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Insights 21 Gen 2026

Il punto sul mercato di Integrae SIM

«Il commercio tra le nazioni non è una gara di forza, ma un esercizio di equilibrio.» (Adam Smith)

Le borse europee hanno chiuso la seduta miste, nonostante il sostegno arrivato dal discorso di Donald Trump al Forum di Davos. L’indice Stoxx Europe 600 è rimasto invariato, Londra e Parigi hanno segnato un +0,1%, Francoforte ha ceduto -0,6% e Piazza Affari ha chiuso a -0,5%. I mercati hanno continuato a muoversi in un contesto dominato dalle tensioni commerciali, dopo la minaccia del presidente statunitense di introdurre dazi sull’Unione europea qualora la Danimarca non accetti di cedere il controllo della Groenlandia. Questo scenario ha riattivato il cosiddetto “sell America”, con pressioni su azioni, obbligazioni e dollaro. Nel suo intervento, Trump ha dichiarato di voler avviare negoziati immediati per l’acquisizione della Groenlandia, escludendo l’uso della forza. In Europa resta aperto il dibattito su possibili contromisure, tra cui dazi e lo strumento anti-coercizione, anche se si moltiplicano le ipotesi di soluzioni che evitino uno scenario estremo. La Banca centrale europea ha minimizzato l’impatto inflattivo di eventuali nuovi dazi statunitensi. Christine Lagarde ha affermato che l’effetto sull’inflazione dell’area euro sarebbe contenuto, indicando un aumento medio dal 12% al 15%, posizione in linea con quella del governatore della Banca di Francia François Villeroy, secondo cui le misure già in vigore non hanno prodotto effetti rilevanti sui prezzi, mentre politiche statunitensi più aggressive potrebbero rafforzare l’euro e agire in senso opposto.


Wall Street reagisce alla distensione


Negli Stati Uniti, le borse hanno chiuso in rialzo nella seduta di mercoledì, pur allontanandosi dai massimi intraday. L’indice Dow Jones è salito dell’1,27%, lo S&P 500 dell’1,27%, il Nasdaq dell’1,30% e il Russell 2000 dell’1,86%. La partecipazione al rialzo è stata ampia, con l’indice S&P 500 a pari peso che ha sovraperformato quello tradizionale, mentre i titoli più penalizzati in precedenza, quelli a maggiore volatilità e le piccole capitalizzazioni hanno guidato il recupero. I mercati hanno toccato i massimi dopo un parziale cambio di tono di Trump sulla Groenlandia. Un messaggio pubblicato nel pomeriggio ha fatto riferimento a un “quadro” per un futuro accordo sull’area artica, escludendo l’introduzione dei dazi previsti per il primo febbraio. Trump ha ribadito l’intenzione di negoziare e ha citato contatti tra la NATO e la Danimarca, rafforzando l’idea di una de-escalation. Questo sviluppo ha ridotto il rischio di contromisure europee, inclusi i contro-dazi per 93 miliardi di euro e l’attivazione dello strumento anti-coercizione, dopo che l’Unione europea aveva già sospeso i lavori sull’accordo commerciale con gli Stati Uniti avviato lo scorso agosto. Restano tuttavia sullo sfondo valutazioni elevate, posizionamenti tesi, un percorso di riduzione dei tassi di interesse più piatto, con il mercato che sconta circa 44 punti base di tagli entro fine anno, e un’attesa prudente per i risultati delle grandi società tecnologiche.


Jamie sfida Donald?


Sul fronte politico ed economico, ha attirato attenzione la presa di posizione di Jamie Dimon, amministratore delegato di JPMorgan Chase, contro la proposta di limitare i tassi di interesse delle carte di credito. Dimon ha definito l’idea un potenziale disastro economico, mentre Trump ha rilanciato la richiesta, affermando di voler coinvolgere il Congresso. Il presidente, sotto pressione per affrontare il tema del costo della vita in vista delle elezioni di metà mandato, non ha però fornito dettagli operativi. Le associazioni bancarie hanno reagito con fermezza, sostenendo che un tetto ai tassi ridurrebbe l’accesso al credito per famiglie e imprese. Anche diversi analisti di Wall Street ritengono che la misura richiederebbe un intervento legislativo complesso e abbia scarse probabilità di approvazione, data la divisione tra Democratici e Repubblicani. Dimon ha sottolineato che le conseguenze ricadrebbero non tanto sugli istituti finanziari, quanto su commercianti, imprese di servizi, enti locali e cittadini, che potrebbero trovarsi in difficoltà nel sostenere spese essenziali.