Il punto sul mercato di Integrae SIM

“Nei mercati, l’incertezza non è un rischio: è la regola.” (Howard Marks)
Europa cauta, mentre Wall Street ritrova lo slancio. Le Borse europee hanno archiviato la prima seduta della settimana in lieve ribasso, incapaci di sfruttare appieno il clima più disteso che si è diffuso sui mercati internazionali. Lo STOXX 600 ha perso lo 0,1%, con flessioni simili per il DAX (–0,2%) e il CAC 40 (–0,3%), mentre il FTSE Mib è arretrato dello 0,16%, scendendo sotto quota 39.000 punti. Il sentiment è rimasto incerto nonostante alcune aperture sul fronte commerciale da parte dell’amministrazione Trump: secondo indiscrezioni di Bloomberg, l’annuncio previsto per il 2 aprile sui dazi reciproci sarà meno severo del previsto, con l’esclusione di alcuni Paesi e settori. L’ipotesi di una proroga permanente dei dazi su Canada e Messico, unita alla possibilità che la Cina limiti volontariamente alcune esportazioni per smorzare le tensioni, ha temporaneamente placato i timori. Tuttavia, il clima resta fragile: i mercati temono che le incertezze commerciali possano erodere le stime sugli utili per il primo trimestre e per il 2025. Sul fronte macro, i PMI dell’Eurozona hanno mostrato segnali misti: bene il manifatturiero, ma la crescita nei servizi ha rallentato.
Wall Street accelera, trainata dalle Big Tech
Negli Stati Uniti si è assistito a un forte rimbalzo, con il Dow Jones in rialzo dell’1,51%, l’S&P 500 a +1,82% e il Nasdaq che ha guadagnato il 2,29%. Si è trattato della migliore seduta per il gruppo delle Magnifiche 7 da gennaio, con Tesla in evidenza, al top dal 6 novembre. Il movimento segue il recupero di fine settimana scorsa che ha interrotto la striscia negativa di quattro settimane per S&P e Nasdaq. A sostenere il rally è stata la percezione che i dazi in arrivo il 2 aprile saranno più mirati rispetto alle ipotesi iniziali: Trump ha lasciato intendere che molte nazioni potrebbero ottenere deroghe, anche se ha rilanciato minacce su nuove tariffe per auto, semiconduttori e legname. In assenza di ulteriori sorprese, gli operatori hanno colto l’occasione per ricomporre alcune posizioni su titoli penalizzati. Tuttavia, la fluidità della situazione geopolitica e commerciale mantiene alta la volatilità, così come la crescente consapevolezza di valutazioni tirate su diversi settori.
Tassi, inflazione e fiducia: si entra in una settimana chiave
A fare da contrappeso al tono più costruttivo è stata la pubblicazione del PMI manifatturiero flash S&P Global di marzo, sceso in area di contrazione e accompagnato da un calo dell’occupazione per la prima volta da ottobre. I servizi hanno mostrato maggiore tenuta, ma il report ha sottolineato un’accelerazione dell’inflazione sui prezzi di input ai massimi da due anni, con effetti limitati sui prezzi finali. Sul fronte monetario, il presidente della Fed di Atlanta Raphael Bostic ha ridotto la sua stima di tagli ai tassi da due a uno per l’anno in corso, affermando che l’inflazione dovrebbe muoversi lateralmente nei prossimi mesi. Il calendario della settimana è fitto: attesi dati su fiducia dei consumatori, ordini di beni durevoli, redditi, spese e inflazione PCE, oltre a numerosi interventi di membri del FOMC. Infine, da monitorare le aste del Tesoro per un totale di $183 miliardi su scadenze a 2, 5 e 7 anni: un banco di prova importante per misurare la solidità della domanda in un contesto di crescente pressione fiscale e politica.