms ha rappresentato un’eccezione positiva grazie alle indicazioni sulla monetizzazione dell’intelligenza artificiale, nonostante prospettive di costi più elevati. Sullo sfondo, il mercato continua a prezzare un percorso di tagli dei tassi limitato, inferiore a 50 punti base entro fine anno, mentre restano in evidenza i temi geopolitici legati all’Iran, il nuovo rialzo del petrolio e un quadro macro statunitense ancora descritto come resiliente.

È l’ora dell’euro forte

L’apprezzamento dell’euro emerge come un potenziale fattore di rischio per gli utili delle imprese europee, nonostante i recenti miglioramenti del quadro economico. Secondo analisi di Citi, un rialzo del 10% del cambio euro dollaro tende a ridurre di circa il 2% gli utili per azione in Europa, con impatti più sensibili su materie prime, alimentare e bevande, sanità, beni di lusso e automotive. Bank of America attribuisce la forza dell’euro a un orientamento più accomodante della banca centrale statunitense, agli effetti ritardati degli stimoli in Europa e Cina e agli aggiustamenti delle coperture valutarie, mentre RBC prevede un indebolimento del dollaro più contenuto, sostenuto dalla crescita americana e dai flussi di capitale. Credit Agricole segnala che parte dei movimenti recenti riflette timori speculativi su un possibile accordo informale per indebolire il dollaro, ritenuti però eccessivi. In questo contesto, Citi sottolinea che i venti contrari del cambio possono essere compensati dal miglioramento ciclico, con la ripresa dei nuovi ordini negli indici dei responsabili degli acquisti e il forte balzo dell’indice ZEW che suggeriscono un possibile sostegno alla crescita del primo trimestre e agli utili dello Stoxx Europe 600, pur con un quadro più cauto per la prima metà dell’anno indicato dall’indice Ifo.