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Insights 3 Apr 2025

Il punto sul mercato di Integrae SIM

«L’incertezza è l’unico dazio che nessuno riesce a compensare» (Christine Lagarde)

Wall Street aspetta Trump, ma sale lo stesso. Le Borse statunitensi hanno chiuso in rialzo, in una giornata dominata dall’attesa per l’annuncio sui dazi da parte di Donald Trump, arrivati dopo la chiusura dei listini. Il Dow Jones ha così guadagnato lo 0,56%, lo S&P 500 lo 0,67% e il Nasdaq lo 0,87%, mentre il Russell 2000 ha sovraperformato con un +1,65%. Il mercato ha archiviato la seduta in modalità “wait-and-see”, con i principali indici sostenuti da un lieve rimbalzo tecnico e posizionamenti più leggeri dopo le vendite di marzo. Ma l’attenzione è rimasta tutta sulle dichiarazioni del presidente americano, che ha illustrato il suo piano per introdurre dazi reciproci minimi del 10% su tutti i beni importati, con aliquote più elevate per i paesi che impongono barriere più pesanti agli Stati Uniti. Colpita in particolare la Cina, che sarà soggetta a un dazio del 34% contro il 67% che applica alle merci americane. L’obiettivo, secondo Trump, è “riequilibrare le dinamiche globali del commercio”. I dazi entrano in vigore immediatamente e potrebbero rappresentare un punto di svolta nei rapporti commerciali internazionali. I futures post annuncio sono in pesante ribasso.

L’Europa si prepara alla controffensiva

Le Borse europee hanno chiuso in calo, appesantite proprio dai timori legati alla guerra commerciale. Lo STOXX 600 ha perso lo 0,7%, il DAX l’1%, mentre il FTSE Mib ha ceduto lo 0,27%, restando sotto la soglia dei 39.000 punti. Pesantemente in rosso il futures sul Dax post annuncio dei dazi. L’Unione Europea ha annunciato di avere un piano di risposta da €18 miliardi, mentre il Regno Unito ha confermato che non seguirà Bruxelles nella linea dei dazi. La Banca Centrale Europea, con interventi di Christine Lagarde e Isabel Schnabel, ha messo in guardia sugli effetti destabilizzanti delle misure commerciali, mentre dalla Francia è arrivata una spinta alla candidatura di Marine Le Pen, che potrebbe tornare in corsa per l’Eliseo nel 2027. Intanto, sul fronte diplomatico, Londra ha respinto una proposta UE per collegare la questione della pesca a un più ampio accordo di sicurezza e difesa, segnale di un clima politico sempre più frammentato.

Corsa all’oro e fuga dai titoli: torna la paura

Il clima di avversione al rischio ha dominato il mese di marzo. Secondo Goldman Sachs, i fondi hedge hanno realizzato la più grande vendita netta di azioni globali degli ultimi 12 anni, con una prevalenza del 94% su titoli individuali. Il lingotto d’oro, tradizionale rifugio in tempi di incertezza, ha toccato nuovi massimi storici, mentre lo S&P 500 è ora in calo del 4,2% da inizio anno. La nuova offensiva tariffaria di Trump, definita dal presidente stesso come il “Giorno della Liberazione”, alimenta timori di recessione globale. Gli investitori guardano con crescente preoccupazione all’evoluzione delle tensioni commerciali e al rischio che l’economia americana possa essere colpita più del resto del mondo. Intanto, gli strategist di Bank of America avvertono che l’incertezza normativa e la pressione sui mercati potrebbero sostenere il dollaro nel breve termine, ma non senza conseguenze. Il problema, avvertono, è che le regole del gioco stanno cambiando, e nessuno sa davvero chi le stia scrivendo.