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Insights 2 Apr 2025

Il punto sul mercato di Integrae SIM

I mercati dei capitali sono nati oltre 400 anni fa per trasformare l’incertezza in opportunità.” (Larry Fink)

Milano corre ma i mercati aspettano il verdetto sui dazi. Le Borse europee hanno chiuso in rialzo in una seduta che ha mostrato più attesa che slancio, con gli operatori cauti in vista dell’atteso annuncio sui dazi previsto oggi da Donald Trump. Lo STOXX 600 ha chiuso in progresso dell’1%, il DAX ha guadagnato l’1,7%, il CAC lo 1,1%, mentre il FTSE Mib ha messo a segno un +1,33%, portandosi a un passo dalla soglia psicologica dei 39.000 punti, tra le migliori performance di giornata. Il presidente americano ha confermato di aver definito il piano, ma fonti stampa continuano a segnalare scenari alternativi: si va da dazi “reciproci” a tariffe universali al 20%, che preoccupano i mercati per il potenziale impatto inflattivo e la paralisi negoziale che potrebbero innescare. Intanto, sul fronte macro, l’inflazione core dell’Eurozona è uscita più debole delle attese, mentre i dati su disoccupazione e PMI sono apparsi misti. L’ECB rimane in attesa, ma un report interno ha sottolineato i rischi per la stabilità finanziaria derivanti dalle tensioni geopolitiche. Quanto spazio c’è per nuovi tagli dei tassi?

Wall Street chiude il trimestre peggiore degli ultimi tre anni

Oltreoceano la musica è diversa. L’indice S&P 500 ha chiuso il trimestre in calo del 4,6%, peggior performance da tre anni, mentre il Nasdaq 100 ha perso l’8,3%, complice la crescente preoccupazione per un possibile ridimensionamento degli investimenti nei data center e il rallentamento dell’hype sull’intelligenza artificiale. I mercati statunitensi si muovono in un clima d’incertezza crescente, in attesa di sapere se i nuovi dazi saranno più moderati o se Trump insisterà con un approccio “a tappeto” sui partner commerciali. L’amministrazione ha parlato di tariffe “country-based”, ma le fonti continuano a suggerire che l’ipotesi di tariffe universali resta sul tavolo, con ricadute potenzialmente devastanti sul commercio globale. Alcuni analisti iniziano a dubitare che il 2 aprile possa rappresentare un vero “clearing event”, e l’ipotesi di una ristrutturazione completa del commercio mondiale sta prendendo sempre più piede.

Stagflazione e legittimità costituzionale: il peso delle scelte

Il sentiment degli investitori è ulteriormente appesantito dai dati sulla fiducia dei consumatori e dalle prospettive macro. Il calo della fiducia dei consumatori statunitensi ai minimi da oltre due anni e l’impennata delle aspettative d’inflazione a lungo termine al 4,1%, massimo dal 1993, alimentano lo spettro della stagflazione, un mix letale per i mercati. A livello politico, Trump ha confermato dazi auto del 25% in vigore dal 3 aprile (nonostante le pressioni delle grandi case automobilistiche tra cui Stellantis, GM e Ford), minacciando ulteriori aumenti in caso di ritorsioni e introducendo dazi su farmaceutica, semiconduttori e legname. Il problema, tuttavia, non è solo economico. Secondo diversi analisti e testate internazionali, molti degli ordini tariffari potrebbero violare la legge federale o la Costituzione americana. E mentre il supporto all’agenda economica di Trump scende nei sondaggi, con il 60% degli americani contrario alla sua politica commerciale, la battaglia sui dazi potrebbe finire non nei mercati ma nelle aule della Corte Suprema.