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Insights 28 Mar 2025

Il punto sul mercato di Integrae SIM

Il protezionismo è come una tassa sull’innovazione. (Christine Lagarde)

Piazza Affari campione di resilienza. La seduta di ieri ha visto le principali Borse europee chiudere in calo, penalizzate dalla conferma dei nuovi dazi auto annunciati da Donald Trump nel pomeriggio. Lo STOXX 600 ha perso lo 0,5%, con cali diffusi su DAX (-0,8%), CAC 40 (-0,5%) e FTSE 100 (-0,3%). Ha fatto eccezione Piazza Affari, che ha chiuso in lieve rialzo dello 0,10%, mantenendosi sopra la soglia psicologica dei 39.000 punti e confermandosi ancora una volta tra le piazze più resilienti del continente. Il rimbalzo del FTSE Mib è stato trainato principalmente dal comparto finanziario e da alcuni titoli industriali in controtendenza. Sul fronte macro, il dato sulla massa monetaria M3 dell’Eurozona è risultato superiore alle attese, mentre il deficit di bilancio francese per il 2024 si è attestato al 5,8% del PIL, meglio del 6% previsto. Pochi però i reali market mover: il sentiment è stato dominato dalle tensioni commerciali, con i mercati che iniziano a prezzare scenari sempre più volatili in vista del 2 aprile, data della tanto attesa “Liberation Day” tariffaria.

Wall Street nella morsa dei dazi

Wall Street ha archiviato la seduta in calo: S&P 500 -0,33%, Nasdaq -0,53%, Dow -0,37%, con il Russell 2000 in flessione dello 0,39%. Dopo il selloff di mercoledì, i principali indici statunitensi sono rimasti sotto pressione, con il focus degli operatori puntato su Trump e la sua guerra commerciale globale. I nuovi dazi auto, 25% su tutti i veicoli non prodotti negli USA, entreranno in vigore il 3 aprile, comprendendo anche i componenti. Il presidente ha parlato di tariffe “permanenti” e ha avvertito di un possibile inasprimento in caso di ritorsioni. Parallelamente ha però definito “clemente” il piano di dazi reciproci atteso per martedì. In serata, nuovi segnali di nervosismo sui big tech: il Nasdaq 100 ha esteso le perdite nel post-market, mentre Tesla e Nvidia hanno lasciato sul terreno oltre 5,5% in una sola seduta. In settimana, i titoli delle Magnifiche 7 stanno accumulando la peggior performance trimestrale dal 2022. La crescente incertezza su crescita, inflazione e politica monetaria, insieme a un progressivo drenaggio di liquidità dagli ETF e dagli ordini in profondità di mercato, sta minando l’operatività istituzionale. Secondo Citi, la liquidità sugli S&P 500 futures è tornata ai minimi di due anni, mentre il loro indicatore proprietario di market depth è su livelli estremamente bassi. L’ultima ondata di opzioni in scadenza ha solo amplificato la volatilità e l’instabilità.

Trump put

Il rischio è che la prossima settimana possa portare con sé nuovi elementi di discontinuità. Il “Trump put” sembra ormai out of the money e l’assenza di catalizzatori macro positivi, unita a una Fed sempre più data dependent, lascia spazio a ulteriori ribassi in assenza di segnali politici distensivi. Intanto, alcune case di investimento tornano a parlare di stagflazione soft, mentre i timori sulla solidità della domanda interna crescono. Ma in attesa della riunione del FOMC di aprile e del dato core PCE di fine mese, i flussi sembrano orientarsi verso asset più difensivi. Da monitorare l’andamento dell’oro che si mantiene i $ 3.000, e l’andamento dei flussi ETF sulle obbligazioni investment grade. Wall Street ha bisogno di una tregua, ma quella che si gioca è una guerra (tariffaria) senza regole.