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Insights 3 Mar 2023

Il punto sul mercato di Integrae SIM

I giorni sono forse uguali per un orologio, ma non per un uomo” (Marcel Proust).

Si alza l’asticella, si abbassano i listini. Dopo le ultime dichiarazioni dei componenti del board della Bce il mercato ha portato le stime di target rate del tasso di interesse dal 3% al 4%. I mercati non l’hanno presa bene e il mese di marzo è iniziato con il segno meno. La prima banca d’affari ad adeguarsi al vento che cambia è Goldman Sachs che ieri ha aggiornato le proprie previsioni: +50 punti base a marzo e a giugno, con l’obiettivo di vedere i tassi in Europa al 3,75% entro la fine del primo semestre. Una previsione in linea con quella di Nagel, il superfalco della Bce che ieri, con le sue dichiarazioni, ha dato un duro colpo il rialzo dei listini. Ma oltre alle parole contano i dati, ovvero l’inflazione che in Europa continua a mordere. Il percorso della discesa non è lineare e neppure rapida come invece i mercati si aspettavano considerato il crollo del prezzo dell’energia da ottobre ad oggi. L’inflazione core, fatica a scendere, e la cosa non ci dovrebbe sorprendere se guardiamo alla storia dell’economia. Ma il problema è da cosa dipenda la resilienza ovvero se sia da attribuire alla domanda o all’offerta. In quest’ultimo caso l’azione delle banche centrali sui tassi potrebbe servire a poco e portare ad una recessione mondiale. Evento al momento non scontato nei prezzi delle azioni ma che, se dovesse concretizzarsi, porterebbe a una decisa correzione considerato che Borse come Milano da inizio anno guadagnano ancora oltre il 15%.

Piatto ricco mi ci ficco

Anche le grandi banche d’affari si affacciano all’industria dell’intelligenza artificiale. In un report gli analisti di Morgan Stanley hanno dichiarato che la tecnologia più promettente è quella di Microsoft. Gli esperti hanno riconosciuto che il rilascio di un nuovo Bing alimentato da un modello linguistico basato su OpenAI, è stato un grande colpo di marketing, ha aperto la porta a un recupero della quota di mercato nei motori di ricerca dominato da Google, e che le opportunità maggiori di crescita sono legate alla progressiva adozione delle funzionalità OpenAI nel portafoglio di Microsoft. La società di analisi IDC stima che il mercato delle piattaforme e delle applicazioni di intelligenza artificiale raggiungerà i $328 miliardi entro il 2026. Mentre secondo i calcoli di Morgan Stanley, il raddoppio della spesa tecnologica in percentuale del PIL globale rappresenterebbe un’opportunità incrementale di 7.000 miliardi di dollari. Tante parole che per fortuna, non hanno ancora creato una bolla. Prendendo come riferimento il principale ETF quotato sui titoli dell’Intelligenza Artificiale l’andamento è in linea con quello del Nasdaq e dello S&P 500. Per il momento di esponenziale c’è solo la ricerca su Google del termine ChatGPT.

Un orologio è per sempre

Il ritorno della volatilità consiglia un approccio prudente e così gli analisti di Morgan Stanley suggeriscono agli investitori azionari di monitorare l’evoluzione del prezzo degli orologi di seconda mano dal momento che può essere considerato un buon termometro della desiderabilità di un marchio e quindi del prezzo futuro e della traiettoria di crescita. Aggiungiamo che se nel corso degli ultimi 18 mesi, praticamente tutte le asset class sono calate, il mercato degli orologi di seconda mano ha registrato una tenuta rispetto allo stesso S&P 500. I prezzi dell’usato, così come avviene per le automobili, sono ancora su livelli elevati rispetto ai prezzi del nuovo per le note difficoltà nelle catene di fornitura che hanno limitato l’offerta. In dettaglio i marchi da tenere d’occhio sono i cosiddetti “Big Four”: Rolex, Audemars Piguet, Patek Philippe e Richard Mille, perché insieme coprono oltre il 40% del mercato dell’alta orologeria e realizzano il  61% dei profitti totali dell’industria svizzera degli orologi. Ma nel 2023 c’è una variabile nuova ovvero la Cina, che dopo la fine della politica zero covid, tornerà ad essere un mercato chiave che stimolerà le vendite di orologi nuovi e mettendo, fine, forse, alla corsa dell’usato.

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