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Insights 12 Gen 2026

Il punto sul mercato di Integrae SIM

“Nei momenti di cambiamento, chi impara eredita il futuro.” (Eric Hoffer)

I mercati azionari europei hanno chiuso in prevalenza in rialzo, con lo STOXX 600 a +0,2%, FTSE a +0,2%, DAX a +0,6%, CAC invariato e FTSE Mib a +0,03%. Il quadro di fondo resta costruttivo, sostenuto da condizioni macro in miglioramento e da valutazioni più basse rispetto agli Stati Uniti. Ne 2026 Goldman Sachs stima per lo STOXX 600 un rendimento totale del 7%, grazie a una crescita globale solida e a un aumento degli utili per azione del 5%. I titoli più esposti al mercato domestico europeo vengono visti come una copertura naturale contro i movimenti valutari. Morningstar segnala inoltre le small cap trattare a sconti storici, potenzialmente favorite da spesa fiscale interna e operazioni di fusione e acquisizione. Nel Regno Unito, Goldman Sachs vede il FTSE 100 a 10.400 punti, sottolineando valutazioni particolarmente attraenti nonostante una crescita modesta, con multipli nettamente inferiori a quelli statunitensi. Detto questo, l’ottimismo resta selettivo: secondo Morningstar il mercato europeo tratta ormai solo l’1% sotto il valore equo (fair value), con i servizi di comunicazione come settore più conveniente e i finanziari ormai pienamente valorizzati. Anche il dato tecnico, con circa il 78% dei titoli dello STOXX 600 sopra la media mobile a 50 giorni, segnala una possibile allerta di breve periodo.

Wall Street tra nuovi massimi e tensioni istituzionali

Negli Stati Uniti, le azioni hanno chiuso in lieve rialzo, con Dow Jones a +0,17%, S&P 500 a +0,16%, Nasdaq a +0,26% e Russell 2000 a +0,44%. L’S&P 500 ha registrato un nuovo massimo storico di chiusura, proseguendo il buon avvio della prima settimana completa del 2026. I grandi titoli tecnologici sono stati in prevalenza positivi, con Tesla e Alphabet tra i migliori del gruppo. Il mercato ha mostrato una certa capacità di assorbire le ultime tensioni tra Casa Bianca e Federal Reserve, ridimensionando rapidamente un iniziale movimento di riduzione dell’esposizione agli asset statunitensi. Le parole ferme di Jerome Powell, che ha respinto ogni pressione politica sulla politica monetaria, insieme alle prese di posizione di alcuni esponenti repubblicani, hanno contribuito a stabilizzare il sentiment. In parallelo, l’attenzione resta alta sul tema della sostenibilità dei costi per le famiglie, dopo la proposta di un tetto del 10% ai tassi sulle carte di credito per un anno, e sul contesto geopolitico, con nuove tensioni in Iran e discussioni su possibili sanzioni alla Russia.

Federal Reserve sotto pressione politica

Il Dipartimento di Giustizia statunitense ha avviato un’indagine che coinvolge il presidente della Federal Reserve, focalizzata su dichiarazioni rilasciate al Congresso lo scorso giugno in merito ai lavori di ristrutturazione della sede di Washington, per un importo stimato di circa $2,5 miliardi. L’iniziativa rappresenta un’ulteriore escalation nei rapporti già tesi tra amministrazione e banca centrale. Powell ha dichiarato che l’azione giudiziaria sarebbe un pretesto per esercitare pressioni sui tassi di interesse, ribadendo l’indipendenza della Federal Reserve nelle decisioni di politica monetaria. Il presidente Trump ha affermato di non essere a conoscenza dell’indagine, ma ha confermato che annuncerà a breve il nome del successore di Powell. I mercati guardano con attenzione a una competizione sempre più serrata tra Kevin Hassett, consigliere economico della Casa Bianca, e Kevin Warsh, ex governatore della Federal Reserve, in un contesto che aggiunge incertezza istituzionale a un quadro di mercato finora resiliente.