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Insights 17 Feb 2025

Il punto sul mercato di Integrae SIM

“Il commercio è un’arte della negoziazione, e ogni dazio è una tela in cui si dipinge la strategia di un’epoca.” (Adam Smith)

Le borse europee hanno chiuso la scorsa settimana con un andamento contrastato, ma sempre sui massimi di periodo mentre il FTSE MIB ha segnato verendì un rialzo dello 0,18%, mantenendosi sopra la soglia dei 38.000 punti. L’attenzione degli investitori è rimasta focalizzata sulle dichiarazioni di Donald Trump, che ha ufficializzato le tariffe reciproche, sebbene l’assenza di dettagli e il rinvio della loro applicazione siano stati interpretati come segnali positivi. L’amministrazione americana ha lasciato aperta la porta a negoziati, ma Trump ha ribadito che non sono previste esenzioni e che nei prossimi mesi verranno imposte nuove tariffe su auto, farmaci e semiconduttori. Intanto, il Commissario UE al Commercio, Maroš Šefčovič, ha avuto colloqui con lo staff di Trump per trovare una soluzione, mentre Bruxelles ha promesso una risposta adeguata. Inoltre, i mercati hanno monitorato le implicazioni della telefonata tra Trump e Putin sulla possibilità di un cessate il fuoco in Ucraina, con l’Unione Europea che ha ribadito che solo il Presidente Zelenskyy può negoziare la fine della guerra. Intanto, i prezzi del gas naturale in Europa hanno subito un brusco calo (-9% in una settimana) dopo aver toccato i massimi degli ultimi due anni nella seduta di mercoledì.

L’ora delle trattative

Anche i mercati azionari statunitensi hanno chiuso contrastati tuttavia, sia l’S&P 500 che il Nasdaq hanno registrato il primo bilancio settimanale positivo dopo tre settimane di ribassi. Le borse hanno beneficiato della percezione che l’annuncio delle tariffe di Trump lasci margini di negoziazione, come dimostrato dalla decisione del Primo Ministro indiano Modi di avviare un confronto con Washington. Sul fronte macroeconomico, gli analisti ritengono che i rialzi nei dati CPI e PPI di gennaio avranno un impatto più contenuto sul Core PCE, con le revisioni positive di dicembre che hanno mitigato l’effetto delle vendite al dettaglio più deboli del previsto a gennaio. I mercati ora prezzano il primo taglio dei tassi nella seconda metà dell’anno, ma la testimonianza di Powell al Congresso non ha spaventato gli investitori, lasciando aperto uno scenario di accomodamento monetario nel terzo trimestre del 2025.

La Fed tira dritto

Nonostante i venti di guerra commerciale l’S&P 500 si è dunque mantenuto vicino ai massimi storici, mentre i rendimenti obbligazionari sono scesi grazie al rafforzamento dell’ipotesi di un taglio dei tassi da parte della Fed. Il rendimento del Treasury a 10 anni è sceso sotto il 4,5%, registrando la quinta settimana consecutiva di ribassi, la striscia più lunga dal 2021. I mercati monetari ora scontano completamente un taglio della Fed a settembre, mentre i dati sulle vendite al dettaglio negli Stati Uniti hanno mostrato un calo dello 0,9% a gennaio, il più forte degli ultimi due anni. Dopo il balzo di dicembre (+0,7%), il rallentamento della spesa dei consumatori potrebbe offrire un segnale positivo per la Fed, alleggerendo le pressioni inflazionistiche. “Il rapporto sulla fiducia dei consumatori ha mostrato un certo nervosismo e il dato sulle vendite al dettaglio di oggi lo conferma” ha dichiarato David Russell di TradeStation. “Tuttavia, il rallentamento della domanda potrebbe spingere la Fed verso un approccio più morbido, aumentando le probabilità di un taglio dei tassi nei prossimi mesi”.