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Insights 17 Gen 2026

Il punto sul mercato di Integrae SIM

“La politica decide in fretta, l’economia presenta sempre il conto.” (Luigi Einaudi)

Le Borse europee hanno chiuso la settimana lievemente in calo, ma lontane dai minimi di seduta, in una giornata povera di spunti macroeconomici. L’inflazione definitiva di dicembre è stata confermata all’1,8% in Germania e all’1,2% in Italia, rafforzando la percezione di pressioni sui prezzi contenute. Sul fronte politico, restano tensioni sulla Groenlandia, dopo che la Casa Bianca ha chiarito che il gruppo di lavoro tra Stati Uniti e Danimarca avrebbe l’obiettivo di discutere un possibile passaggio di controllo dell’isola, ipotesi respinta con forza sia da Copenaghen sia dalle autorità groenlandesi. In ambito monetario, il capo economista della Banca Centrale Europea, Philip Lane, ha ribadito una linea di politica stabile, escludendo dibattiti imminenti su modifiche dei tassi. A livello settoriale, prosegue la sovraperformance della difesa, mentre il comparto tecnologico e dei semiconduttori mostra resilienza, con il gruppo olandese ASML che supera i 500 miliardi di dollari di capitalizzazione. Terza società in Europa nella storia a raggiungere questo traguardo. Restano solidi anche ciclici e finanziari, in un contesto di indici europei su nuovi massimi storici, ma con crescenti avvertimenti su rally tirati.

Wall Street attendista tra tassi, commercio e politica monetaria

Negli Stati Uniti la seduta è stata sostanzialmente piatta, con ribassi molto contenuti e un clima di attesa. Il presidente Donald Trump ha dichiarato di voler mantenere Kevin Hassett alla Casa Bianca, riducendo le sue probabilità di diventare presidente della Federal Reserve e rafforzando l’ipotesi Kevin Warsh, percepito come più rigoroso e indipendente. Questo ha contribuito a ridimensionare ulteriormente le aspettative di tagli dei tassi, ora stimate in circa 43 punti base complessivi entro fine 2026, il livello più basso dagli ultimi mesi. Tornano inoltre in primo piano commercio e dazi, con nuove minacce tariffarie verso i Paesi non allineati alla posizione statunitense sulla Groenlandia. Sullo sfondo restano i grandi temi che guidano il mercato, ovvero rotazione verso titoli ciclici e a bassa capitalizzazione, miglioramento del sentiment sulla crescita, stagione degli utili con aspettative elevate, attenzione al costo della vita per le famiglie, interrogativi sull’indipendenza della banca centrale e posizionamenti di mercato già molto affollati.

Groenlandia e difesa, il punto debole strategico dell’Europa

Le ambizioni statunitensi sulla Groenlandia mettono in luce la fragilità strategica europea. Gli Stati Uniti controllano circa il 60% della spesa europea per equipaggiamenti militari e 17 Paesi su 31 della NATO dipendono da aerei da combattimento americani. Francia resta l’eccezione, con una filiera più autonoma e il ruolo di secondo esportatore mondiale di armamenti. Secondo fonti europee, sarebbero in corso discussioni riservate su possibili contromisure, inclusa la revisione dell’accesso statunitense a basi militari nel continente. Il messaggio politico è chiaro, la sovranità europea passa anche dalla difesa. Non a caso, la Danimarca ha aumentato la spesa militare dal 1,4% al 3,2% del prodotto interno lordo in tre anni, con budget per equipaggiamenti quadruplicati. Gli ultimi ordini favoriscono sempre più fornitori europei, come BAE Systems, Rheinmetall, Thales e Kongsberg, mentre secondo Bernstein i bilanci della difesa NATO in Europa potrebbero salire al 2,8% del prodotto interno lordo entro il 2030, con la maggior parte della crescita destinata all’industria locale. In sintesi, l’ansia geopolitica sta trasformando la difesa europea da tema ciclico a driver strutturale di lungo periodo.