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Insights 30 Nov 2025

Il punto sul mercato di Integrae SIM

«La chiarezza è il piacere della mente» (Blaise Pascal)

Le borse europee hanno chiuso il mese di novembre in terreno positivo, con un clima di risk on nonostante l’assenza di veri nuovi catalizzatori. Il Stoxx Europe 600 è risultato più tonico, chiudendo una settimana in rialzo di circa 2,5%, in un contesto in cui, in mancanza di notizie di segno opposto, la direzione più naturale per i listini resta verso l’alto. Il sentiment è stato sostenuto dal ritorno delle attese di un taglio dei tassi della Federal Reserve a dicembre, mentre le preoccupazioni su una possibile bolla dell’intelligenza artificiale (AI) hanno trovato qualche controargomentazione grazie a una domanda che continua a mostrarsi robusta. La narrazione sull’Europa resta complessivamente positiva, con attenzione agli indicatori prospettici, a un impatto dei cambi in graduale attenuazione e a un effetto dei dazi che si va riducendo.

Sul fronte geopolitico sono arrivate notizie incoraggianti sulla guerra in Ucraina, anche se non mancano dubbi sulla possibilità che portino davvero a un accordo di cessate il fuoco. Sul piano macro, la fine del mese ha offerto molti dati da digerire: in Germania le vendite al dettaglio sono scese a sorpresa mentre i prezzi all’import si sono allentati; un aggiornamento sul mercato del lavoro è atteso più avanti. In Francia il PIL del terzo trimestre è stato confermato in crescita dello 0,5% su base trimestrale, mentre le letture sull’inflazione regionale indicano una dinamica dell’area euro di novembre ancora ancorata vicino al target del 2%.

Wall Street, rimbalzo di fine settimana e calendario dati intenso

Negli Stati Uniti la seduta di venerdì scorso, ridotta per la festività del Giorno del Ringraziamento, ha visto gli indici chiudere in rialzo: Dow Jones +0,61%, S&P 500 +0,54%, Nasdaq +0,65%, Russell 2000 +0,58%. Si tratta della quinta seduta consecutiva di progressi, con robusti guadagni settimanali. A fare meglio sono stati i titoli più speculativi e volatili, inclusi i nomi più venduti allo scoperto, le storie legate all’AI e alcuni retail favorites, in una giornata complessivamente tranquilla. Il tema dominante della settimana è stato il deciso rimbalzo di Wall Street sulla scia dell’aumento delle aspettative di allentamento della Fed a dicembre, supportato anche da una posizione tecnica più “pulita” dopo la recente correzione di quasi 5% dell’S&P 500.

Nonostante le molte dinamiche sotto la superficie, la lettura prevalente è che la narrazione fondamentale resti sostanzialmente invariata. La Fed entra ora nel proprio periodo di silenzio in vista della riunione del 10 dicembre, mentre l’attenzione per la settimana successiva si concentra su una serie fitta di dati: indici dell’attività manifatturiera e dei servizi, mercato del lavoro privato, annunci di tagli occupazionali e, soprattutto, misure chiave su inflazione e fiducia dei consumatori.

Novembre, il rimbalzo che ha smentito i pessimisti sulla “bolla tech”

La chiusura del mese di novembre ha lasciato sul campo soprattutto i ribassisti che avevano scommesso con forza su un imminente scoppio della bolla tecnologica. Questo scenario non si è materializzato e, con la seduta accorciata di venerdì in ulteriore rialzo, è apparso evidente quanto quelle scommesse fossero eccessive. Non sono salite solo le azioni: anche obbligazioni, materie prime e Bitcoin hanno partecipato a uno dei più forti rally trasversali dell’anno. I movimenti della settimana richiamano le fasi recenti in cui episodi di elevata volatilità si sono rivelati, a posteriori, opportunità di ingresso.

Spinte dai timori su valutazioni troppo elevate e dal rialzo della disoccupazione negli Stati Uniti, appena due settimane fa l’indice della volatilità Cboe (VIX) aveva toccato i massimi da aprile, ma i flussi verso gli attivi rischiosi non si sono mai fermati. Alcuni strumenti ribassisti a leva legati a questi movimenti hanno perso oltre l’80% da inizio anno. Come ha sintetizzato un analista di Barclays, lo slogan di mercato sembra rimanere «non combattere la Fed e non combattere l’AI», in un contesto in cui la probabilità di un taglio dei tassi a dicembre è risalita e le paure di una bolla sull’intelligenza artificiale si sono, almeno per ora, attenuate.