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Insights 19 Gen 2026

Il punto sul mercato di Integrae SIM

«La geopolitica è il contesto entro cui l’economia prende forma.» (Henry Kissinger)

Le borse europee hanno chiuso la seduta di lunedì ampiamente in ribasso, con Stoxx Europe 600 a -1,2%, Ftse 100 a -0,4%, Dax a -1,3%, Cac 40 a -1,8% e Ftse Mib a -1,32%, dopo il buon andamento della settimana precedente. Il movimento interrompe una serie di cinque rialzi settimanali consecutivi dello Stoxx Europe 600. A pesare è soprattutto il ritorno delle tensioni geopolitiche, dopo che Donald Trump ha minacciato dazi contro i Paesi che non sosterranno la posizione statunitense sul controllo della Groenlandia. In risposta, l’Unione Europea starebbe valutando la riattivazione di contromisure commerciali per 93 miliardi di euro in caso di rottura dell’accordo commerciale con gli Stati Uniti. Sul fronte macro, il calendario europeo è poco denso, con l’inflazione finale dell’area euro di dicembre rivista al 1,9% su base annua. Il Fondo Monetario Internazionale ha rivisto al rialzo la crescita globale del 2026 al 3,3%, lasciando invariata quella del 2027 al 3,2%. In Francia, il primo ministro Sébastien Lecornu ha confermato il ricorso all’articolo 49.3 per approvare il bilancio 2026 senza voto parlamentare.

Dazi su Groenlandia e rischio escalation?

Trump ha annunciato dazi del 10% su otto Paesi europei, destinati a salire al 25% entro giugno, collegandoli direttamente alla questione Groenlandia. Secondo Goldman Sachs, l’impatto macro immediato sarebbe limitato, con una riduzione del prodotto interno lordo europeo tra -0,1% e -0,2%. Morgan Stanley stima che solo il 2,2% dei ricavi dell’indice azionario europeo sia direttamente esposto ai dazi, ma una tariffa al 10% ridurrebbe la crescita degli utili 2026 di circa -1%, mentre una al 25% arriverebbe a -2,4%. Un’escalation potrebbe tuttavia rafforzare la spesa per la difesa europea, tema su cui Morgan Stanley mantiene una visione rialzista. Tra le possibili ritorsioni europee figurano il blocco dell’accordo commerciale con gli Stati Uniti, controdazi fino a 93 miliardi di euro o l’attivazione dello strumento anti-coercizione. Da segnalare anche che gli investitori europei detengono circa 8.000 miliardi di dollari in attività finanziarie statunitensi, un elemento che rende la partita potenzialmente rilevante anche per tassi di interesse e dollaro. Il mercato resta in attesa di una possibile decisione della Corte Suprema statunitense sui dazi, attesa già nei prossimi giorni.

Utili europei deboli nel quarto trimestre, ma il 2026 divide gli analisti

Il consenso degli analisti converge su un quarto trimestre 2025 debole per gli utili europei, con stime sull’indice Stoxx Europe 600 comprese tra -4,1% e -1% su base annua, e ricavi in calo tra -2,9% e -3%. A pesare sono la debolezza ciclica, il calo dei prezzi dell’energia e gli effetti del cambio, in un contesto di crescita economica moderata. Le prime trimestrali pubblicate confermano un quadro poco brillante. Le divergenze emergono guardando al 2026. JPMorgan vede un miglioramento sostenuto, grazie alla convergenza degli indicatori di attività con gli Stati Uniti, alla riduzione delle pressioni valutarie e a un recupero ciclico in settori come beni strumentali e semiconduttori, con margini potenzialmente in risalita al 10,9%. Goldman Sachs, al contrario, prevede una crescita degli utili più contenuta, intorno al 5%, penalizzata da un dollaro più debole e dal calo del petrolio. Bank of America resta più prudente e ipotizza una riduzione del 5% degli utili attesi a dodici mesi, a causa di indicatori globali ancora fragili e di un possibile rafforzamento dell’euro. In sintesi, il breve termine resta complesso, mentre il 2026 continua a essere il vero terreno di confronto per il mercato europeo.